Napoli, dopo il taglio dei costi si punta alla riforma delle Municipalità

I consiglieri della maggioranza chiedono una revisione complessiva

La riduzione dei costi delle dieci Municipalità è arrivata, seppure inferiore alle attese iniziali. Ma per gli esponenti della maggioranza Manfredi al Comune di Napoli il tema non può esaurirsi nella sforbiciata economica e richiede una revisione complessiva.

Il primo intervento approvato dal Consiglio comunale arriva al termine di un percorso iniziato mesi prima, quando l’aumento delle spese dei parlamentini cittadini aveva acceso l’attenzione sugli equilibri del decentramento. Nel 2024 la ragioneria generale segnala un incremento giudicato preoccupante: sette milioni e mezzo di euro all’anno per il personale politico delle Municipalità, con un aumento di oltre quattro milioni rispetto al 2019. Una macchina composta da trecento consiglieri, trenta assessori, dieci vicepresidenti e dieci presidenti, per un totale di 350 incarichi.

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A questo quadro si aggiungono, in un secondo momento, le verifiche della guardia di finanza, che portano alla luce casi di gettoni di presenza percepiti per commissioni seguite da remoto mentre alcuni componenti si trovavano in spiaggia, al ristorante o a fare l’aperitivo. È dopo questa doppia sequenza – prima l’esplosione dei costi, poi gli accertamenti – che la questione arriva al voto dell’aula.

Il primo taglio

L’assemblea cittadina, riunita in seconda convocazione il 30 dicembre, approva così un primo ritocco economico. La delibera interviene sui gettoni di presenza e sul numero dei consiglieri municipali, ma solo il primo punto entra subito in vigore. La riduzione delle cariche, scrive Dario De Martino su «il Mattino», incide infatti sullo Statuto comunale e richiede ulteriori passaggi: serviranno altre due votazioni perché possa diventare effettiva.

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Il risparmio previsto in origine era di 3,7 milioni di euro, ma il risultato finale si ferma a 1,6 milioni. Anche la revisione dei gettoni è frutto di una mediazione per disinnescare le tensioni all’interno della maggioranza di Manfredi: il tetto massimo mensile per ogni commissione, fissato a 28, doveva scendere a 20, ma il compromesso viene individuato a quota 22. La delibera prevede inoltre il passaggio da 30 a 24 consiglieri per ciascuna Municipalità e la riduzione degli assessori da 4 a 2, ma questa parte resta sospesa.

Oltre la sforbiciata, la riforma

Proprio il carattere parziale del provvedimento ha spinto la maggioranza che sostiene Manfredi a guardare oltre. L’idea è utilizzare il percorso di revisione dello Statuto per intervenire in modo più organico sul decentramento amministrativo, affrontando non solo il tema dei costi ma anche quello delle competenze e delle risorse economiche destinate alle Municipalità, risorse che risultano già aumentate rispetto al passato.

Per il capogruppo del Partito democratico Gennaro Acampora «Non serve una delibera che sia soltanto una riparazione al mancato blocco dell’aumento dei costi a inizio consiliatura. Non basta un ritocco ai gettoni. Serve una riforma più strutturale». Secondo Acampora è necessario «una nuova delibera che abbia una struttura più idonea e che non guardi soltanto alla parte economica anche a quella funzionale e delle competenze delle Municipalità».

Sulla stessa linea si colloca il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo Ciro Borriello parla di una fase che può segnare un cambio di passo: «Dobbiamo essere uniti nell’affrontare questo momento che può rappresentare davvero una nuova fase per le Municipalità. Bisogna dare alle istituzioni di prossimità le risorse che meritano e bisogna entrare nel merito delle competenze che hanno, dandogli una vera capacità di incidere nei bisogni dei nostri quartieri».

Anche Fulvio Fucito, capogruppo di “Manfredi sindaco”, richiama la necessità di una riforma più ampia. A suo giudizio, «con la nostra amministrazione le Municipalità hanno ricevuto un aumento di risorse ma, nonostante ciò, dalla loro istituzione non sono riuscite a produrre un reale decentramento amministrativo». I consiglieri municipali, osserva, «sono il primo punto di dialogo con i cittadini» e proprio per questo «È necessario intervenire con una riforma statutaria che valorizzi le Municipalità dandogli prestigio e responsabilità».

Lo Statuto

Una revisione dello Statuto è già in parte avviata. Il lavoro è seguito da Sergio D’Angelo, che presiede la commissione costituita appositamente. Le parti che riguardano il decentramento sono state lasciate aperte proprio per alimentare il confronto politico. La modifica non è ancora approdata in Consiglio comunale e potrebbe diventare il contenitore per una riforma più strutturale delle Municipalità.

D’Angelo condivide la necessità di intervenire: «Parliamo spesso di astensione e di lontananza dalla politica, i consiglieri municipali sono la parte politica più vicina ai cittadini. Per questo riformare le Municipalità, dandole competenze vere e non concorrenti e trasferendogli risorse umane ed economiche, è una grande occasione per ricostruire un rapporto fiduciario con i cittadini».

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