Napoli 2500: una celebrazione senza città. Ennesima occasione mancata

Napoletani e turisti non hanno avuto una reale percezione della festa

Le celebrazioni di «Napoli 2500», pensate per far conoscere a un vasto pubblico la storia della città in occasione del suo presunto compleanno, sono finora passate del tutto inosservate. Secondo calcoli piuttosto arbitrari, il 2025 sarebbe l’anno della ricorrenza, ma nell’anno appena concluso non si registrano eventi realmente significativi capaci di dare senso e visibilità a questo anniversario.

Eppure, per festeggiare un compleanno tanto simbolico, sono stati istituiti addirittura due comitati, ai quali è stata affidata una quantità tutt’altro che trascurabile di risorse pubbliche. Il primo, promosso dal Ministero degli Esteri e insediato in Prefettura, avrebbe dovuto garantire un profilo culturale alto e una proiezione internazionale. Tuttavia, nonostante la presenza di una figura di rilievo come Pupi Avati, non si ha notizia di iniziative di particolare spessore.

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Il secondo comitato è stato costituito dal Comune di Napoli su iniziativa del sindaco Manfredi, che ha nominato Laura Valente direttrice delle celebrazioni. Ma, per quanto è stato possibile osservare, il mandato sembra essersi tradotto nel tentativo di «accontentare un po’ tutti», con il risultato di produrre pochi appuntamenti, scollegati tra loro e privi di una visione complessiva. Eventi che non hanno lasciato traccia né nella memoria collettiva né nel dibattito culturale cittadino.

Tanti soldi spesi, nessun effetto

Il dato più significativo è che né i napoletani né i turisti hanno avuto una reale percezione dell’esistenza di queste celebrazioni, che peraltro dovrebbero proseguire anche nel 2026. Tutto ciò avviene in una fase storica particolarmente favorevole per i flussi turistici e nel pieno di uno straordinario successo nazionale e internazionale dell’immagine di Napoli, delle sue bellezze e del fascino di una grande metropoli millenaria.

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Eppure sarebbe bastato poco: accendere i riflettori su alcuni snodi fondamentali della storia cittadina per costruire una narrazione forte e riconoscibile. Dalla vicenda di Corradino di Svevia alla rivolta di Masaniello; dalla rivoluzione e dalla Repubblica napoletana del 1799 alla controrivoluzione e all’ingresso dei sanfedisti guidati dal cardinale Ruffo; fino al contributo decisivo della città al processo di unificazione nazionale nel 1860. Una storia che dimostra come Napoli sia stata, nel bene e nel male, sempre protagonista della vicenda nazionale ed europea.

Invece, a oggi, il bilancio appare desolante: tante persone coinvolte, molti soldi spesi e nessuna visione. Un’occasione mancata per restituire alla città la consapevolezza della propria storia e per offrirla, finalmente, al mondo in modo degno della sua grandezza.

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