Le nomine di Cuomo e Morniroli sollevano polemiche
Doveva essere la giunta della ripartenza, si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro politico. La nomina dei dieci assessori regionali scatena un’ondata di critiche che travolge il presidente Roberto Fico e mette in discussione la credibilità dell’intera squadra di governo. A pochi giorni dalla nomina della nuova Giunta regionale della Campania, le polemiche non accennano a placarsi.
Il centrodestra alza il tiro, ancora una volta, e concentra l’attacco su due nomi in particolare: quello di Enzo Cuomo, nominato assessore all’Urbanistica, e quello di Andrea Morniroli, chiamato a guidare le deleghe alla Scuola e alle Politiche Sociali. Scelte che, secondo l’opposizione, raccontano una gestione approssimativa e una superficialità che rischia di segnare fin dall’inizio l’esperienza dell’esecutivo regionale.
Il caso Morniroli
Sul caso Morniroli interviene duramente la Lega. «Leggiamo dai giornali di oggi che il neo assessore regionale alla Scuola e alle Politiche Sociali, Andrea Morniroli, per evitare conflitti d’interesse, si è dimesso dal Consiglio di amministrazione di una delle più importanti cooperative sociali di Napoli e della Campania. Tuttavia, apprendiamo che la carica di presidente di questa società cooperativa, che riceve anche finanziamenti regionali, continuerà a essere ricoperta da sua moglie. Ma stiamo scherzando? Se fosse confermata questa notizia, sarebbe una grande presa in giro a danno di tutti i cittadini campani». A parlare è il deputato e coordinatore regionale del Carroccio, Gianpiero Zinzi.
«Dopo il caso Cuomo – prosegue Zinzi – il sindaco di Portici nominato assessore regionale in evidente situazione di incompatibilità, caso che la Lega ha sollevato per prima e sul quale avevamo pienamente ragione, si faccia subito chiarezza su questa ennesima e imbarazzante storia di approssimazione e faciloneria che accompagna la nascita della Giunta Fico. Un’altra brutta figura. Ancora una volta il Pd, che ha indicato come assessori sia Cuomo sia Morniroli, mostra tutta la sua doppia morale: il partito della Schlein fa valere le regole, i conflitti d’interesse, i buoni principi e le pari opportunità a corrente alternata, cioè quando conviene a loro. Quando non conviene, come in questo caso – conclude l’esponente leghista – si fa finta di nulla».
Il nodo Cuomo e l’ombra dell’incompatibilità
Il precedente che pesa come un macigno è proprio quello di Cuomo. La sua nomina ad assessore regionale ha acceso il confronto sulla presunta incompatibilità legata al ruolo di sindaco di Portici, lasciato formalmente solo il giorno stesso dell’insediamento in Giunta. Secondo il centrodestra, la normativa regionale e lo Statuto imporrebbero tempi più stringenti.
A rafforzare questa linea è arrivata anche una comunicazione della prefettura di Napoli, con allegata una nota del Viminale, nella quale si ribadisce che le dimissioni da sindaco diventano irrevocabili ed efficaci solo dopo venti giorni, senza contemplare atti di rinuncia anticipata alla revoca come quello sottoscritto dal neo assessore.
Sul fronte opposto si è richiamata una diversa interpretazione normativa, sostenendo che nei casi di incompatibilità la cessazione dalle funzioni possa avvenire entro dieci giorni. Un’argomentazione che non convince l’opposizione, pronta a parlare di forzature e di un tentativo maldestro di correggere a posteriori un errore politico e istituzionale.
Fratelli d’Italia: «Siamo alle comiche»
A rincarare la dose arriva Fratelli d’Italia. «Non bastava che dopo 40 giorni dalle elezioni il Presidente Fico si è presentato in aula senza una giunta; non bastava che la gloria si fosse sciolta durante il cenone di San Silvestro. Si doveva anche verificare che venisse nominato assessore un sindaco dimissionario, ma non dimesso per i 20 giorni che occorre far decorrere per rendere operanti le dimissioni dall’ufficio di sindaco. Siamo già all’elogio dell’incompetenza, alle comiche iniziali» afferma il senatore e commissario regionale del partito, Antonio Iannone.
«Invece di prendere atto di aver consumato il primo pastrocchio – sottolinea Iannone – si permettono anche di attaccare il capo dell’opposizione sulla sua incompatibilità. Stiano tranquilli che noi rispetteremo la legge che prevede una procedura e dunque una contestazione che deve essere sollevata a Cirielli dalla Camera di appartenenza parlamentare. Solo dopo Cirielli opterà per una delle due cariche (è il ruolo di parlamentare che è incompatibile con quello di consigliere regionale). Stiamo tranquilli per quanto ci riguarda, conosciamo la legge e come sempre intendiamo rispettarla. Come il caso Cuomo dimostra, sono loro ad aver bisogno di un approfondito ripasso ed approfondimento».
Il silenzio di Fico e l’imbarazzo politico
In mezzo a questo scontro frontale, il presidente Fico resta in silenzio. Nessuna replica, nessun chiarimento pubblico, nessuna presa di posizione sulle contestazioni che investono due assessori indicati dal Pd e che rischiano di minare la solidità politica della Giunta appena nata. Un silenzio che più che una scelta strategica sembra raccontare una difficoltà evidente davanti a una situazione imbarazzante, frutto di nomine contestate e di un avvio di legislatura già segnato dalle polemiche.




