Giù i dazi Usa per la pasta italiana
Sabato è prevista una riunione dei consiglieri per la sicurezza nazionale a Kiev, alla presenza del capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, poi il 6 a Parigi ci sarà una riunione, prevista in presenza, di trenta delegazioni di paesi europei e della Nato, con i «Volenterosi» pronti ad accelerare sulle garanzie di sicurezza e sull’opzione dell’invio delle truppe, qualora arrivassero nei prossimi giorni le condizioni per un cessate il fuoco e ci fossero passi avanti sul nodo delle concessioni territoriali dell’Ucraina.
È in questo contesto che ieri il presidente americano Donald Trump e la premier Giorgia Meloni hanno parlato anche del conflitto in Ucraina, durante una conversazione per gli auguri di fine anno che – hanno spiegato fonti di palazzo Chigi – è stata anche l’occasione per «uno scambio di vedute sulle principali questioni internazionali e per affrontare alcuni dossier di interesse bilaterale». Sul tavolo la situazione in Medio Oriente, con l’Italia pronta a rilanciare nelle prossime settimane l’impegno nella formazione della polizia palestinese in Giordania.
I dazi sulla pasta
E si è parlato del tema dei dazi, con la premier che ha lavorato in questi mesi sottotraccia e proprio ieri mattina la Farnesina ha comunicato che gli Stati Uniti hanno rivisto al ribasso le aliquote sulla pasta. La cosiddetta analisi post-preliminare sulla pasta italiana ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria il 4 settembre scorso: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati, tra cui Barilla. Le nuove aliquote sono state comunicate prima della chiusura formale dell’indagine, prevista appunto per l’11 marzo.
Una conferma – sottolineano fonti vicine al dossier – del clima di collaborazione e di fiducia tra Roma e Washington e soprattutto della sintonia tra la presidente del Consiglio e l’inquilino della Casa Bianca. «La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti, abbiamo subito detto che le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate», ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
La crisi ucraina
Ma al centro della telefonata tra Trump e Meloni, secondo quanto si apprende, c’è stata soprattutto la crisi ucraina. Gli Stati Uniti puntano ad accelerare per uscire dall’impasse della guerra, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono in contatto costante con il negoziatore ucraino Rustem Umerov. Tuttavia, il nodo resta quello delle concessioni territoriali. L’opzione della cessione totale del Donbass viene respinta da Kiev, il congelamento della linea del fronte non è accettato da Mosca e anche l’exit strategy della zona demilitarizzata non è condivisa.
La premier – un anno di filo diretto con il presidente americano (il 4 gennaio scorso volò nella villa di Mar-a-Lago del «tycoon» e il 20 gennaio partecipò all’insediamento dell’inquilino della Casa Bianca) – avrebbe sottolineato ancora una volta che qualsiasi soluzione riguardo ai territori dovrebbe essere accettabile per l’Ucraina, altrimenti – il suo convincimento – ogni tipo di «imposizione» che poi venisse rigettata dagli ucraini rischierebbe di essere un boomerang.
La presidente del Consiglio anche nei prossimi giorni, così come ha fatto nei mesi scorsi, insisterà sulla necessità che le due sponde dell’Atlantico collaborino in un clima di coesione e rilancerà sull’applicazione dell’articolo 5 della Nato per Kiev, senza aprire in alcun modo al coinvolgimento di truppe militari italiane sul campo.
Il nuovo decreto che proroga gli aiuti militari e civili a Kiev, licenziato nell’ultimo Consiglio dei ministri, deve ora passare al vaglio del Parlamento e viene considerato nel governo frutto di un equilibrio trovato nella maggioranza. Sul fronte interno, dopo i distinguo con la Lega, un passaggio importante saranno, infatti, le risoluzioni alle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto il 15 gennaio. Per quanto riguarda la situazione internazionale mentre i «Volenterosi» torneranno a insistere sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina si attendono passi in avanti sui nodi sul tavolo. Con gli Stati Uniti che, appunto, cercano di accelerare sui negoziati.




