Roberto Fico punta ad avere una squadra entro il 29 dicembre
Il confronto avviato da Roberto Fico con i partiti e le liste della sua maggioranza si muove su un terreno tutt’altro che in discesa. Nella trattativa per la formazione della nuova giunta regionale della Campania, infatti, non c’è soltanto la scelta dei futuri assessori ma continua a pesare il rapporto irrisolto con l’ingombrante eredità lasciata da Vincenzo De Luca.
La frattura riemerge con chiarezza anche nel confronto con la lista «A Testa Alta», espressione diretta dell’ex governatore, con il neo presidente della Regione. Nel corso dell’incontro i consiglieri regionali Luca Cascone e Ciro Oliviero, eletti nella lista deluchiana, hanno ribadito il nome di Fulvio Bonavitacola come indicazione per la futura giunta. Un muro che sembra invalicabile visto che i due sono stati chiari: non ci sarà alcun nome alternativo. Una scelta che conferma la volontà dell’area di De Luca di mantenere un presidio politico forte e riconoscibile all’interno del nuovo esecutivo e che riporta al centro una figura simbolo della precedente amministrazione.
Una candidatura che assume il valore di una prova di forza. I deluchiani sanno bene che Bonavitacola rappresenta uno degli elementi più evidenti della continuità con il passato e che difficilmente il nuovo presidente potrà accoglierne l’ingresso nella sua squadra. Eppure insistono, rilanciando un nome che appare funzionale più a segnare il territorio che a favorire una reale sintesi politica. Fico ascolta, prende nota, ma non concede aperture, limitandosi a registrare una proposta che resta altamente divisiva.
I deluchiani mandano in tilt anche il Pd
Lo scontro, però, non si ferma al rapporto tra il neo presidente e la lista dell’ex governatore. A essere attraversato da tensioni profonde è anche il Partito Democratico, partito a cui lo stesso De Luca è iscritto. Ed è proprio qui che il nome di Bonavitacola diventa un detonatore capace di mettere in crisi equilibri già precari.
Dentro il Pd, infatti, il rebus assume contorni ancora più complessi. Ai democratici spetterebbero tre posti nella futura squadra di governo regionale, ma la loro distribuzione resta tutt’altro che lineare. Lo schema di partenza – due uomini e una donna – viene messo in discussione dall’insistenza dell’area deluchiana nel tenere aperta la partita Bonavitacola. Una spinta che pesa doppio, perché l’ex vicepresidente non è soltanto l’uomo di fiducia di De Luca, ma è anche formalmente un iscritto al Pd.
Proprio questo corto circuito provoca la reazione dell’area che fa riferimento a Elly Schlein, nettamente contraria all’ipotesi. Una linea secondo cui un dirigente democratico non può entrare in Giunta come espressione di una lista esterna al partito. Una posizione che ha un effetto immediato: blocca l’intera architettura della rappresentanza dem e congela ogni possibile soluzione.
Nel quadro che ne deriva, l’unico nome che sembra reggere senza scosse è quello di Mario Casillo, considerato un punto fermo e potenzialmente destinato anche al ruolo di vicepresidente, con deleghe pesanti come trasporti o ambiente.
Tutto il resto resta fluido
Il secondo assessore uomo viene rivendicato dall’area Schlein, che continua a spingere sul sindaco di Portici Vincenzo Cuomo, sostenuto dal deputato Marco Sarracino. La casella femminile, scrive Alessio Gemma su «Repubblica Napoli», dovrebbe invece arrivare dall’asse Salerno–Avellino, con un profilo più gradito ai deluchiani interni al partito.
Gli equilibri restano però appesi a uno scenario che continua a inquietare i democratici. Un’eventuale collocazione di Bonavitacola in quota Pd costringerebbe l’area Schlein a rinunciare all’uomo, imponendo la scelta della donna e ribaltando completamente lo schema iniziale. Una prospettiva che alimenta sospetti e tensioni, anche alla luce del ruolo del segretario regionale dem Piero De Luca, figlio dell’ex governatore. Ed è proprio attorno alle sue scelte che si addensa il timore più diffuso: che qualcuno stia lavorando per tenere in vita, sotto traccia, la partita Bonavitacola.
Ufficialmente? Serenità e pacatezza
Nonostante questo, all’esterno il Partito Democratico continua a ostentare tranquillità. Dopo il confronto con Fico, i vertici parlano di serenità, di una squadra «forte e di qualità» e di un rapporto solido con il nuovo presidente. Dichiarazioni pronunciate sapendo di mentire e sapendo, soprattutto, che nessuno ci crederà. I nodi restano tutti sul tavolo e la tensione interna continua a serpeggiare.
La stessa rappresentazione di calma viene adottata anche dalle altre forze politiche della maggioranza. Tutti parlano di dialogo costruttivo e collaborazione istituzionale. Clemente Mastella definisce il confronto «costruttivo» e ribadisce lealtà politica, pur avanzando richieste programmatiche e ponendo condizioni sulla tenuta delle alleanze. Avanti Psi evoca entusiasmo e una Campania destinata a diventare modello di governo. Italia Viva – Casa Riformista sottolinea convergenze e spirito di collaborazione.
Roberto Fico parla di incontri «costruttivi» per individuare le «priorità» del governo regionale «nell’interesse dei cittadini campani». «Ringrazio i rappresentanti delle forze politiche e civiche di maggioranza per il confronto – sottolinea l’ex presidente della Camera – Si è trattato di incontri costruttivi, incentrati sulle priorità che guideranno l’azione della squadra di governo per la Regione Campania» in cui «abbiamo condiviso il percorso per la formazione di una Giunta in grado di rispondere al meglio alle esigenze dei cittadini campani e alle sfide dei prossimi anni». L’obiettivo, conclude Fico, «è mettere al servizio della comunità competenze, professionalità ed esperienze: continueremo a lavorare in questa direzione, nell’interesse dei cittadini campani».
Gli altri nomi
Nel frattempo avanzano i nomi di Roberta Santaniello, esperta dirigente e conoscitrice della macchina organizzativa della Regione Campania, che avrebbe un forte consenso sia dal Pd che da Fico. Un’altra donna in Giunta arriverà da Verdi e Sinistra Italiana, con Fiorella Zabatta, che dovrebbe diventare assessore all’agricoltura, mentre da Casa Riformista, il partito di Renzi alle elezioni, la proposta forte è su Tommaso Pellegrino, ma ci sono anche chances per Angelica Saggese e Domenico Tuccillo.
Dal M5S la spinta forte è per Salvatore Micillo, responsabile del M5S in Campania, ex che ha lavorato molto nella campagna elettorale, mentre i socialisti hanno proposto il segretario nazionale Enzo Marajo oppure Michele Tarantino, segretario Psi in Campania. Tra i candidati in giunta di Mastella ci sono Pasquale Giuditta, ex parlamentare nonché suo cognato, ma anche una donna di cui non ha rivelato il nome.
L’obiettivo di Fico
A questo punto, l’obiettivo che il presidente si era dato – arrivare alla definizione dell’esecutivo regionale entro il 29 dicembre – somiglia sempre meno a una scadenza operativa e sempre più a un auspicio di fine anno. Tra la cautela di Fico e l’insistenza dei deluchiani nel difendere nomi e assetti del passato, il centrosinistra continua a girare attorno alla Giunta senza riuscire a prenderla davvero per le mani. Il calendario scorre, i nodi restano al loro posto e l’idea di chiudere l’esecutivo entro la fine dell’anno rischia così di trasformarsi nell’ennesima promessa sospesa, schiacciata dal peso di una coalizione che fatica a decidere se voltare pagina o restare ancorata a ciò che c’era prima.




