Lo scoglio di Rovigliano: tra antiche leggende e abbandono moderno

Un patrimonio sospeso tra mare, storia e incuria

Al confine tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e vicino alla foce del fiume Sarno si trova un piccolo isolotto non molto noto: lo scoglio di Rovigliano. Si tratta di un’isola minore appartenente al golfo di Napoli, alla quale sono legate mille storie e altrettante leggende.

Da un punto di vista scientifico, si suppone che si sia formata dopo lo sprofondamento di un’antica montagna, della quale rappresenterebbe la vetta; ciò potrebbe essere avvenuto a seguito della collisione della placca africana con quella euroasiatica, lo stesso fenomeno che ha portato alla formazione della piana campana. Costituita da rocce sedimentarie, fino al III secolo distava dalla costa circa quattro miglia, distanza che con il passare degli anni si è notevolmente ridotta.

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La leggenda di Ercole

Secondo la tradizione leggendaria, invece, numerose sono le storie riguardanti la sua origine. La più nota racconta che Ercole, tornando dalla Spagna dopo la decima delle sue dodici fatiche, prima di fondare le città di Ercolano e Stabia, staccò la cima del monte Faito e la gettò in mare, formando così l’isolotto.

Durante l’epoca romana su di esso sorgeva un tempio dedicato a Ercole, del quale oggi rimane un pezzo di muro realizzato in opus reticulatum; in seguito fu anche chiamato «Pietra di Plinio», poiché lo scrittore Gaio Plinio Secondo vi morì durante l’eruzione del Vesuvio del 79.

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Secondo gli studiosi, il suo nome deriva o dal cognome di un’antica famiglia romana, la gens Rubilia, oppure dal console Rubelio, proprietario dello scoglio, o ancora dal termine latino robilia, ossia piante leguminose simili alle cicerchie, che crescevano abbondanti nella zona dell’ager. Fino al 1500 lo scoglio ospitò vari complessi monastici; nel 1564 fu abbandonato dagli ecclesiastici e divenne una fortezza militare, nella quale fu costruita una torre di avvistamento a difesa delle incursioni saracene.

Il fantasma di donna Fulgida

Proprio legata a questa torre vi è un’altra leggenda secondo cui, al tempo delle invasioni dei Longobardi, un gruppo di soldati, guidati da un conte e da sua moglie, occupò la torre di avvistamento. Un giorno all’orizzonte comparve una nave saracena e con essa numerosi pirati che, una volta sbarcati sull’isola, uccisero tutti i soldati, compreso il conte.

Anche la povera donna fu colpita, ma non morì e, secondo il racconto riportato nelle Chronica Monasterii Casinesis, il fantasma di donna Fulgida ancora oggi si aggirerebbe per l’isola. Nel 1860 lo scoglio passò al demanio, per poi essere ceduto a privati. Nel 1931 fu aperto un ristorante, che però chiuse poco dopo. Ad oggi, di questo bellissimo posto restano solo poche rovine della torre.

Tra memoria e abbandono

Da tempo immemore si parla di un suo possibile recupero. Le amministrazioni comunali di Torre Annunziata e i politici locali hanno spesso richiamato l’attenzione su questo luogo straordinario e al tempo stesso dimenticato, spendendo fiumi di parole e annunciando progetti di riqualificazione e valorizzazione.

Nel corso degli anni non sono mancate promesse, ipotesi di intervento e dichiarazioni d’intenti, che hanno alimentato aspettative e speranze. Tuttavia, tali propositi sono rimasti perlopiù confinati sulla carta, senza mai tradursi in azioni concrete. Così, lo scoglio di Rovigliano continua a essere un simbolo di grande valore storico, culturale e paesaggistico, ma anche l’emblema di un patrimonio che, nonostante il suo potenziale, resta sospeso tra memoria e abbandono.

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