Morte di Cristina Frazzica, patteggiamento per l’imputato: condanna a un anno e un mese

Pena sospesa per il professionista che travolse e uccise la 31enne

Si è concluso con un patteggiamento la vicenda guidiziaria nata dalla morte di Cristina Frazzica, la giovane ricercatrice di origini calabresi, cresciuta a Voghera travolta e uccisa a Napoli da una barca, nel pomeriggio del 9 giugno 2024, mentre era su un kayak nelle acque di Posillipo insieme con un amico rimasto illeso. Guido Furgiuele, il professionista 49enne che era alla guida dell’imbarcazione, è stato condannato a un anno, un mese e sei giorni di reclusione (pena sospesa) e la famiglia di Cristina è stata risarcita dalla compagnia assicurativa, titolare della polizza dell’imbarcazione dell’imputato.

«Ci sentiamo ancora totalmente inermi di fronte a quello che è accaduto», dicono in una nota i genitori e la sorella di Cristina per i quali la sentenza, «seppur bassa e non commisurabile alla vita di Cristina che nessuno potrà mai restituirci, ci permette però di credere un po’ di più in un’idea di giustizia che credevamo persa. Per noi era importante che emergesse la verità e così è stato».

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In questa triste vicenda giudiziaria, la famiglia di Cristina è stata assistita da Giuseppe Vacca e Domenico Mesiano del gruppo Giesse: «Per noi, così come per i familiari, – dicono i due professionisti – era importante che venisse ristabilita la verità, evidenziata anche dal ctu nella sua perizia: il kayak navigava legittimamente nello specchio d’acqua in cui è stato travolto. I ragazzi, cioè, si trovavano in una zona in cui potevano stare legittimamente e che d’estate è tra le più affollate al mondo, specie di domenica. È capitato a Napoli; poteva capitare ovunque. Sicuramente, è necessaria un’ancora maggiore sensibilizzazione sulla sicurezza in mare. È stato fatto tanto in questo ultimo anno e mezzo, ma bisogna fare di più».

Cristina si trovava a bordo di un kayak biposto con un amico, all’altezza di Villa Rosebery, per una tranquilla gita lungo la costa. A un certo punto, però, i due si accorsero che un’imbarcazione procedeva verso di loro a velocità elevata. Nel disperato tentativo di salvarsi, si gettarono in acqua, ma non ci fu nulla da fare: la ragazza fu travolta e riportò ferite che in seguito le costarono la vita. L’amico, invece, si salvò e non riportò danni. Durante le indagini le forze dell’ordine acquisirono i filmati della residenza presidenziale, risalendo così all’imbarcazione dell’imputato, che risultò viaggiare al triplo della velocità consentita.

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