Si è ripetuto il miracolo di San Gennaro: il sangue si è sciolto

Battaglia: La pace non sia uno slogan, ma una pratica

Si è sciolto il sangue di San Gennaro. L’annuncio è stato dato alle ore 10.08 ed è stato accolto da un lungo applauso delle persone presenti nel Duomo di Napoli. «Abbiamo la gioia di annunciare che la reliquia è stata trovata completamente liquida», ha annunciato l’abate della Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio. Come da tradizione ad accompagnare l’annuncio, lo sventolio del fazzoletto bianco da parte di uno dei componenti della Deputazione del Tesoro di San Gennaro.

L’omelia di Battaglia

«Il grido dei poveri e degli ultimi, il sangue dei bambini e il pianto delle loro madri, dice ai potenti di questa terra, alle istituzioni di questa nostra unione, alla Knesset, ai governi, ad ogni comando militare: fermate la spirale! Cercate giustizia prima dei confini, diritti prima dei recinti, dignità prima dei calcoli. Non si costruisce pace con check-point e interruzioni di vita, ma con diritto eguale, sicurezza reciproca, misericordia politica».

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Sono alcune delle parole espresse dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, nel corso dell’omelia per San Gennaro. Un’omelia che a più riprese è stata interrotta dagli applausi dei tantissimi fedeli che affollano il Duomo.

I missili prima del pane

«Sorelle e fratelli che sedete nei parlamenti, vi chiedo: come potete scegliere i missili prima del pane? Dove avete smarrito il volto dei vostri fratelli e delle vostre sorelle? – ha proseguito Battaglia – Sorelle e fratelli che operate nella finanza e nei grandi mercati, vi chiedo: come potete esultare quando la guerra si allunga e le azioni della difesa salgono? Non sentite il grido dei vostri fratelli e delle vostre sorelle? Sorelle e fratelli imprenditori e azionari le cui industrie falsificano il Vangelo del lavoro, fondendo aratri in granate, vi chiedo: che ne avete fatto della dignità dei vostri fratelli e delle vostre sorelle?».

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«Gennaro donaci un coraggio senza teatro e scelte che non fanno notizia ma cambiano la vita. Guarda la Palestina, guarda l’Ucraina, guarda i Sud del mondo: quanti non hanno più lacrime e ci prestano i loro occhi. Fa che la pace non sia uno slogan, ma una pratica, fa che ogni comunità diventi sala d’attesa di resurrezioni, mensa per chi ha fame, porta per chi non ha casa, lingua per chi non sa parlare, compagnia per chi non regge da solo. E qui, nella nostra città, fa che sotto ogni balcone si veda un ragazzo con un libro e non con un’arma; che ogni cortile sia un campo di gioco e non di spaccio; che ogni impresa pulita valga più di qualunque denaro sporco».

«Se oggi chiediamo un prodigio, fa che sia questo: che si apra in ciascuno un cantiere di pace, una sedia in più a tavola, un’ora in più per educare, un euro in meno per sé e uno in più per chi non può. E quando qualcuno domanderà se il sangue si è sciolto, potremo rispondere: sì, il sangue si è sciolto. Non solo qui, non solo oggi, non solo nell’ampolla, si è sciolto nei cuori».

Un altare ferito

Nell’omelia per la celebrazione di San Gennaro, l’arcivescovo, cardinale Domenico Battaglia, ha rivolto il suo pensiero anche alle difficoltà della città. «La nostra città è un altare ferito e luminoso – ha affermato – dove il sangue lo conosciamo: quello dei giovani perduti, quello delle vittime innocenti, quello invisibile di chi smette di sognare. La questione meridionale non è un capitolo archiviato, è una pagina che chiede inchiostro nuovo, lavoro, scuola, cura, cultura, e necessita non di amministratori dell’emergenza, ma artigiani di futuro perché la politica, se è degna del suo nome, è un’arte liturgica: mette ordine non per ornare, ma per servire».

L’alto prelato ha rivolto il suo sguardo anche al Paese evidenziando che ci sono «giovani legati al precariato come a una zattera, anziani costretti a scegliere se curarsi o mangiare, famiglie che contano i centesimi come si contano i respiri» e all’Europa affermando che «non si salverà con muri e con rotte ciniche, ma ricordando di essere nata da monasteri e cattedrali».

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