Governo e fisco: obiettivo ridurre le tasse a ceto medio e salari poveri

L’Esecutivo studia le mosse per la nuova manovra: servono risorse

L’ipotesi di tassare le operazioni di buyback sulle azioni per reperire risorse per la prossima legge di bilancio non convince tutti i partiti della maggioranza di governo. Forza Italia lo dice esplicitamente tramite il vicepremier Antonio Tajani. Il riacquisto di azioni proprie viene effettuato dalle società sui mercati azionari generalmente per valorizzare i titoli, mostrare agli investitori fiducia sulla propria solidità e sulle prospettive future e remunerare gli investitori in aggiunta ai dividendi.

Che cos’è il buyback

Si tratta di uno strumento utilizzato in particolar modo nel mondo bancario. Attualmente in Italia i buyback rientrano nella Tobin tax, con aliquote tra lo 0,1% e lo 0,2%, ma restano esclusi i riacquisti finalizzati all’annullamento delle azioni. Unimpresa stima che in Europa è in Francia che si registra il livello più alto di tassazione sui buyback delle società quotate, con una imposizione fiscale pari all’8%.

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I Paesi Bassi invece hanno scelto di non procedere, revocando la proposta di una ritenuta del 15%.  Mentre negli Stati Uniti dal 2023 è in vigore un prelievo dell’1% sul valore di mercato dei riacquisti di azioni proprie da parte delle società quotate, con alcune eccezioni per riorganizzazioni e piani ai dipendenti.

Il finanziamento della manovra

In questi giorni si susseguono le prime ipotesi sui provvedimenti pensati dall’esecutivo per finanziare la prossima manovra, che vedrà materialmente la luce a fine settembre in Cdm per poi essere approvata in Parlamento entro fine anno. Si parla di un possibile nuovo intervento sulle Dta delle banche (imposte differite attive), di una ipotesi di flat tax con una aliquota apposita per le componenti variabili degli stipendi, dagli straordinari ai festivi. Fonti di governo sottolineano però che al momento si tratta solo di ipotesi di stampa e che per ora non ci sarebbe nulla di concreto allo studio degli uffici.

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Meloni rilancia sul ceto medio ma resta il nodo risorse

Dal palco del Meeting di Rimini la premier Giorgia Meloni ha ribadito che una delle priorità del governo per la prossima legge di bilancio è ridurre la pressione fiscale sul ceto medio. Dopo il taglio del cuneo fiscale per i redditi fino ai 35 mila euro, operato con le ultime due manovre, ora il governo punta a ridurre le tasse anche per i redditi medio-alti. Il problema principale resta quello di reperire le risorse, limitate per la necessità di tenere sotto controllo l’elevato debito pubblico, che ha sforato ormai i 3 mila miliardi.

Le entrate fiscali stanno andando meglio del previsto, potrebbero dare un contributo. Si fa strada l’ipotesi di chiedere anche quest’anno un nuovo contributo alle banche, che però vede Forza Italia contraria e la Lega più possibilista. La stesura della legge di bilancio quest’anno coincide con una tornata elettorale che chiama al voto 7 Regioni entro fine anno. Con gli alleati di governo intenti a portare avanti ciascuno le proprie priorità programmatiche.

La premier e FdI mettono al centro la riduzione della pressione fiscale sul ceto medio – non riuscita nell’ultima manovra – e gli aiuti per la natalità. La Lega da tempo punta sulla pace fiscale con la rottamazione delle cartelle esattoriali in 120 rate lungo 10 anni. Mentre Forza Italia spinge per il taglio dell’Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 60 mila euro e per la strutturalità dell’Ires premiale.

Settembre dunque sarà dedicato alla caccia alle risorse, con il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti che ripete il mantra dell’approccio prudente ai conti pubblici sottolineando come abbia garantito un recupero di credibilità tra i mercati, con la discesa dello spread e la revisione al rialzo del giudizio di alcune agenzie di rating. Per il taglio dell’Irpef al ceto medio si stima serviranno non meno di 2,5 miliardi, con stime che salgono fino a 4. Per sterilizzare l’aumento dell’età pensionabile di 3 mesi potrebbero essere necessari invece altri 3 miliardi. La Lega inoltre ha lanciato la proposta di inserire la possibilità di uscita volontaria anticipata a 64 anni utilizzando parte del proprio Tfr. Sarebbe da valutare invece il futuro di quota 103 per il prepensionamento viste le adesioni modeste riscontrate quest’anno.

Tajani: taglio Irpef e sostegno ai salari più bassi

«Noi, come Forza Italia, puntiamo alla riduzione della pressione fiscale per aiutare il ceto medio. Significa riduzione dell’Irpef dal 36 al 33% e allargamento della base fino a 60.000 euro. Poi si può cominciare a riflettere sugli stipendi più poveri» ha detto Antonio Tajani, a margine del Cdm, conversando con i giornalisti.

E ha spiegato che per stipendi poveri si intende quelli di coloro «che guadagnano tra i sette euro e mezzo l’ora e i 9 euro l’ora» per vedere «se si può togliere la parte di contributi che versano questi lavoratori». Visto «che abbiamo fatto crescere il numero degli occupati come mai era successo prima adesso facciamo in modo che coloro che guadagnano poco possano guadagnare di più», facendo fare «un salto di qualità a questi lavoratori per far sì che chi è sotto la soglia, diciamo così, della povertà possa diventare ceto medio», ha notato. Queste «sono alcune delle cose importanti sulle quali lavorare in manovra» e stiamo lavorando a «un progetto che una delegazione di Forza Italia presenterà al ministro Giorgetti durante la discussione della manovra», ha aggiunto.

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