Delitto di Garlasco, Stasi resta in semilibertà: la Cassazione rigetta il ricorso

Per lui si avvicina la possibilità di uscire con affidamento in prova

Da un lato, la conferma da parte della Cassazione che Alberto Stasi, il condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, resta in semilibertà, nonostante la Procura generale di Milano avesse contestato l’ordinanza dei giudici milanesi. Dall’altro, ulteriori esiti che trapelano dal maxi incidente probatorio in corso nella nuova inchiesta sul caso di Garlasco a carico di Andrea Sempio. E che ancora una volta sembrano non portare risultati utili agli inquirenti: dalle impronte, in pratica, non si può estrarre Dna utile per le comparazioni.

Il ricorso della Procura generale

Più o meno in contemporanea, nel pomeriggio di ieri, sono arrivate le due notizie, quella sul condannato e l’altra sulle nuove indagini. Da Roma la prima sezione penale della Cassazione ha fatto sapere di aver «rigettato» il ricorso della Procura generale milanese, che aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza con cui, l’11 aprile, il Tribunale di Sorveglianza aveva ammesso Stasi, in carcere dal 2015 e al lavoro esterno dal 2023, al regime di semilibertà.

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Il nodo dell’intervista in TV

Tra i punti del ricorso, firmato dalla sostituta pg Valeria Marino della Procura generale diretta da Francesca Nanni, c’era la mancata richiesta di autorizzazione specifica a rilasciare un’intervista in tv, andata in onda il 30 marzo, durante un permesso premio. Per la Pg, i permessi possono essere concessi per motivi familiari, culturali o di lavoro e quell’intervista non rientrava in nessuno dei tre campi. Ed era solo uno dei profili per i quali l’ordinanza dei giudici presentava, secondo la pg milanese, «vizi di legittimità» nella motivazione.

La difesa di Stasi e le prospettive future

Per i legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis, invece, Stasi non doveva richiedere alcuna autorizzazione per l’intervista, come precisato dalla direzione del carcere di Bollate e poi dai giudici e non venne «violata alcuna prescrizione». Accolta la linea difensiva dalla Suprema Corte, che dovrà depositare le motivazioni. Il tutto mentre per Stasi, che da più di due mesi esce la mattina e rientra in carcere la sera potendo anche concedersi diversi svaghi, si avvicina pure la possibilità di uscire definitivamente con un’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali.

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Nuove indagini sul caso Garlasco: ancora una svolta a vuoto

Impronte inutilizzabili per il Dna

Nel frattempo, dalle prime verifiche dei consulenti delle parti sui dati messi a disposizione dai periti, nominati dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, è emerso che su quelle campionature sui trenta fogli di acetato, contenenti una cinquantina di impronte repertate 18 anni fa in casa Poggi, non sarebbe stato trovato materiale genetico sufficiente per estrarre profili di Dna comparabili. Nemmeno nell’impronta 10, quella ormai nota che era sulla porta di ingresso e che veniva considerata dagli investigatori la presunta «mano sporca» del killer.

La posizione di Andrea Sempio

«Ad oggi, non solo l’analisi genetica dei reperti rinvenuti nella spazzatura, ma anche gli esiti emersi dalle analisi svolte sugli acetati, confermano ancora una volta che il mio assistito Sempio non si trovava sulla scena del crimine, come da anni lui stesso afferma», ha spiegato l’avvocata Angela Taccia. In sostanza, da quanto riferito, i kit di estrazione di materiale dalle campionature hanno un range che arriva fino a mille, come valore, e in questo caso si è rimasti fermi anche allo 0,1. Primi esiti che, comunque, dovranno essere sottoposti ad ulteriori verifiche con cosiddette «caratterizzazioni», ossia con ulteriori tentativi più specifici di andare a trovare Dna.

Le tracce finora rilevate

Dati che si aggiungono a quelli sui tracciati dei Dna trovati nei reperti della spazzatura, che appartengono o a Chiara Poggi o a Stasi. E nessuno a Sempio. Inoltre, sulla traccia papillare 10, che non è attribuibile, secondo una consulenza dattiloscopica dei pm, né a Stasi né a Sempio, i primi esami non avevano evidenziato nemmeno tracce di sangue. Manca pure l’ormai famoso intonaco dove cercare materiale genetico dell’impronta 33, quella del palmo di una mano sul muro delle scale vicino al corpo di Chiara.

La consulenza dei pm sull’impronta 33

E che, sempre secondo la consulenza dei pm, sarebbe di Sempio. Le analisi ematiche sulla 10 saranno, comunque, ripetute. Mancano ancora, poi, quattro fogli di acetati su cui effettuare campionature, sempre alla ricerca di Dna. Il prossimo appuntamento per una serie di attività è il 4 luglio e ancora nei laboratori della Polizia scientifica. Intanto i genitori di Chiara Poggi invocano ancora il silenzio e su Stasi dicono: «Non disse mai ‘Non l’ho uccisa’».

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