A un mese dall’archiviazione del caso Sangiuliano nessuno ha chiesto scusa

Più che quello degli innocenti è il silenzio dei colpevoli

È passato oltre un mese da aprile, quando il Tribunale dei ministri (organo collegiale chiamato a giudicare sulle eventuali responsabilità penali dei membri del governo per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni, composto da un presidente e due giudici a latere, che ne diventano i membri effettivi, sorteggiati tra tutti i magistrati del tribunale del distretto aventi un’anzianità non inferiore a cinque anni), accogliendo la sollecitazione della Procura di Roma, ha archiviato l’inchiesta sull’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, indagato per peculato e rivelazione del segreto d’ufficio.

Ma i media mainstream, come lorsignori del “pensiero liquido” che all’epoca ne approfittarono per farlo a pezzi, ora, come al solito, ignominiosamente fingono di non averlo saputo. Continuano a voltare la testa dall’altra parte, a far finta che niente sia successo, e a tacere, senza neanche sentire il dovere di chiedere scusa.

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Che squallore! Del resto, «un bel parlar parla non fu mai scritto». Vero, Miss Elly, Giuseppi, Bonelli, Ruotolo, Renzi e compagni di merenda?

L’esposto che ha fatto discutere

La vicenda era la stessa che vedeva coinvolta l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, ancora indagata dai PM romani per stalking. Procedimento avviato dopo l’esposto di Sangiuliano, arrivato poche settimane dopo il caso esploso intorno alla mancata nomina dell’imprenditrice a consigliera del Mic. Vicenda che aveva portato alle dimissioni dello stesso Sangiuliano dalla carica di ministro della Cultura.

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Il fascicolo, come si sa, era stato aperto dalla Procura di Roma dopo un esposto del parlamentare di AVS Bonelli, in cui si faceva riferimento al caso di Maria Rosaria Boccia, alla “pubblicazione di documenti riservati da parte di Boccia” e all’uso da parte della donna “di mezzi e servizi dello Stato, inclusa l’auto della scorta”. Ma la Procura di Roma e il Tribunale dei ministri, dopo aver esaminato gli atti, ribadirono che non c’era alcunché di vero in tutto questo.

E neanche lui si è peritato di chiedere scusa. Anzi, continua con fierezza a ripetere che ne ha presentati tanti che gli è stata attribuita la medaglia d’oro di «re degli esposti».

Giuro, mi piacerebbe però sapere quanti ne sono stati accolti. Il che, purtroppo, non è dato sapere. Ma, a giudicare dal fatto che si sente orgoglioso di esserne il re, ma si guarda bene dal dire quante volte abbia avuto ragione, mi fa pensare che non abbia fatto altro che far perdere tempo ai magistrati, i quali — vista la situazione della giustizia in Italia — di cose da fare ne avrebbero tantissime, ma devono occuparsi di quelli del leader dei Verdi.

Che dirle, signor ministro: ha vinto. Li perdoni, e si ricordi che, come dicevano i nostri nonni, «il miglior disprezzo è la noncuranza». Li lasci, insomma, macerare nella loro rabbia.

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