Frode e sfruttamento, tegola su Amazon: sequestrati 121 milioni di euro

Il pm: controlla con un software i corrieri assunti da altri

Corrieri, formalmente dipendenti di cooperative, controllati nelle consegne, dagli stabilimenti di stoccaggio fino al cliente, attraverso un software-algoritmo creato e usato da Amazon. È per questo «meccanismo fraudolento» tuttora «in atto», «con rilevantissime perdite per l’erario e situazioni di sfruttamento lavorativo», che la Procura di Milano è arrivata a disporre il sequestro di oltre 121 milioni di euro per frode fiscale a carico della filiale italiana del colosso statunitense dell’e-commerce.

Un presunto «sistema» di «somministrazione illecita di manodopera» che, anche per le tariffe che ha potuto praticare sul mercato, sarebbe andato «a tutto vantaggio di Amazon Italia Transport srl», società colpita dal sequestro preventivo d’urgenza dei pm Paolo Storari e Valentina Mondovì nell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. E che era già venuto a galla nei casi, solo per citarne alcuni, delle inchieste sui «serbatoi di manodopera», sempre del pm Storari, su Dhl, Gls, Uber, Lidl, Brt, Geodis, Esselunga, Securitalia, Ups, Gs e Gxo, con ultimo sequestro da quasi 84 milioni il 2 luglio e il giorno successivo con una richiesta di interdittiva sulla pubblicità di beni e servizi.

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Ricostruendo «la ‘filiera della manodopera’…. è stato rilevato», spiega la Procura guidata da Marcello Viola e con l’aggiunta Tiziana Siciliano, che «i rapporti di lavoro» con Amazon Italia «sono stati ‘schermati’ da società ‘filtro’ che a loro volta si sono avvalse» di cooperative, i «serbatoi», che hanno «sistematicamente omesso il versamento dell’Iva, nonché degli oneri di natura previdenziale e assistenziale» per i lavoratori. Costretti pure a passare da una società all’altra come in una «transumanza».

Il sistema piramidale

Attraverso una ventina di società, tra il 2017 e il 2022, sarebbe stata messa in atto, con un «sistema piramidale», «una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte» di Amazon Italia «del meccanismo illecito di fatture» false «a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera». Allo stesso tempo, la srl italiana del più grande gruppo di commercio elettronico coi «propri dispositivi tecnologici» ha esercitato «poteri direttivi organizzando di fatto l’attività complessiva di distribuzione e consegna merci, compresa quella relativa alla cosiddetta consegna ‘di ultimo miglio’ in apparenza appaltata» a fornitori. Una «eterodirezione digitale» dei «corrieri, formalmente dipendenti» delle cooperative, con «controllo del loro operato».

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Tanto che l’algoritmo «gestionale», che massimizza «la produttività», sviluppato da Amazon Italia Transport, scrivono i pm nel decreto che dovrà essere convalidato dal gip Luca Milani, «consente di elaborare delle schede denominate ‘manifest’ che periodicamente vengono consegnate ai singoli corrieri ed in cui vengono annotati in tempi ‘medi’», come quello «intercorrente tra una consegna e la successiva», il «tempo di arrivo e ripartenza dal luogo di consegna», il «rispetto della fascia oraria di consegna prescelta dal cliente Prime».

Dalle testimonianze raccolte dalla Gdf, emerge che una volta a destinazione per il corriere «il tempo di materiale esecuzione della consegna» è «uniformemente quantificato in tre minuti» e «il ciclo di consegna» prevede «un tempo complessivo pari a 400/500 minuti».

Circa 150 soste giornaliere

Durante l’emergenza Covid, il software era stato «impostato» da Amazon «inserendo tempi di consegna più brevi». In media, si legge nei verbali, «ogni autista effettua circa 150 soste giornaliere presso i relativi luoghi di consegna».

In più, «l’applicativo Amazon Flex è dotato di un sistema di geolocalizzazione ed elabora e comunica agli uffici Amazon». Il corriere, poi, «accede all’applicativo gestionale attraverso un account personale fornito» dalla filiale italiana di Amazon. Sono indagati tre responsabili della srl, tra cui il rappresentante legale Gabriele Sigismondi, oltre alla società per la responsabilità amministrativa e perquisizioni sono state effettuate tra Milano e Torino.

La replica: «Rispettiamo tutte le leggi e le normative. Continueremo a collaborare»

«Rispettiamo tutte le leggi e le normative vigenti in ogni paese in cui operiamo e richiediamo che le aziende che lavorano con noi facciano lo stesso». Così Amazon replica all’inchiesta della Procura di Milano. «Abbiamo definito – prosegue la società – standard elevati sia per noi che per i nostri fornitori, e abbiamo un codice di condotta che i fornitori devono rispettare per poter lavorare con noi. Continueremo a collaborare prontamente con le autorità competenti nel corso dell’indagine».

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