Il politico contemporaneo non certo noioso o buffone …

Durante gli ultimi venti anni politica e potere si sono svuotati del loro più profondo significato precipitando nella più becera demagogia

L’immagine della politica spesso, come ha espresso in un libricino Marco Follini, si accosta alla mestizia improduttiva, quella che tira a campare, oggi più che mai, senza lasciare traccia significativa di sé. E frequentemente questa noia trova somiglianza in un vento caldo, umido e appiccicoso, che soffia dal nostro sud, o magari dal nostro sud-est – come lo scirocco.

Questa condizione evoca pigrizia, rassegnazione, che coincide con un’indole a non fare e neppure a troppo pensare; che allude al senso dell’inutilità. E così si procede per ripetizioni, per assonanze col passato. Stride con la modernità, con il cambiamento: quei valori che la retorica del nostro tempo celebra, oggi, come fondamentali.

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Si tratterebbe di un vento calmo e monotono, se così si può dire. Tutt’altro che impetuoso. Dal quale si rimane, di tanto in tanto, blandamente disturbati. E dal quale peraltro abbiamo cercato di ripararci esistenzialmente facendo ricorso alle illusioni della fantasia, alle strategie della rimozione e all’esercizio della pazienza.

È di questi giorni il clima che si vive nel mondo in cui la geopolitica si contorce attraversando momenti di guerra e di disperazione. In cui la democrazia in varie parti dell’universo-mondo (ad es. la Francia) evidenzia crepe e il ceto dirigente appare, al di là delle risultanze concrete, visibilmente piatto e fortemente legato a lunghi tempi di attesa, che vengono riempiti da una sorta contemplazione inattiva, da impasse senza esiti plausibili.

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Qualcuno, nel corso del tempo storico, ha richiamato una sorta di impotenza e crisi del «gestire pubblico», identificandolo con una parabola che vedeva la noia un tratto distintivo della politica. Infatti una volta l’uomo politico non temeva di apparire noioso, mentre, da un pò di tempo, la noia è il suo spauracchio. E questo mentre il discorso politico si conforma, si svuota di senso di realtà e mette in luce quel conflitto «in cui la politica è divisa tra il silenzio del Palazzo e le urla della piazza…»

In questo quadro si riscontra l’avvento dell’antipolitica, ovvero quel passaggio impetuoso di una declinazione storica, che, senza apprezzare il lento cammino delle istituzioni che si trasformano col trascorrere del tempo, mira in ogni occasione ad alludere alla rivoluzione del giorno dopo, a rinviare alla consueta illusione di immaginare un orizzonte in cui possa mutare tutto d’un tratto.

Anche in coloro che hanno attraversato l’esperienza politica vi è un bisogno di parlare e/o di straparlare, di fantasticare su un «fare» e di tornare, con gli anni addosso e con un patrimonio di esperienza non comune, ad una dimensione adolescenziale, quasi donchisciottesca e forse del tutto fatua. Ma qui sta la crisi «della politica italiana (che) è essenzialmente la crisi del potere», laddove il fattore umano, che, un tempo, seguiva un impegno titanico, adesso appare ai più inconcludente ed incompiuto. E vive una condizione di frustrazione

Questo tratto è divenuto caratteristico della contemporanea fase esistenziale e storica, laddove coloro che sono usciti dalla politica attiva e decisiva rimangono, inconsolabilmente, privi di quel potere politico. E siffatta condizione è lo specchio di un immobilismo inane che elimina quella sorta di compiacimento che proveniva dall’esercizio degli arcana imperii, ovvero dell’esercizio di quel potere delle istituzioni e dall’applicazione di quelle sue proprie regole.

In Italia durante gli ultimi venti anni è avvenuta una rottura netta tra politica e cultura, e tra idee e potere. Nella prima Repubblica il potere era misterioso, ambiguo, eccessivo, oggi è vago. Come dire che politica e potere si sono svuotati del loro più profondo significato precipitando nella più becera demagogia. Così la politica si riduce a svolgimento di una persistente ed esagerata demagogia, che ispira l’attuale establishment che non sa comandare, che non riesce a prendere decisioni e soprattutto finalizzata ad ottenere il consenso popolare e ne condivide i malumori e illude il cittadino con false promesse.

In questo attuale contesto, proiettato nel futuribile, ci sono le Meloni, le Schlein, le Boschi, che appaiono lo specchio di una diversa declinazione di genere, laddove la politica contemporanea si connatura con la scomparsa degli Andreotti, Craxi, Berlusconi, Prodi, Grillo, e con la fuoriuscita definitiva degli Enrico Letta e dei Matteo Renzi. Ossia di un maschile, che noiosamente, tirava a campare ovvero ad esagerare in delle versioni meno riformistiche e più occasionali traduzioni di massimalismi senza pragmatismo, in cui la politica usciva dalla dimensione contemplativa per parlare il politichese e fare dell’assistenzialismo un momento aggiornato e furbo.

Forse oggi un nuovo lessico si comincia ad imporre ovverosia una sorta di necessario ritorno alla politica, seria e rigorosa, quale reazione all’inconsistenza della politica su fatti e dinamiche che spesso si intendono fuori controllo, che non dipendono dalle scelte delle classi dirigenti del momento perché ogni volta il tutto viene rinviato ad una dimensione misteriosa ed immaginifica di un potere sempre gestito e pensato da chi sta sempre più in alto, qualcosa di non pienamente conosciuto (una spectre !?) di irraggiungibile e non pienamente percepibile, che sceglie le opzioni e decide di prendere, di volta in volta, un cammino a prescindere dalle persone-cittadini, dai popoli, dalle entità nazionali.

E adesso, preoccupati, ci si domanda: verso cosa si dirige questo mondo? Quale approdo è possibile immaginare in questi tempi? In cosa dovrebbe consistere l’azione costruttiva di una tessitura di relazioni umane, in cui lo stare assieme ha bisogno di sicurezze e diritti, che vanno correlati ai meriti ed ai doveri. E qui la noia, nello sforzo dell’impegno, tende a ridursi o del tutto a scomparire, laddove, tra prudenze machiavelliche e speranze da coltivare, bisogna necessariamente rifuggire dal pessimismo cosmico.

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