Un voto utile per un presidenzialismo statale, garante anche delle autonomie regionali

La Meloni può dare il segno rilevante di una politica che partendo dalla contemporaneità guardi in prospettiva con fiducia

Intanto perché è donna e perché studia i problemi per potersi cimentare ad affrontarli e risolverli. Oggi in Italia essere donna, in grado di aspirare a dirigere un governo, non significa solo premiare un genere, ma riconoscere per età e femminilità una qualità che rende l’Italia europea: innovativa, qualificata, contemporanea.

Ciò equivale a dire riuscire a portare con l’espressione del voto e con una manifesta volontà collettiva una giovane a coordinare una classe di governo partendo da un pensiero che mette al centro la chiarezza delle idee e dei principi che pretendono che «Essere Conservatori non significa restare attaccati a ciò che è stato, ma vivere partendo da ciò che sempre vale».

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Così come esplicita Arthur Moeller van den Bruck che prova a coniugare la rivoluzione ed i valori di sempre, che mirano a dare basi solide alle necessarie riforme che devono prestare attenzione al contesto di cambiamento in cui siamo ed operiamo.

In questo quadro la Meloni può fornire ispirazione e linee guida affinchè dal sacrificio si possa produrre civiltà nell’indicare paradigmi aggiornati di giustizia sociale e culturale, costruire imprenditorialità che sia capace di innovare ed arricchire di esperienza le nuove generazioni, organizzare una formazione che dia la spinta a elaborare nuove progettazioni e soprattutto foriera di opportunità affinchè si diffonda il coraggio delle sfide e la determinazione nel vincerle.

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Ecco che la Meloni è e rappresenta una chance per tutti: per chi vuole realizzare qualcosa di diverso rispetto al recente passato, per chi vuole una democrazia partecipata e per chi pretende da uno Stato Giustizia e Libertà, un equilibrio tra i poteri in cui poter coniugare un presidenzialismo statale (come dice la Meloni) con le garanzie da riconoscersi alle autonomie regionali ovvero con l’elezione diretta del Presidente della Commissione UE e superamento del voto all’unanimità del Consiglio (come propone Berlusconi).

Tutto questo pretende di possedere una linearità concreta di pensiero da tradursi in riforme fattive in cui le comunità si sentano parte e partecipi, in cui nessuno possa ritenersi vittima sacrificale del fisco, delle ingiustizie e delle discriminazioni e che ciascuno possa riconoscersi nello Stato perché equo e solidale, in cui la spesa pubblica sia destinata alle aree più povere per rimediare alle sperequazioni e le politiche dell’energia e delle infrastrutture siano garanzia e volano di sviluppo economico per le zone più ricche.

Solo così l’Italia può approdare ad una svolta con una donna e con una visione che guardi e curi tutte le categorie sociali affinché si riprenda il percorso di una politica orientata e utile ad incrementare le famiglie, sì da invertire la pressante tendenza alla denatalità. Da queste basilari questioni la Meloni può assumere ed avviare un impegno coraggioso e determinato per potersi misurare e dare il segno rilevante di una politica che partendo dalla contemporaneità guardi in prospettiva con fiducia.

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