Le pm Teresi e Fulco ottengono nuove misure per 15 imputati
Prima le scarcerazioni per decorrenza dei termini, poi le pesanti condanne e adesso il ritorno in carcere. Cambia nuovamente la situazione giudiziaria degli imputati del clan Moccia, con 15 provvedimenti cautelari richiesti dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli dopo la sentenza di primo grado pronunciata venerdì scorso.
I carabinieri del Ros stanno notificando le misure ai destinatari, tra i quali figurano Antonio e Luigi Moccia, condannati rispettivamente a 30 e 21 anni di reclusione, e il nipote Gennaro, figlio di Angelo Moccia, al quale sono stati inflitti 16 anni. Secondo quanto riferito da Repubblica sulla base di fonti vicine ai familiari degli imputati, Gennaro è stato il primo a essere contattato dalle forze dell’ordine. Appresa la notizia della sua convocazione in caserma, anche Antonio e Luigi hanno preso contatto con i carabinieri, presentandosi negli uffici per ricevere la notifica del provvedimento. Angelo Moccia, condannato a 24 anni, si trovava invece già in carcere per un altro procedimento.
Le condanne e il ritorno in carcere
Il processo sulle attività del clan di Afragola si è concluso davanti alla VII sezione penale del tribunale di Napoli, presieduta da Donnarumma e composta anche dai giudici Ciambellini e Ambrosio, con 29 condanne complessive. La sentenza è arrivata dopo cinque giorni di camera di consiglio, circa 100 udienze e quattro anni di dibattimento. Le nuove misure cautelari sono state richieste dalle pm Ida Teresi e Ivana Fulco, con il ripristino della custodia revocata durante il procedimento per decorrenza dei termini.
Le norme consentono infatti all’accusa, in presenza di una condanna, di chiedere nuove misure cautelari nei confronti degli imputati precedentemente scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La decisione interviene dopo che il tribunale, con la sentenza di primo grado, ha riconosciuto l’esistenza e l’operatività dell’organizzazione camorristica, nonostante la «dissociazione dalla camorra» rivendicata più volte da Angelo Moccia e dai suoi familiari fin dalla prima metà degli anni Novanta.
Le scarcerazioni del 2025 e il ricorso respinto
Il 30 luglio 2025 erano stati scarcerati 15 imputati, tra i quali Antonio, Luigi e Gennaro Moccia. La Procura di Napoli aveva impugnato la decisione, ma nel settembre successivo il Riesame aveva respinto il ricorso. Per alcuni degli imputati erano state comunque disposte misure cautelari, tra cui il divieto di residenza in Campania e Lazio, le due regioni nelle quali, secondo i carabinieri del Ros e la Dda, si concentrano le attività economiche della famiglia.
Il processo era quindi proseguito con gli imputati scarcerati a piede libero. Antonio, Luigi e Gennaro Moccia avevano partecipato anche all’ultima udienza, prima della pronuncia delle condanne. Le difese si preparano ora a impugnare il ripristino dell’ordinanza di custodia, mentre si prospetta anche il ricorso contro la sentenza di primo grado.




