Ex Ilva, intesa sul futuro degli stabilimenti: coinvolti quattro colossi industriali

Raggiunta un’intesa su produzione, occupazione e tutele con i sindacati

Il governo cerca nuove prospettive industriali per l’ex Ilva e chiama in causa alcuni dei principali gruppi italiani. Al termine del vertice di Palazzo Chigi, l’esecutivo e i sindacati hanno sottoscritto un documento che definisce gli impegni sulla produzione siderurgica, sulle tutele occupazionali e sulla reindustrializzazione di Taranto. L’incontro di ieri ha segnato anche l’apertura di un confronto con Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato e Rheinmetall Italia, coinvolte per valutare possibili investimenti nell’area tarantina.

A prendere contatto con le quattro aziende è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha chiesto loro un contributo ai progetti di rilancio del territorio. Si tratta di interlocutori aggiuntivi rispetto a quelli emersi durante il tavolo di agosto al ministero delle Imprese e del Made in Italy. In base alle risposte, i commissari di Acciaierie d’Italia forniranno i profili dei dipendenti affinché possano essere esaminati. «Con queste aziende sono ipotizzabili progetti a breve e lungo termine», ha spiegato Mantovano.

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Il programma delle attività negli stabilimenti

L’intesa, articolata in sette punti, conferma innanzitutto la volontà di «dare continuità alla produzione dell’acciaio nell’ex Ilva» e garantire prospettive a tutti i siti del gruppo, con Dri e forni elettrici, laminazione a caldo e verticalizzazione a freddo, «valutando anche la partecipazione pubblica». Il secondo impegno riguarda invece la necessità di assicurare «al massimo la continuità operativa degli stabilimenti», attraverso un programma illustrato dal commissario di Acciaierie d’Italia Giancarlo Quaranta.

Il piano prevede che a Taranto, dal 10 novembre al 14 dicembre, vengano lavorate nell’area di laminazione le bramme di acciaio provenienti dall’esterno. Dal 21 dicembre è prevista la pausa per le festività di fine anno, mentre a Genova riprenderanno le attività di logistica e verticalizzazione. La programmazione riguarda anche Novi Ligure e si accompagna alla ricerca di ulteriori commesse per ridurre i periodi di inattività degli impianti, compresi quelli di Racconigi.

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Cassa integrazione, pensionamenti anticipati ed esodi

Un capitolo centrale dell’accordo riguarda le misure a sostegno dell’occupazione e le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali. I punti quattro e cinque affrontano la necessità di migliorare gli interventi contenuti nell’ultimo decreto sull’ex Ilva, con particolare attenzione alla cassa integrazione in deroga per i lavoratori delle imprese dell’indotto-appalto siderurgico e alla possibilità di introdurre strumenti per favorire pensionamenti anticipati ed esodi agevolati e incentivati.

Il verbale ricorda che, attraverso il decreto legge 185/2026, sono state predisposte misure «volte a fronteggiare gli effetti occupazionali della crisi dell’intero gruppo», con strumenti di sostegno al reddito e tutela dei livelli occupazionali destinati sia ai dipendenti diretti sia a quelli dell’indotto. Si tratta, secondo il testo sottoscritto, di un insieme di interventi «articolato e finanziariamente significativo». Per perfezionare la disciplina dei beneficiari, «in sede di conversione saranno valutati interventi per la migliore definizione dei soggetti interessati».

L’esecutivo sta inoltre valutando un ampliamento delle tutele, compatibilmente con le risorse da individuare nella prossima manovra di bilancio. Tra le ipotesi figura «un quadro di interventi articolati per favorire le uscite volontarie e anticipate delle aziende del gruppo», comprendendo anche «strumenti di riconoscimento del lavoro usurante da ciclo integrale». Su queste misure è previsto un aggiornamento entro la metà di dicembre.

Il riconoscimento delle particolari condizioni del lavoro in acciaieria, i prepensionamenti e gli incentivi all’esodo sono richieste sostenute con forza dalle rappresentanze dei lavoratori, che considerano la loro inclusione nel documento un primo risultato della mobilitazione. Restano tuttavia da definire le modalità di attuazione e le relative coperture finanziarie.

Reindustrializzazione, il confronto con le grandi aziende

Il sesto punto si concentra sulle prospettive di reindustrializzazione, richiamando il confronto avviato con grandi aziende, pubbliche e private, che hanno manifestato disponibilità verso possibili progetti. Nel verbale non vengono indicati i nomi dei quattro gruppi contattati da Mantovano, ma si precisa che questa iniziativa si aggiunge ai progetti Zes e alle attività del tavolo già aperto presso il Mimit.

Le reazioni dei sindacati

Le organizzazioni sindacali hanno accolto positivamente l’esito del vertice. «È stato raggiunto un impegno molto importante grazie alla mobilitazione dei lavoratori», ha dichiarato Davide Sperti della Uilm, richiamando le aperture su lavoro usurante, prepensionamenti ed esodi incentivati. Entro metà novembre saranno valutati gli eventuali interessi delle aziende a partecipazione pubblica verso i progetti di reindustrializzazione. Per Sperti occorre inoltre superare lo stallo della gara e garantire «un minimo di presidio siderurgico negli stabilimenti di produzione di acciaio primario partendo da Taranto».

Ferdinando Uliano della Fim Cisl ha parlato di una prima risposta alle proteste: «Sono punti di partenza per noi, non sono ancora una soluzione». Il sindacalista considera fondamentali i forni elettrici, il preridotto e la partecipazione dello Stato, anche attraverso il coinvolgimento delle società pubbliche per offrire prospettive occupazionali.

Michele De Palma della Fiom Cgil ha rivendicato il risultato delle mobilitazioni: «La lotta paga. La lotta dei lavoratori ha avuto delle prime risposte». Continuità produttiva, decarbonizzazione, forni elettrici ed eventuale partecipazione pubblica, ha osservato, sono ora temi riconosciuti nel confronto con il governo.

Anche l’Usb considera il verbale un primo risultato, ma avverte che «un verbale non basta». Il sindacato chiede la nazionalizzazione, un piano pubblico per decarbonizzazione e bonifiche, la salvaguardia degli stabilimenti e tutele per i lavoratori diretti e dell’indotto. Sollecita inoltre risorse nella prossima legge di bilancio per uscite anticipate e riconoscimento del lavoro usurante da ciclo integrale. «La partita sulla siderurgia italiana è ancora aperta», conclude l’organizzazione.

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