Da Sensi a Zampa, i democratici contestano Acerbo
A Elly Schlein il campo largo non bastava, voleva un campo larghissimo. E per allargare ancora di più la cerchia degli alleati ha puntato su Maurizio Acerbo, leader di Rifondazione comunista, arrivando perfino a «prestargli» un senatore per consentirgli di ridurre il numero di firme necessarie alla presentazione delle liste alle prossime elezioni politiche. Questa scelta, però, alla leader Dem sta costando nuove polemiche e frizioni.
A scatenare la bufera sono state proprio le dichiarazioni di Acerbo su Hamas e sull’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele. Il segretario comunista, intervenendo in una discussione sui social, ha scritto: «Quindi? È vietato inneggiare a Hamas?». E poi ha rincarato la dose: «Inneggiare al 7 ottobre non è un reato. C’è chi inneggia a Israele e chi inneggia a Hamas. In una democrazia è assolutamente lecito». Parole che hanno suscitato indignazione anche tra gli esponenti dello stesso Partito democratico.
Il senatore prestato dal Pd e la rivolta dei riformisti
A rendere politicamente ancora più delicata la vicenda è l’operazione condotta nei giorni precedenti. Andrea Crisanti, eletto con il Pd, ha lasciato il gruppo democratico al Senato ed è passato al Misto, consentendo la costituzione della componente «Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Open Sinistra». Una mossa finalizzata ad alleggerire gli obblighi di raccolta delle firme previsti dalla nuova legge elettorale.
Non si è trattato di un’iniziativa personale del parlamentare. Lo stesso Acerbo, annunciando il risultato, aveva ringraziato Schlein, la segreteria democratica e il capogruppo Francesco Boccia per essersi attivati dopo la sua richiesta di aiuto. Ma le prime contestazioni erano arrivate ancora prima della polemica su Hamas. Lia Quartapelle, intervenendo all’assemblea di Libertà Eguale a Orvieto, aveva criticato la decisione, sostenendo che favorire l’ingresso di Rifondazione nella coalizione significasse non aver compreso «gli errori del passato».
Poi sono arrivate le dichiarazioni di Acerbo e il senatore democratico Filippo Sensi non ha usato mezzi termini: «Gli abbiamo pure prestato un senatore a questo fenomeno». In un’intervista al Foglio ha parlato del disagio provocato dalla vicenda e dei rischi di un’alleanza che, pur di allargarsi, finisce per mettere insieme forze politiche con posizioni profondamente differenti. Il segretario di Rifondazione, anziché limitarsi a chiarire le proprie affermazioni, ha replicato sostenendo che Sensi fosse «difficilmente ricollegabile alla sinistra». Un attacco che ha ulteriormente alimentato lo scontro.
Zampa chiama in causa Schlein, Orlando e Bonelli contro Acerbo
A intervenire è stata anche Sandra Zampa, che ha contestato sia le parole di Acerbo sia le modalità con cui il Pd aveva deciso di aiutare Rifondazione. La senatrice ha spiegato che la questione avrebbe meritato una discussione nella Direzione nazionale, dal momento che il passaggio di Crisanti era stato sollecitato dalla stessa Schlein. Una decisione che, ha precisato, avrebbe contestato per ragioni di opportunità politica. Zampa ha inoltre respinto l’accostamento tra il sostegno al popolo palestinese e quello a Hamas, arrivando a rivolgere una richiesta esplicita alla segretaria democratica: «Schlein metta fine a questo spettacolo».
Anche Andrea Orlando ha preso le distanze dal leader comunista, osservando che non si può incitare Hamas così come non si può esaltare la Decima Mas. Critiche sono arrivate persino da Angelo Bonelli, coportavoce di Europa Verde e leader di AVS, che ha definito Hamas il peggior nemico del popolo palestinese e ha giudicato con particolare durezza chi inneggia all’organizzazione terroristica.
Acerbo ha successivamente tentato di ridimensionare la controversia, precisando che Rifondazione non simpatizza per Hamas e sostenendo di aver sollevato una questione di libertà di opinione. Ha inoltre accusato i suoi critici di aver montato una polemica strumentale. Le precisazioni, tuttavia, non hanno cancellato le contestazioni interne al centrosinistra.
Dalla vicenda ha preso le distanze solo in parte lo stesso Crisanti, che ha definito sterile la polemica e ha difeso il diritto dei palestinesi a scegliere liberamente i propri rappresentanti. Il senatore ha anche ipotizzato una futura Hamas rinnovata, precisando però di considerare quella attuale un’organizzazione terroristica.
Il confronto sul programma
Il caso è esploso alla vigilia di un passaggio importante per il centrosinistra. Venerdì 30 ottobre Schlein, Giuseppe Conte, Bonelli e Nicola Fratoianni dovrebbero incontrarsi per avviare il confronto sul programma e sul perimetro della futura coalizione. Un appuntamento al quale la segretaria democratica arriverà con una nuova controversia interna, provocata proprio dal tentativo di ampliare il fronte delle opposizioni.




