Torre Annunziata, Valentino Gionta jr nascosto dietro il bagno: un telecomando per sparire in un minuto

Nel rifugio anche una tv e una PlayStation

A pochi passi da quel che resta di Palazzo Fienga, lo storico fortino del clan Gionta di cui lo Stato ha avviato la demolizione, un telecomando apriva l’accesso a una stanza segreta. Era qui che Valentino Gionta junior, 35 anni, si nascondeva da quasi tre settimane per sfuggire alla cattura. Un bunker con letto, televisore, PlayStation e un’uscita di emergenza verso il garage, scoperto dagli agenti della polizia dopo venti giorni di ricerche.

A stanarlo, nella notte tra sabato e domenica, sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Torre Annunziata. Gli investigatori, convinti che il ricercato non avesse abbandonato la propria abitazione né il quartiere roccaforte della famiglia, hanno concentrato le ricerche proprio nella zona. La scoperta è arrivata quando i poliziotti hanno individuato il sofisticato meccanismo nascosto nel bagno: premendo un pulsante, un motore elettrico azionava l’apertura di un accesso mimetizzato che conduceva al rifugio.

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Il sistema permetteva al latitante di scomparire in circa un minuto, come hanno accertato le prove effettuate dalla polizia. All’interno trovava spazio tutto il necessario per trascorrere lunghi periodi senza uscire, mentre un passaggio secondario verso il garage offriva un’ulteriore possibilità di fuga. Questa volta, però, gli agenti sono riusciti a individuare il nascondiglio e a costringere Gionta a uscire.

Dodici anni dopo, un’altra cattura in un bunker

Non era la prima volta che Valentino Gionta junior tentava di sottrarsi alla giustizia attraverso un nascondiglio segreto. Il 27 novembre 2014, dopo mesi di latitanza, era stato arrestato dai carabinieri nel rione Provolera, sempre a Torre Annunziata. Anche allora si nascondeva in un vano ricavato nelle pareti di un appartamento, protetto da un congegno elettronico che consentiva di aprire e chiudere l’accesso.

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In quel rifugio i militari avevano trovato persino una copia dell’ordinanza di custodia cautelare alla quale si era sottratto dal giugno precedente. Il giovane, all’epoca ritenuto dagli investigatori il reggente dell’organizzazione, era stato catturato pochi mesi dopo il padre Aldo, arrestato nell’agosto 2014 nel porto siciliano di Pozzallo mentre tentava di imbarcarsi per Malta.

Dopo quella cattura ha trascorso circa un decennio in carcere, prima di tornare in libertà. A dodici anni di distanza, la storia si è ripetuta, con un altro bunker e un’altra operazione delle forze dell’ordine, a poche centinaia di metri dal luogo che per decenni aveva rappresentato il potere criminale della sua famiglia.

Tre generazioni di camorra all’ombra di Palazzo Fienga

Valentino Gionta junior aveva ereditato il nome dal nonno, storico capoclan di Torre Annunziata, detenuto da decenni e sottoposto al regime del 41-bis. Suo figlio Aldo, padre del 35enne, era conosciuto come il «boss poeta» e aveva scritto il libro «Aldulk il ribelle», una raccolta di memorie carcerarie. Secondo l’Antimafia, sarebbe stato anche autore di testi di canzoni neomelodiche.

La storia della famiglia si era intrecciata con quella di Palazzo Fienga, l’edificio nel Quadrilatero delle Carceri che per anni aveva ospitato numerosi affiliati al clan. Qui, secondo le ricostruzioni investigative, venivano convocate le vittime delle estorsioni, custodite armi, protetti latitanti e pianificati omicidi. Sequestrato e sgomberato nel 2015, il complesso è stato confiscato e destinato alla demolizione. Al suo posto è prevista la realizzazione di una piazza della legalità, nell’ambito della riqualificazione dell’area.

La guerra con il IV Sistema e la rissa al Maximall

L’ultima fuga di Valentino Gionta junior è cominciata il 5 ottobre, quando è riuscito a sottrarsi a un’operazione della polizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il blitz ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari, sette in carcere e due ai domiciliari, nell’ambito delle indagini sul violento contrasto tra il clan Gionta e il cosiddetto IV Sistema, organizzazione camorristica radicata nel rione Penniniello.

Al centro dell’inchiesta è finita una rissa avvenuta nel maggio 2025 nei pressi del Maximall Pompeii di Torre Annunziata, che ha visto contrapposti giovani riconducibili ai due gruppi criminali. Secondo gli investigatori, lo scontro è nato dalla contesa per il controllo del territorio e ha innescato una serie di ritorsioni, tra aggressioni, intimidazioni, estorsioni e sparatorie.

A Gionta junior è stato attribuito un ruolo nella reazione del suo gruppo. Secondo l’accusa, avrebbe disposto anche una stesa a colpi di pistola nel rione Penniniello, territorio dei rivali. Le contestazioni agli indagati, ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, riguardavano a vario titolo rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione con uso di armi, detenzione e porto di armi da fuoco, con l’aggravante delle modalità mafiose. Sfuggito all’operazione del 5 ottobre, il 35enne è stato infine rintracciato e arrestato. La sua latitanza si è conclusa nello stesso quartiere dal quale non si era allontanato, dietro un altro accesso segreto che, come dodici anni prima, non è riuscito a sottrarlo alla cattura.

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