Alleanza Verdi e Sinistra propone un incontro già la prossima settimana
Prima il programma, poi le primarie. È la formula che Schlein e Conte ripetono da settimane, senza riuscire a trasformarla in un accordo. Nel campo largo, però, se le intese scarseggiano, non mancano quelli che pretendono di dettare tempi e condizioni. Adesso tocca perfino ad Angelo Bonelli. Il leader verde di Avs, formazione decisamente più piccola rispetto a Pd e M5S, si prende la libertà di richiamare all’ordine entrambi. La gerarchia dei partiti sarà pure chiara, quella delle pretese molto meno.
«Avs ha perso la pazienza. Elly Schlein e Giuseppe Conte ci facciano sapere quando possiamo riunirci e chiudere il programma», dichiara a Repubblica. «Da settimane sollecitiamo un faccia a faccia. Ma quando poi bisogna stringere, queste disponibilità si fanno meno chiare». E propone anche la data: «Vediamoci la settimana prossima per avviare il percorso sui temi. Noi non siamo disposti a prenderci la responsabilità di ulteriori rinvii davanti al Paese».
Bonelli teme il festival delle primarie
Sui gazebo Avs non pone veti: «Se si ritiene che si debbano fare, si facciano», purché venga prima «messo in sicurezza» il programma. Bonelli è disposto anche a non presentare una candidatura: «Siamo laici. Si deve evitare il rischio che le primarie diventino un festival di Sanremo. Non saremo noi a metterci di traverso sullo schema se si trova un accordo». Il leader verde, che chiede un assetto forte e solido, riconosce a Dario Franceschini «il merito di indicare una data», ma teme il consueto slittamento: «Se non ci diamo una svegliata, “entro novembre” rischia di diventare “entro dicembre” e poi “entro gennaio”». «Il Paese non può più attendere», insiste, spiegando così anche la manifestazione di Avs contro il carovita.
Schlein rivendica la guida, Conte contesta le regole
A Montepulciano Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza presentano un documento di undici pagine: intesa su una decina di punti, politica estera compresa, entro novembre; primarie a inizio febbraio, preferibilmente un duello Schlein-Conte a turno unico. «Oggi dobbiamo accelerare, il tempo è adesso», scrivono i promotori dei «comitati per l’alternativa», aperti ad associazioni e amministratori e all’elettorato del No al referendum sulla giustizia, «a difesa della Costituzione». Schlein chiuderà domenica la tre giorni «Pronti per l’alternativa». Per la leadership, il documento indica il primato elettorale del Pd oppure primarie al riparo da «interferenze e turbative». Lei ribadisce: «Guida il partito che prende un voto in più. Si chiama democrazia. Oppure primarie». E assicura: «Troveremo un accordo su tutto», perché «non ci dobbiamo lasciare questa volta».
Conte da Vibo Valentia respinge il duello: «A due? A tre, a quattro? Scusate, ma le primarie perché le facciamo? Perché sono la forma più democratica per scegliere il candidato premier. Chi sono io per dire che posso candidarmi solo io o solo io e Elly Schlein?». Vuole una corsa aperta, il programma prima e il voto «un attimo dopo», e invita gli alleati al tavolo. Per Marco Sarracino «il partito non è soltanto uno strumento» per arrivare a Palazzo Chigi.
I civici vogliono entrare, ma non fondersi
Agli Stati generali di Progetto civico a Roma, Alessandro Onorato approva il calendario di Franceschini ma non il duello: «Le primarie non possono essere a due, perché se sono a due è evidente che è una sfida tra due leader e questo non va bene». Non esclude di candidarsi; lo incoraggia Enzo Maraio, alleato socialista nella componente al Senato: «Alessandro sarebbe un ottimo candidato». Alla convention, con Bonelli e Stefano Bonaccini tra gli intervenuti e Conte atteso il secondo giorno, arrivano oltre 400 proposte da ridurre a dieci priorità.
Sulla lista unica dei centristi proposta da Ernesto Maria Ruffini, anche per politiche e primarie, Onorato frena: «Se c’è l’idea di fare un soggetto unico che mantenga un elemento di novità e freschezza, possiamo anche ragionare. Se invece sostanzialmente si vuole fare una ammucchiata che non porta a nulla, rischiamo di perdere l’elemento fondamentale che è quello di vincere elezioni». «Obbligare a una fusione farebbe perdere questa ventata di freschezza e novità», aggiunge.




