Bruxelles apre alle richieste italiane sul mercato delle emissioni
Al Consiglio europeo di Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso con forza la posizione dell’Italia sui principali dossier strategici dell’Unione europea. Tra le tensioni interne legate alla manovra finanziaria e la necessità di accreditarsi come perno di stabilità a Bruxelles, la premier ha capitalizzato il voto favorevole del Parlamento italiano sulle risoluzioni di maggioranza per presentarsi al vertice dei leader con un mandato politico chiaro.
Al centro delle dichiarazioni più calde della premier c’è la gestione economica della crisi energetica. La presidente del Consiglio ha espresso forte soddisfazione per i riscontri ottenuti in sede comunitaria: «L’ok dell’Unione europea al decreto bollette consentirà finalmente di abbassare i costi», ha commentato a margine delle sessioni di lavoro, evidenziando come la flessibilità negoziata con la Commissione guidata da Ursula von der Leyen rappresenti una boccata d’ossigeno fondamentale per le famiglie e le imprese italiane in vista della stagione invernale.
L’intervento di Meloni ha toccato anche i dossier caldi della politica estera e della sicurezza interna. Sul fronte della gestione dei flussi migratori, la premier ha ribadito la necessità di «strumenti eccezionali» che permettano agli Stati membri di intervenire tempestivamente di fronte alle emergenze, trovando una parziale sponda nell’asse franco-tedesco, pur concentrato in queste ore sulle intese relative all’automotive e al «Made in Europe». In chiave geopolitica, Meloni ha tenuto a blindare la compattezza dell’esecutivo e della sua coalizione sul sostegno all’Ucraina, respingendo al mittente le critiche delle opposizioni. Con una stoccata diretta alla sinistra e alle sue divisioni interne, la premier ha rimarcato: «Su Ucraina siamo uniti, il problema è nel campo largo».
La strategia di Meloni tra Bruxelles e politica interna
Il vertice di ottobre certifica la strategia del «doppio binario» di Giorgia Meloni: da un lato, l’uso dell’ironia e della fermezza identitaria per rassicurare l’elettorato interno e blindare la maggioranza a Palazzo Chigi; dall’altro, una postura pragmatica a Bruxelles, volta a incassare risultati concreti sulle partite economiche ed energetiche senza rompere i fragili equilibri della governance europea.
A conclusione del Consiglio europeo a Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «Sono contenta del fatto che nelle conclusioni del Consiglio europeo entrino diverse questioni che avevamo posto nelle scorse settimane, anche nel documento che avevamo scritto insieme alla Repubblica Ceca relativamente alla questione degli ETS: c’è il riferimento alla Market Stability Reserve, agli ETS2, alla necessità di valutare tempistiche e salvaguardie per quello che riguarda gli ETS2, e c’è il riferimento alla revisione dell’ETS, che è particolarmente urgente».
In merito al decreto bollette, ha dichiarato: «Abbiamo chiuso con la Commissione europea la trattativa sul cosiddetto decreto bollette, ovvero su misure che abbiamo varato mesi fa e che avevano bisogno di un ok da parte della Commissione europea. È stata una trattativa lunga, ma costruttiva, che ci ha portato a trovare una soluzione. Ed è molto importante perché questo ci consente di intervenire sulla generazione del prezzo dell’elettricità e sull’impatto del costo del gas. In questi giorni, soprattutto nell’attuale contesto, ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette. Lo considero molto importante e sono molto contenta di questo risultato».
Migranti, il confronto tra Meloni e Sánchez
Durante i lavori, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha avuto un colloquio con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I due hanno deciso di lavorare, nel corso della prossima settimana, con i rispettivi ministri dell’Interno per arrivare a sostituire le misure reciprocamente in essere con altre forme di cooperazione. «Stiamo andando verso un altro tipo di soluzione, ma continuando il monitoraggio per garantire il funzionamento di Schengen e la difesa della nostra nazione». Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando con la stampa a Bruxelles al termine del Consiglio europeo e riferendosi ai colloqui con il premier spagnolo Pedro Sánchez.
Industria ed ETS, le tensioni sulla transizione ecologica
Va detto che il vertice ha registrato forti frizioni sulle politiche industriali e sulla transizione ecologica. Giorgia Meloni si è presentata a Bruxelles con una netta linea di contrapposizione all’attuale sistema dei crediti di carbonio, lanciando un monito perentorio ai partner europei: «Con l’ETS l’industria è a rischio». La premier italiana ha espresso forte preoccupazione per il rischio di una «deindustrializzazione» forzata del continente, trovando una sponda parziale nel malumore diffuso tra i leader del Partito popolare europeo (PPE) rispetto alle scadenze più stringenti dell’agenda verde.
A sbloccare parzialmente lo stallo normativo è stata tuttavia l’iniziativa intrapresa a margine del vertice da Parigi e Berlino. Attraverso una dichiarazione congiunta del presidente francese Emmanuel Macron e di Friedrich Merz, Francia e Germania hanno formalizzato un’attesa intesa bilaterale volta a ridefinire il futuro dell’automotive e i criteri per il marchio «Made in Europe».




