Cavani, quella doccia aperta che portò il Matador a Napoli e cambiò la storia

L’ex procuratore Anellucci racconta un episodio del 2010

Prima di diventare il Matador del Napoli, Edinson Cavani fu protagonista di una trattativa condotta nella massima riservatezza. Tanto che il suo procuratore, Claudio Anellucci, arrivò a inventarsi un’insolita messinscena pur di non far trapelare il trasferimento. L’episodio risale all’estate del 2010, quando l’attaccante uruguaiano giocava ancora nel Palermo e il club azzurro lavorava per portarlo all’ombra del Vesuvio.

A raccontare il curioso retroscena è stato lo stesso Anellucci, che nel settembre 2024, durante un’intervista a 1 Station Radio, ha ricordato come riuscì a depistare un giornalista napoletano che aveva intuito cosa stesse accadendo. Mentre era impegnato negli spostamenti legati alla trattativa, il procuratore ricevette una telefonata con cui il cronista cercava conferme sull’imminente trasferimento.

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Per non compromettere la riservatezza dell’operazione, Anellucci decise di fingere di trovarsi al mare, lontano dagli incontri di mercato. Per rendere credibile la versione, aprì l’acqua della doccia, sfruttandone il rumore come sottofondo della conversazione. Uno stratagemma improvvisato per convincere il giornalista di essere in vacanza anziché impegnato a definire il futuro dell’attaccante.

Il retroscena della trattativa con l’Inter

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Nel racconto dell’ex procuratore emerge anche un altro particolare: prima dell’approdo al Napoli, Cavani avrebbe potuto trasferirsi all’Inter. Secondo Anellucci, con il club nerazzurro era stato raggiunto un accordo, ma l’operazione subì una battuta d’arresto quando Marco Branca, all’epoca dirigente interista, non si fece più sentire per quindici giorni. Una situazione che contribuì a cambiare il destino dell’attaccante, aprendo la strada al trasferimento in azzurro.

Nell’estate del 2010 Cavani lasciò così il Palermo per iniziare la sua avventura napoletana, destinata a trasformarlo in uno dei calciatori più amati dai tifosi partenopei. Dietro quell’operazione, dunque, non ci furono soltanto accordi tra società e procuratori, ma anche una telefonata da gestire e una doccia aperta al momento opportuno.

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