Manovra, il Governo Meloni cerca nuove coperture: banche chiamate a contribuire

L’esecutivo cerca risorse per ridurre l’Irpef al ceto medio

Meno tasse sui redditi del ceto medio e stipendi più alti per i giovani lavoratori. Sono le priorità sulle quali il Governo Meloni intende costruire la prossima legge di bilancio. La ricerca delle risorse entra nella fase decisiva e tra le possibili coperture prende quota un nuovo contributo di banche e assicurazioni, già coinvolte nel finanziamento della precedente manovra. L’esecutivo punta a varare il disegno di legge di bilancio entro il 20 ottobre, con l’obiettivo di estendere l’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro e introdurre una tassazione agevolata al 5% sugli incrementi salariali dei lavoratori under 35.

Due interventi destinati ad alleggerire il carico fiscale, per i quali occorre però individuare coperture compatibili con gli equilibri della finanza pubblica. Tra le soluzioni esaminate figura un nuovo apporto degli istituti di credito e delle compagnie assicurative, inizialmente ipotizzato intorno ai tre miliardi di euro. Il confronto è già aperto e potrebbe portare a un’intesa sulla falsariga di quella raggiunta per la precedente legge di bilancio.

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La possibilità di coinvolgere nuovamente il settore finanziario trova aperture in Fratelli d’Italia. Nel partito c’è disponibilità a valutare un ulteriore contributo, sebbene non sia stata ancora definita una cifra condivisa all’interno della maggioranza. Il Governo, attraverso il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha confermato il confronto con banche e società energetiche per individuare nuove risorse. La strada indicata è quella del dialogo, con la possibilità di riproporre un meccanismo simile a quello adottato lo scorso anno.

Del resto, Giorgia Meloni aveva già sostenuto questa soluzione in occasione della manovra precedente, ringraziando pubblicamente banche e assicurazioni per il contributo assicurato alla legge di bilancio. La premier non ha invece indicato una cifra per l’eventuale nuovo intervento. L’orientamento dell’esecutivo resta quello di raggiungere un accordo che consenta di reperire le risorse necessarie senza compromettere la stabilità dei conti pubblici. Su questo punto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua a richiamare la maggioranza alla prudenza, anche alla luce delle tensioni internazionali e delle ripercussioni sui prezzi dell’energia e sull’inflazione.

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Salvini rilancia: «Dalle grandi banche anche cinque miliardi»

Nel confronto sulle coperture interviene Matteo Salvini, che propone di aumentare sensibilmente il contributo richiesto al settore finanziario. Per il leader della Lega si potrebbe passare dai tre miliardi inizialmente ipotizzati a cinque miliardi, coinvolgendo i maggiori istituti di credito e le compagnie assicurative. «Potremmo essere anche più ambiziosi e aspettarci anche 5 miliardi di contributo straordinario da parte delle prime 10 grandi banche ed istituti assicurativi», afferma il vicepremier e ministro dei Trasporti.

Salvini richiama gli utili attesi dal settore bancario. «Noi non abbiamo intenti punitivi, espropriativi, tassativi. Ma siccome sono soldi che vengono dai cittadini, se invece di 50 miliardi di utili fossero 45 non penso che sarebbe un problema», sostiene. L’obiettivo dichiarato è raggiungere un’intesa senza ricorrere a nuove imposizioni fiscali. «Conto che ci arriveremo con il dialogo, di comune accordo, c’è un tavolo del centrodestra», osserva Salvini, precisando di non voler introdurre una tassa, ma di chiedere «una partecipazione delle grandi banche alla crescita del Paese».

Tajani: «Dialogo, senza imposizioni»

Più prudente la posizione di Forza Italia. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani non esclude la possibilità di un contributo, ma insiste sulla necessità di evitare interventi imposti unilateralmente. «Se ne parlerà nella manovra, si parlerà di tutto. L’importante è che ci sia sempre il dialogo, mai in posizioni da regime socialista», dichiara Tajani, rivendicando i risultati ottenuti attraverso il confronto.

Il leader azzurro sottolinea che contribuire significa anche rafforzare il sistema Paese, ma invita a trasmettere messaggi rassicuranti agli investitori, evitando che possano temere di essere «tartassati da un governo che, invece di essere Robin Hood, fa lo sceriffo di Nottingham». La precedente manovra aveva già previsto per gli istituti finanziari un aumento di due punti percentuali dell’Irap per tre anni, con una franchigia di 90mila euro nel 2027 e nel 2028, lo slittamento delle attività per imposte anticipate (Dta) e la possibilità di distribuire determinate riserve attraverso il pagamento di un contributo straordinario.

Le prossime scadenze della manovra

Il calendario politico ed economico entra adesso nella fase decisiva. Lunedì 12 ottobre sono previste le audizioni parlamentari sul Documento programmatico di finanza pubblica, con l’intervento conclusivo del ministro Giorgetti, reduce dalla riunione dell’Ecofin in Lussemburgo. Martedì 13 ottobre è atteso il voto parlamentare sul documento, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, e sulla richiesta di scostamento di bilancio per circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028, legata alle esigenze di energia e difesa.

Tra lunedì e martedì potrebbe inoltre svolgersi un nuovo incontro tra i leader della coalizione per definire le priorità della legge di bilancio e trovare un’intesa sulle coperture. Il Governo punta a chiudere il confronto in tempo per il varo del disegno di legge di bilancio, mentre l’approvazione definitiva della manovra da parte del Parlamento dovrà arrivare entro il 31 dicembre.

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