Caro energia, l’inflazione corre e Bruxelles studia: l’Ue va a passo di bradipo

Von der Leyen: task force europea per acquisti congiunti

La crisi corre, Bruxelles studia. Mentre l’inflazione accelera e il caro energia colpisce famiglie e imprese, la Commissione si prende ancora giorni per mettere a punto una risposta che, peraltro, recupera strumenti già utilizzati quattro anni fa. La pressione provocata dalla crisi in Medio Oriente continua a pesare sull’Europa e sui prezzi dell’energia, ma per conoscere l’intero ventaglio delle possibili contromisure bisognerà attendere: Bruxelles lavorerà alle opzioni fino al 15 ottobre, con il caro benzina e diesel già da tempo al centro di un confronto che si annuncia particolarmente difficile al prossimo Consiglio europeo.

Il problema non è soltanto individuare strumenti capaci di contenere i costi dell’energia. Tra i 27 si prepara un confronto anche sullo spazio da lasciare ai singoli governi per intervenire. Giorgia Meloni è tornata a chiedere margini con una nuova lettera inviata a Ursula von der Leyen e la presidente della Commissione non ha respinto la richiesta italiana.

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«Nel breve termine dobbiamo sostenere gli Stati membri affinché possano far fronte alle pressioni immediate. Il nostro ruolo è fornire agli Stati membri gli strumenti e la flessibilità necessari per reagire», ha spiegato, ricordando anche il recente allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. L’apertura, però, ha confini precisi: «Il sostegno deve essere mirato: nessuna aiuto generalizzato, perché comporterebbe costi enormi, ma un sostegno mirato ed efficace per chi ne ha davvero bisogno».

Meloni chiede margini, i Frugali frenano

È proprio sulla flessibilità che rischia di aprirsi una nuova faglia europea. Per la Commissione appare pressoché esclusa l’ipotesi di concedere libertà di spesa senza condizioni, anche perché una scelta del genere potrebbe provocare una mini-rivolta dei Frugali del Nord. Il precedente pesa: quei Paesi sono già rimasti scottati dalle concessioni accordate da von der Leyen sulle spese energetiche nell’ambito della clausola di salvaguardia per la difesa. Il punto, dunque, non riguarda soltanto quali strumenti mettere a disposizione, ma anche l’uso che ciascun governo potrà farne.

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È in questo quadro che Bruxelles prova a recuperare una soluzione già testata durante la prima grande crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Alla Plenaria di Strasburgo von der Leyen ha annunciato la creazione di una task force incaricata di aggregare la domanda europea. «Istituiremo una nuova task force per aggregare la domanda energetica. L’abbiamo già fatto in passato. Quando la Russia ha cercato di ricattarci, abbiamo riunito gli acquirenti europei. Abbiamo aggregato la domanda. È un modello che funziona», ha spiegato la presidente della Commissione.

Tra le ipotesi sul tavolo questa appare anche una delle più semplici da percorrere, perché non richiede di intervenire sulle regole del Patto di stabilità o sugli aiuti di Stato. Ma a Palais Berlaymont sono consapevoli che difficilmente potrà essere sufficiente da sola.

Dalle raffinerie alle scorte di petrolio

La strategia si allarga così alle forniture. Von der Leyen ha annunciato un «dialogo strategico sulle raffinerie europee», indicando «l’obiettivo di ridurre i costi e garantire la disponibilità delle forniture necessarie anche per la difesa». Alla vigilia della riunione del gruppo di coordinamento Ue sul petrolio, inoltre, entra nel confronto anche l’eventuale rilascio di greggio e diesel, secondo quanto stabilito dal G7.

In una fase segnata dalle tensioni internazionali, Bruxelles punta quindi a mantenere elevato il coordinamento anche con gli Stati Uniti, che nonostante le bizze di Donald Trump continuano a rappresentare per l’Europa una sponda imprescindibile sul fronte delle forniture energetiche.

Sulla risposta strutturale alla crisi, per la Commissione le tensioni mostrano che nel medio-lungo periodo la strada indicata passa dalle rinnovabili e dalla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. «Finché l’Europa dipenderà dal petrolio e dal gas, la nostra prosperità rimarrà esposta a eventi al di fuori del nostro controllo», ha avvertito von der Leyen.

La risposta europea arriva al Consiglio

Il dossier energetico è già nella bozza delle conclusioni del prossimo Consiglio europeo e si prepara a essere uno dei passaggi più discussi della riunione. Sul tavolo si incrociano l’urgenza di contrastare gli effetti dei rincari, le richieste dei governi e le divisioni sulla flessibilità da concedere agli Stati. Bruxelles torna intanto a uno strumento già sperimentato quattro anni fa e prepara altre opzioni, ma resta il problema dei tempi: l’inflazione e il caro energia stanno già producendo i loro effetti mentre la risposta europea deve ancora essere decisa.

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