Conte ha già fissato altri paletti, Schlein continua a cercare il compromesso (ma non lo trova)

Rispunta il reddito di cittadinanza, ipotesi 15mila euro ai 18enni

«Radicali senza compromessi», dice Conte. «Troveremo un accordo e un compromesso», dice Schlein. Il centrosinistra è già a buon punto: deve soltanto stabilire se il compromesso si farà senza compromessi oppure se la radicalità sarà negoziabile.

A Nova il 91,7% ha votato contro la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, il 94,1% contro il piano di riarmo europeo e il 91,8% contro l’aumento della spesa per la difesa. Il 98,3% si è espresso a favore del primato del diritto internazionale, mentre il 97,9% ha sostenuto una conferenza internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Percentuali che, prese da sole, sembrano plebiscitarie. E in effetti lo sono all’interno della consultazione.

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C’è però un numero che permette di leggerle nella loro reale dimensione: hanno partecipato 45.340 persone. Non 4 milioni, non 450mila: 45.340. Percentuali plebiscitarie che rappresentano dunque un mandato nettissimo della base che ha preso parte al voto, non certo un Paese con oltre 58 milioni di abitanti. Eppure è con questo «mandato forte e chiaro» che Giuseppe Conte intende presentarsi al tavolo del centrosinistra.

Il senatore Pd Filippo Sensi ha definito il risultato «bulgaro», ironizzando sul fatto che «le percentuali non saranno dissimili da quelle che riporterà Russia Unita alle elezioni». Ma il problema per gli alleati non riguarda soltanto l’ampiezza delle percentuali. «La nostra base ci ha dato un mandato chiaro, che assolveremo con determinazione», ha detto Conte, ribadendo che «continuare a inviare armi significa allontanare la pace» e avvertendo: «Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni». Nel programma dei 5 Stelle, al punto 17, si chiede infatti di «cambiare radicalmente l’approccio» dell’Italia e dell’Europa alla guerra in Ucraina, sostenendo la necessità di una svolta negoziale.

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Il compromesso senza compromessi

Qui comincia il rompicapo per il centrosinistra. Schlein dice di aver «guardato con attenzione ciò che è emerso», trovandovi «molte cose condivisibili, se non sovrapponibili», e sulle differenze assicura: «Troveremo un accordo e un compromesso». Conte, invece, chiude Nova dicendo che il Movimento è «obbligato a essere radicale senza compromessi» e avverte: «Sui contenuti politici non indietreggeremo di un millimetro».

La domanda politica diventa allora inevitabile. Se Pd e M5S arrivassero insieme al governo, cosa accadrebbe sull’Ucraina? Conte accetterebbe di modificare la posizione votata dalla propria base oppure dovrebbe essere il Pd a spostarsi sulla linea pentastellata? Schlein può promettere il compromesso, ma per fare un compromesso bisogna essere almeno in due a volerlo fare.

I 15mila euro e la soglia dei 300mila

Tra le proposte di Nova compare anche il cosiddetto «Patto generazionale»: una dotazione pubblica di 15mila euro al compimento dei 18 anni per i giovani appartenenti a famiglie con reddito annuo complessivo inferiore a 300mila euro, con una modulazione che, nelle intenzioni degli ideatori, dovrebbe concentrare maggiormente il beneficio sui redditi bassi e medi.

Il particolare interessante è proprio il tetto. Trecentomila euro l’anno di reddito familiare. La modulazione distingue naturalmente tra le diverse fasce, ma una famiglia che si avvicina a quella cifra difficilmente può essere collocata tra quelle economicamente più deboli. Eppure resta dentro il perimetro previsto dalla proposta. Nel programma figurano inoltre il rilancio del salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, una maggiore progressività fiscale e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Insomma, il leader pentastellato sembra voler ripristinare con vigore la stagione degli sprechi e dei soldi distribuiti a pioggia durante i suoi precedenti governi.

Dalla mediazione alla «tabula rasa»

Conte indica anche ciò che vorrebbe cancellare qualora arrivasse al governo: dal riarmo alle norme che hanno abolito l’abuso d’ufficio, fino alle modifiche sui poteri della Corte dei Conti e alle norme che limitano strumenti investigativi e intercettazioni. «Faremo tabula rasa», sintetizza, annunciando inoltre l’intenzione di intervenire sulle cosiddette leggi bavaglio e sulle norme riguardanti proteste e dissenso politico.

Schlein sostiene invece che prima bisognerà trovare un programma comune e soltanto dopo affrontare il nodo della leadership: «Poi o facciamo che guida chi ha più consenso, oppure faremo le primarie, ma prima il programma comune».

Nova, insomma, consegna a Conte una piattaforma molto precisa e una lunga serie di condizioni da portare al tavolo del centrosinistra. Prima ancora di discutere di leadership e primarie, Pd e M5S dovranno capire quale politica estera, quale linea sulla giustizia e quali misure economiche potrebbero davvero applicare insieme.

Ed è qui che i numeri tornano a essere interessanti. Alla consultazione hanno partecipato 45.340 persone e da quel voto Conte ricava un mandato che considera «forte e chiaro» e sul quale promette di non arretrare. Quarantacinquemila persone possono certamente decidere la linea del Movimento 5 Stelle. Il salto diventa assai più grande quando quella linea viene presentata come condizione non negoziabile per una coalizione che, se vincesse le elezioni, sarebbe chiamata a governare un Paese. Perché tra il 91,7% di 45mila partecipanti e 58 milioni di italiani c’è una differenza che neppure le percentuali di Nova possono far sparire.

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