Indagini sui buchi nelle chat tra l’ex editore e il giornalista
Nessun alleggerimento della misura cautelare per Valter Lavitola. L’ex editore, che ha ammesso di aver commissionato l’attentato davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, resta in carcere dopo la decisione del tribunale del Riesame di Roma. I giudici hanno respinto le istanze della difesa e confermato anche l’aggravante del metodo mafioso.
Nel corso dell’udienza di lunedì scorso, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee tornando sul rapporto con il giornalista. «C’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me», ha affermato.
L’ex editore si è nuovamente assunto «tutte le responsabilità» come mandante dell’attentato, sostenendo però che «l’idea della bomba» sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares. A quest’ultimo, ha spiegato, aveva affidato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno». I difensori Sergio e Arturo Cola avevano chiesto la sostituzione della custodia in carcere con i domiciliari in un’abitazione in Basilicata. L’istanza è stata respinta dal Riesame.
I presunti buchi nelle comunicazioni
Parallelamente prosegue l’indagine della Procura di Roma sull’attentato avvenuto a Pomezia, in provincia di Roma, nell’ottobre del 2025. Dagli accertamenti sarebbero emersi presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci. Il dato risulterebbe dall’analisi dei telefoni cellulari e del pc sequestrato all’imprenditore accusato e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda.
Gli investigatori ipotizzano cancellazioni sospette nelle chat sia nel periodo precedente all’attentato sia in quello successivo. Gli elementi sono ora oggetto di ulteriori verifiche affidate ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati. Intanto, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, intendono aprire ulteriori filoni di indagine sugli «affari finanziari» di Lavitola. Gli approfondimenti riguarderanno anche gli interessi dell’ex editore nel settore del carbon credit in Africa.




