Altre decine di persone annunciano iniziative analoghe
C’è chi aveva prenotato Sharm el Sheik, chi una crociera, chi aveva impegnato risparmi importanti per concedersi una vacanza attesa da mesi. Poi il viaggio si sarebbe dissolto nel nulla. Sono oltre cinquanta i clienti della Joshua, agenzia di viaggi online con sede legale a Portici, che sostengono di avere pagato senza riuscire a partire; molti hanno già presentato denuncia alle forze dell’ordine.
La platea dei vacanzieri rimasti a Napoli continua ad allargarsi e altre decine di persone avrebbero annunciato l’intenzione di intraprendere la stessa strada. La vicenda ha avuto anche una forte esposizione pubblica dopo la video-denuncia del deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli. Nelle denunce già presentate viene riferito il versamento, tramite bonifico, di somme importanti, in alcuni casi comprese tra 10mila e 15mila euro, per viaggi a Sharm el Sheik e crociere. Secondo quanto denunciato dai clienti, dopo avere incassato il denaro l’agenzia non avrebbe effettuato le relative prenotazioni presso strutture ricettive, compagnie aeree e di navigazione e gli altri operatori necessari alla realizzazione dei viaggi.
I rimborsi e il danno per la vacanza saltata
Una parte dei clienti ha affidato la propria tutela all’avvocato Francesco Petruzzi, chiamato a rappresentarli in una trattativa e, se necessario, anche in un eventuale giudizio. «Per queste persone le agognate vacanze, tanto attese, si sono trasformate in un incubo», afferma il legale, che ritiene la questione più ampia della sola restituzione delle somme versate.
«Ricordo – spiega Petruzzi – che oltre ai soldi intascati senza erogare alcun servizio, queste persone hanno anche diritto a un rimborso legato alla mancata fruizione delle vacanze, si tratta di un altro danno da quantificare e da corrispondere, anche in presenza di un accordo tra le parti». La richiesta, dunque, non si fermerebbe alla restituzione del denaro pagato, ma comprenderebbe anche il danno derivante dalla vacanza non goduta. «Sono coloro che si sono resi protagonisti di questo grave atto a dover chiedere una risoluzione bonaria della vicenda attraverso i rimborsi», conclude Petruzzi.



