Ponticelli, il rifugio rischia lo sgombero: in dubbio il futuro di oltre 30 cagnolini

Una vicenda amministrativa lunga anni. Il 4 settembre un sit-in

Più di trenta cani, tra cui alcuni anziani, e un futuro che oggi resta incerto. È questa la principale preoccupazione del direttivo del rifugio La Fenice di Ponticelli dopo il procedimento amministrativo notificato dal Comune di Napoli lo scorso 11 agosto, che prevede il rilascio dell’area di via Virginia Woolf. Il tempo a disposizione è poco e organizzare il trasferimento di decine di cani non è semplice. Per questo A.D.L.A. ODV, associazione che gestisce il rifugio, chiede innanzitutto la sospensione dello sgombero e l’apertura di un confronto con l’amministrazione per individuare una soluzione che tuteli i cani.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì 4 settembre alle 17, quando davanti al rifugio La Fenice si terrà un sit-in a sostegno della struttura e degli animali ospitati. Una mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione su una vicenda complessa, nella quale il nodo non è soltanto la disponibilità di un terreno, ma soprattutto ciò che accadrà ai cani che in quel luogo vivono da anni.

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«Non vogliamo andare contro il Comune, vogliamo tutelare i cani»

Il rifugio La Fenice è presente sul territorio da oltre vent’anni. Il primo comodato d’uso gratuito risale al 2002, successivamente rinnovato nel 2015 fino al 2020. Da quel momento, tra il periodo della pandemia, diverse difficoltà amministrative e una comunicazione non sempre lineare tra le parti, la situazione è rimasta in sospeso fino alle incomprensioni degli ultimi anni e all’attuale procedimento. A raccontare la preoccupazione del rifugio è Angela Izzo, membro del direttivo dell’associazione e al fianco della presidente Melina Vitale. Il punto, chiarisce, non è intraprendere una battaglia contro Palazzo San Giacomo né pretendere di ignorare il provvedimento ricevuto. La richiesta è avere il tempo necessario per sedersi a un tavolo e capire quale possa essere la soluzione migliore per gli animali.

«In tanti anni di consapevolezza della situazione, proprio ad agosto ci vengono a dare l’ultimatum, avvisando che entro un mese dobbiamo sgomberare cose e persone dal terreno che deve tornare al Comune, come se i cani fossero cose e fosse facile spostarli», racconta Izzo. La preoccupazione, dunque, nasce soprattutto dalla difficoltà di trovare in poche settimane una sistemazione adeguata per oltre trenta animali. Il rifugio vorrebbe evitare, se possibile, che i cani vengano distribuiti attraverso il circuito competente in strutture differenti, preferendo individuare soluzioni condivise anche attraverso altri rifugi e canili disponibili ad accoglierli. Non si tratta, però, soltanto di trovare materialmente dei posti liberi. «Da noi ci sono tanti cani, alcuni anziani, altri con caratteri diversi. Sappiamo noi cosa è meglio per loro», sottolinea Izzo.

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La consigliera Saggese: «Il vero nodo è un’incomprensione sulle carte»

Dietro l’attuale situazione c’è però una storia amministrativa molto più lunga. A ricostruirla è la consigliera comunale Fiorella Saggese, che da tempo segue sia la realtà di Ponticelli sia quella di Agnano, i due rifugi non comunali presenti a Napoli. «È sempre stato complicato far capire alle amministrazioni l’importanza di sostenere queste associazioni», spiega la consigliera. Un impegno che nel 2025 aveva portato anche a un primo risultato politico.

Proprio lo scorso anno Saggese aveva infatti annunciato l’approvazione all’unanimità di una mozione, presentata a sua prima firma e sottoscritta da tutti i gruppi consiliari, per avviare il percorso di regolarizzazione del canile di Agnano, al quale avrebbe dovuto seguire quello di Ponticelli, e garantire la fornitura gratuita dell’acqua alle due strutture. Durante la prima parte del 2025 l’attenzione si era concentrata soprattutto sul rifugio di Agnano, dove esistevano problematiche differenti e più urgenti, ma il percorso aveva coinvolto anche La Fenice e aveva raccolto l’interessamento dell’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta.

Per Saggese, dunque, quanto sta accadendo oggi va letto all’interno di una vicenda amministrativa stratificatasi negli anni. «Il vero nodo del rifugio di Ponticelli è tutto in un’incomprensione sulle carte e tra il rifugio e il Comune». Secondo la ricostruzione della consigliera, le difficoltà risalgono già all’individuazione dell’area destinata alla struttura. Il terreno inizialmente assegnato a Melina Vitale risultò infatti a destinazione agricola e non adatto alla realizzazione del rifugio nelle condizioni previste.

Si tentò quindi uno spostamento nei pressi del viale della Villa Romana, dove iniziarono anche le operazioni di bonifica dell’area e il pagamento di un canone, ma anche in quel caso emersero problemi legati alla destinazione agricola del terreno. Si arrivò così al ritorno nell’attuale area di via Virginia Woolf, dove la situazione è rimasta sostanzialmente bloccata negli anni successivi. Nel 2025 è arrivato anche un sopralluogo nell’ambito dei controlli contro l’abusivismo, fino al procedimento notificato nelle scorse settimane.

Una possibile soluzione per salvaguardare il rifugio

L’attuale richiesta di rilascio dell’area si inserisce, secondo quanto spiegato dalla consigliera, anche nel più ampio percorso del Patto per Napoli, che comporta per l’amministrazione la necessità di riappropriarsi e regolarizzare il proprio patrimonio immobiliare e le aree prive di un valido titolo. Ed è proprio qui che emerge il controsenso di una vicenda nella quale esigenze amministrative e tutela degli animali finiscono per scontrarsi nonostante, almeno nelle intenzioni espresse dalle parti, non sembrino esserci due fronti necessariamente contrapposti.

Saggese sta infatti lavorando per capire se esista una strada capace di conciliare entrambe le esigenze. «Ci vorrebbe una variante al piano regolatore per rendere la zona del rifugio area attrezzature e servizi», spiega. Una possibilità che, in realtà, era già stata individuata prima dell’attuale procedimento: il 28 aprile 2026 la consigliera aveva chiesto formalmente l’apertura di un tavolo tecnico per valutare la regolarizzazione del rifugio, sottolineando proprio la necessità di una variante urbanistica. Nello stesso documento La Fenice veniva definita «un presidio significativo per il territorio».

Una strada che Saggese intende provare a percorrere nel più breve tempo possibile, anche se i tempi amministrativi potrebbero essere lunghi e arrivare persino oltre l’attuale consiliatura. Nel frattempo, oltre al sit-in del 4 settembre, è previsto un confronto interno tra la consigliera e l’assessore Baretta per valutare i possibili passi da compiere.

Intanto, anche il Comune di Napoli ha precisato che quello notificato non è uno sfratto ma un preavviso di sgombero, annunciando un tavolo interno con gli uffici interessati per fare il punto sulla situazione. L’amministrazione ha inoltre ribadito l’intenzione di individuare, insieme alle associazioni e alla Garante per i diritti degli animali, soluzioni che tutelino il benessere dei cani.

La speranza è quindi riuscire a trovare un punto d’incontro prima che i tempi dello sgombero rendano inevitabile il trasferimento dei cani. Perché, al di là delle carte, dei terreni e di una vicenda amministrativa che si trascina da anni, resta una questione molto più immediata: capire quale futuro attende gli oltre trenta abitanti della Fenice. Ed è soprattutto per loro che volontari, associazioni e cittadini si ritroveranno il 4 settembre alle 17 in via Virginia Woolf, chiedendo tempo e una soluzione capace di mettere d’accordo tutti senza lasciare indietro i veri protagonisti di questa vicenda.

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