L’antica Petra Herculis oggi cerca una nuova destinazione
Dal lungomare di Torre Annunziata appare come una presenza silenziosa. Pochi minuti di navigazione la separano dalla costa, eppure sembra appartenere a un altro tempo. Lo Scoglio di Rovigliano, antico avamposto del Golfo di Napoli, continua a osservare il territorio dall’acqua, immobile tra storia e abbandono.
Oggi se ne torna a parlare perché è stato messo in vendita. Una notizia che ha immediatamente riacceso interrogativi mai del tutto sopiti: come può un luogo che racchiude secoli di storia essere trattato come una qualsiasi proprietà immobiliare? E soprattutto, in quale momento la collettività ha perso il legame giuridico con un bene che per lungo tempo era appartenuto allo Stato? La vicenda dello scoglio non riguarda soltanto il mercato immobiliare. Riguarda la memoria di un territorio.
Da Petra Herculis al patrimonio dello Stato
Conosciuta nell’antichità come Petra Herculis, l’isola ha attraversato epoche profondamente diverse. Vi sono passati i Romani, gli ordini religiosi medievali, le guarnigioni che nel Cinquecento sorvegliavano il mare contro le incursioni provenienti dal Mediterraneo. Ogni fase storica ha lasciato tracce ancora visibili tra le strutture superstiti e i resti che emergono dalla roccia vulcanica. Eppure il passaggio più sorprendente della sua storia non appartiene all’età antica. Per diversi periodi lo Scoglio di Rovigliano è stato un bene pubblico.
Dopo l’Unità d’Italia risultò infatti nella disponibilità del Demanio dello Stato. Era quindi parte integrante del patrimonio collettivo nazionale. Un patrimonio che, per sua natura, avrebbe potuto essere conservato e valorizzato nell’interesse generale. Successivamente avvenne la cessione ai privati. I documenti storici e le ricostruzioni disponibili raccontano di una progressiva trasformazione della titolarità del bene fino all’arrivo delle famiglie che ancora oggi ne detengono la proprietà. Attualmente lo scoglio risulta riconducibile agli eredi dei nuclei familiari Brigante e Malafronte, nomi che da decenni compaiono nelle vicende legate all’isolotto.
Una scelta che pesa ancora sul futuro dell’isola
Nessuna contestazione sulla legittimità della proprietà privata. Ma la questione centrale è un’altra. A distanza di oltre un secolo, appare inevitabile chiedersi se quella scelta sia stata davvero lungimirante. Molti beni demaniali alienati tra Ottocento e Novecento avevano finalità prevalentemente economiche. In un’epoca diversa da quella attuale, la sensibilità verso il patrimonio storico e paesaggistico non coincideva con quella odierna. Tuttavia, osservando oggi Rovigliano, è difficile non interrogarsi sugli effetti di quelle decisioni.
Lo scoglio non è diventato un sito culturale aperto al pubblico. Non è stato trasformato in un polo archeologico. Non è entrato stabilmente nei percorsi turistici della Campania. Per anni è rimasto sospeso in una sorta di limbo, protetto sulla carta ma sostanzialmente escluso dalla vita del territorio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strutture deteriorate, accessibilità limitata, assenza di una strategia complessiva di recupero. Anche la politica, nel corso dei decenni, ha mostrato una sorprendente incapacità di affrontare il tema. Governi nazionali, amministrazioni regionali, enti locali, istituzioni culturali: nessuno è riuscito a costruire un progetto concreto capace di restituire allo scoglio il ruolo che merita.
L’occasione per una nuova visione pubblica
Eppure le occasioni non sono mancate. Il riconoscimento del valore storico del sito, i vincoli esistenti, la vicinanza con il sistema archeologico pompeiano e stabiese avrebbero potuto favorire interventi di tutela e valorizzazione ben più ambiziosi. Invece il tempo è trascorso lasciando Rovigliano in una condizione di sostanziale immobilità. La vendita annunciata in queste settimane potrebbe però cambiare il corso degli eventi. Per la prima volta dopo molti anni si apre uno spazio di riflessione reale sul futuro dell’isola.
La domanda non dovrebbe essere soltanto chi acquisterà il bene, ma se sia giusto che un luogo di tale rilevanza continui a restare fuori dalla disponibilità pubblica. Lo Stato dispone di strumenti giuridici per intervenire quando sono in gioco interessi culturali di particolare rilievo. La Regione Campania, il Ministero della Cultura e il Parco Archeologico di Pompei potrebbero valutare ogni percorso utile a riportare Rovigliano all’interno di una visione pubblica e condivisa. Non si tratta di una battaglia ideologica contro la proprietà privata. Si tratta di capire quale destino si voglia assegnare a uno dei simboli più antichi del Golfo di Napoli.
Perché ci sono luoghi che, pur essendo iscritti in un registro catastale, finiscono per appartenere a una comunità molto più ampia dei loro proprietari. Rovigliano è uno di questi. Forse la vera notizia non è che lo scoglio sia in vendita. La vera notizia è che oggi esiste l’occasione di correggere una scelta compiuta molti decenni fa e restituire alla collettività un bene che, per la sua storia e per il suo valore, non avrebbe mai dovuto smettere di essere percepito come patrimonio di tutti.




