Maxi truffa da 3,5 milioni a una 66enne, finti agenti in azione: arrestato 22enne

La vittima convinta di essere indagata per rapina

La paura di essere coinvolta in una rapina mai commessa ha portato una donna di 66 anni a consegnare un patrimonio ai truffatori. Secondo gli investigatori, il raggiro è stato costruito facendo apparire una telefonata come proveniente dalla questura di Roma.

Da quella chiamata è partita una messinscena studiata per mettere la vittima sotto pressione. Alla donna è stato fatto credere che il suo nome fosse finito in un fascicolo giudiziario per una rapina in una gioielleria, episodio che, secondo il racconto dei truffatori, sarebbe stato compiuto utilizzando l’auto del padre ormai deceduto. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno rintracciato a Napoli un 22enne con precedenti, poi arrestato perché gravemente indiziato del reato di truffa aggravata in concorso.

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La falsa indagine e i documenti inviati su WhatsApp

Il sistema utilizzato per rendere credibile il raggiro si sarebbe basato su più passaggi. Prima la telefonata con il numero camuffato, così da farla risultare in arrivo dalla questura di Roma. Poi l’invio, tramite WhatsApp, di falsa documentazione giudiziaria nella quale la 66enne veniva indicata come indagata.

A quel punto la donna è stata spinta a non confidare nulla al marito. L’isolamento della vittima è stato uno degli elementi centrali della truffa, insieme alla richiesta successiva: far sottoporre gioielli e valori a una presunta verifica da parte di un sedicente «perito del Tribunale».

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I beni consegnati ai complici

Convinta dalla ricostruzione falsa e presa dal panico, la 66enne ha aperto la porta ai complici, presentatisi presso la sua abitazione. A loro ha consegnato una scatola di gioielli, 650 euro in contanti, 3.000 dollari e 2.500 franchi svizzeri.

Non solo. La donna ha anche prelevato da una cassetta di sicurezza una borsa contenente monili e preziosi, poi finita nelle mani dei truffatori. Il danno complessivo è stato stimato in circa 3,5 milioni di euro.

La svolta con i rilievi scientifici

A indirizzare gli investigatori è stata un’impronta digitale trovata sull’autovettura della vittima. Il reperto, isolato dai carabinieri durante i rilievi scientifici, è stato poi analizzato dal Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma.

Gli accertamenti hanno consentito di risalire al 22enne. Il quadro investigativo è stato rafforzato anche da un apposito riconoscimento fotografico, che ha confermato la responsabilità attribuita all’indagato. Dopo l’arresto, il giovane è stato trasferito nel carcere di Napoli Poggioreale. Le indagini restano aperte per individuare gli altri componenti del gruppo che avrebbe partecipato alla truffa.

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