Ucciso e sciolto nell’acido, Cassazione dispone nuova valutazione sull’aggravante mafiosa

Accolti i ricorsi di Pg e Dda di Napoli

Per la morte di Giulio Giaccio, assassinato il 30 luglio 2000 e fatto sparire nell’acido, arriva una svolta giudiziaria: la Cassazione ha disposto una nuova valutazione sull’aggravante mafiosa. La prima sezione penale ha accolto i ricorsi della procura generale di Napoli, rappresentata dalla dottoressa Correra, e della Direzione distrettuale antimafia partenopea, con il sostituto procuratore Giuseppe Visone. La richiesta riguarda Salvatore Cammarota, Roberto Perrone e Carlo Nappi, ritenuti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio.

Il giovane fu vittima di uno scambio di persona. Venne ucciso a sangue freddo, con colpi di pistola, e poi sciolto nell’acido perché di lui non restasse più nulla. «Dopo 25 anni, finalmente, c’è un segnale di giustizia», commentano l’avvocato Alessandro Motta e la collega Concetta Chiricone, da anni impegnati perché Giaccio venga riconosciuto come vittima innocente della camorra.

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Ora il processo sarà celebrato nuovamente davanti alla Corte di assise di appello. «Speriamo che la Corte sappia valutare tutti gli elementi in maniera sobria e legittima al fine di fare pienamente giustizia su questa annosa vicenda che ha turbato la vita di una famiglia intera», aggiungono i due difensori. Secondo quanto ricostruito, Giaccio venne scambiato per un certo Salvatore, ritenuto «colpevole» di avere una relazione sentimentale con la sorella di Salvatore Cammarota, affiliato al clan Polverino.

La madre del giovane, morta prima dell’ultima sentenza, ha continuato fino alla fine a chiedere verità per il figlio. «È morto ammazzato in maniera efferata dalla camorra a soli 25 anni, per uno scambio di persona», concludono Motta e Chiricone

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