Ucraina, Tajani duro contro Putin: «La Russia non può scegliere il negoziatore Ue»

Il ministro degli Esteri: da Mosca dichiarazioni contraddittorie

Antonio Tajani frena sulle intenzioni di Mosca e richiama l’Unione europea al centro del negoziato sull’Ucraina. Da Bruxelles il ministro degli Esteri sottolinea che le posizioni del Cremlino restano ambigue e che la pace non può essere costruita senza l’Europa.

Parlando con la stampa a Bruxelles, in occasione della riunione del Consiglio affari esteri, Tajani ha evidenziato la necessità di verificare le reali intenzioni russe sul conflitto in Ucraina. Secondo il ministro, da parte del Cremlino ci sono «troppe dichiarazioni contraddittorie» e bisogna capire «se veramente la Russia vuole concludere la guerra». Il titolare della Farnesina ha poi ribadito un punto politico ritenuto essenziale dal governo italiano: «sicuramente non si potrà concludere una pace senza la presenza dell’Europa».

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Il ruolo europeo nel negoziato sull’Ucraina

Durante il Consiglio Ue a Bruxelles, riferiscono fonti a conoscenza dei colloqui, Tajani ha insistito sulla necessità che l’Europa «deve continuare ad avere un ruolo centrale nel negoziato» per porre fine alla guerra in Ucraina.

Il ministro degli Esteri ha aggiunto che «non può essere la Russia a scegliere chi debba rappresentare il fronte europeo». Una posizione già espressa anche al segretario di Stato Usa Marco Rubio, al quale Tajani ha confermato che «il ruolo degli Stati Uniti nel raggiungimento di un accordo di pace giusto e duraturo resta cruciale, anche sul piano delle necessarie garanzie di sicurezza».

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Il sostegno italiano a Kiev e le perplessità sui fondi russi

L’Italia, ha sottolineato Tajani, «continua a sostenere con convinzione» il percorso europeo dell’Ucraina e il «processo di riforme» avviato da Kiev. In questa prospettiva, per il ministro, è «particolarmente importante la collaborazione con la nostra Guardia di Finanza, che contribuisce al rafforzamento delle capacità istituzionali e della trasparenza».

Tajani ha definito «Positivo» il prestito da 90 miliardi, considerato uno strumento «fondamentale» di sostegno. Diversa, invece, la valutazione sull’ipotesi di utilizzo dei fondi russi congelati: su questo punto l’Italia mantiene «alcune perplessità giuridiche». Per il ministro degli Esteri serve «prudenza», così da evitare decisioni che possano trasformarsi in un «vantaggio» per Vladimir Putin.

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