Papa Leone: «Pace a rischio per un’economia che preferisce le armi alla vita»

Il Santo Padre: «Dovevo venire qui a Pompei»

Nel giorno del primo anniversario del suo pontificato, Papa Leone ha scelto Pompei per affidare il proprio ministero alla protezione della Vergine del Santo Rosario. Davanti ai fedeli riuniti nel Santuario, che hanno accompagnato più volte l’omelia con applausi, il Pontefice ha richiamato il legame tra l’inizio del suo servizio come Successore di Pietro e la giornata della Supplica: «Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa».

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Il Papa ha poi collegato il nome scelto per il pontificato alla tradizione del Rosario: «L’aver poi scelto il nome di Leone mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio magistero sul santo Rosario». A questo riferimento si è aggiunta la memoria della recente canonizzazione di San Bartolo Longo, indicato dal Pontefice come «apostolo del Rosario».

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Richiamando la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, Papa Leone ha indicato due intenzioni che restano centrali nel tempo presente: «la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana».

L’appello contro le guerre

Il Pontefice ha quindi ricordato l’Anno del Rosario voluto da San Giovanni Paolo II, posto «in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei», per poi rivolgere lo sguardo al presente: «I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso».

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Da qui l’invito a non assuefarsi alla violenza: «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono». Papa Leone ha richiamato anche il valore simbolico del Santuario, «la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace», e ha rilanciato la Supplica come preghiera di intercessione.

Il Papa ha ricordato che «tutto può ottenere la preghiera fatta con fede» e, citando San Bartolo Longo, ha definito la fede di Maria «onnipotente per grazia». Per sua intercessione, ha invocato da Dio «un’effusione sovrabbondante di misericordia», perché possa toccare i cuori, placare «i rancori e gli odi fratricidi» e illuminare «quanti hanno speciali responsabilità di governo».

Nel richiamare l’incontro di Assisi dell’ottobre 1986, quando San Giovanni Paolo II radunò i leader delle principali religioni per pregare per la pace, Papa Leone ha ribadito che «la pace nasce dentro il cuore». Poi ha ricordato gli appelli più recenti alla preghiera: «In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione».

La conclusione dell’omelia è stata affidata a un richiamo alla fede: «Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui».

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