L’udienza è stata fissata a luglio
Si apre a Roma la sfida legale sul nome e sul simbolo del Movimento 5 stelle. Beppe Grillo e il M5s di Genova chiedono che venga chiarito chi ne sia il titolare legittimo. Una causa che ilSud24 aveva già annunciato nel giugno 2025, quando tra il fondatore e Giuseppe Conte era già in corso uno scontro durissimo. La prima udienza è fissata per luglio nella Capitale e dovrà stabilire se il nome e il logo utilizzati dalla ‘non associazione’ del 2009, da cui avrebbe poi preso forma l’associazione politica nata nel 2012, possano essere ancora utilizzati dal partito guidato dall’ex presidente del Consiglio.
Alla base della scelta di avviare il contenzioso, come spiega Marco Bella, tra gli ex parlamentari più vicini al co-fondatore del Movimento 5 stelle, c’è la volontà di impedire che la creatura nata da Grillo venga utilizzata «esclusivamente per proprio tornaconto personale», oppure inserita «in una coalizione dove c’è Matteo Renzi, uno che in piena pandemia ha fatto cadere il governo Conte II sostenuto da Pd e M5s, e lo rivendica pure», o ancora associata «a persone che hanno rinnegato la propria storia per una poltrona perché nemmeno Salvini con Bossi è arrivato a tanto».
Bella: «La dignità non ha prezzo»
«La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa – scrive Bella in un lungo post su Facebook -. E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il MoVimento la ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta».
Poi l’appello diretto agli attuali vertici: «Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del MoVimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!».
Colucci: «Pretesa assurda»
A stretto giro arriva la risposta di Alfonso Colucci, deputato del Movimento 5 stelle e notaio. «Affrontiamo con assoluta tranquillità questa iniziativa di Beppe Grillo che si manifesta già a un primo esame assolutamente infondata», afferma il capogruppo in commissione Affari costituzionali alla Camera.
Per Colucci «è assolutamente impropria e assurda la pretesa di Grillo di ritenersi proprietario degli elementi identificativi del Movimento, in particolare la denominazione e il simbolo». E ancora: «La comunità degli iscritti già con l’assemblea costituente gli chiarì che i valori del M5s appartengono esclusivamente alla comunità. Sarà ora un giudice a chiarirgli che anche la denominazione e il simbolo del Movimento 5 stelle appartengono non a singole personalità, del passato come del presente, ma all’intera comunità».
Il deputato aggiunge poi un passaggio politico: «La vita democratica di una comunità politica non può né deve essere piegata a logiche padronali che sono la negazione dei principi fondamentali di libertà democratica che devono caratterizzare le formazioni politiche». E conclude: «Risponderemo con fermezza in giudizio alla richiesta di Grillo e valuteremo con equilibrio una eventuale nostra richiesta di danni per un’iniziativa che appare chiaramente temeraria».
I nodi legali e il precedente giudiziario
Sul piano giuridico interviene Lorenzo Borrè, storico avvocato dei dissidenti pentastellati, che invita alla cautela sulle possibili conseguenze della causa. «Il confronto – spiega – sarà sulla titolarità del diritto di utilizzo del nome e del simbolo. Grillo e il ‘suo’ Movimento 5 Stelle, quello con sede a Genova, hanno dalla loro una sentenza passata in giudicato della Corte d’appello di Genova, pronunciata anche nei confronti del partito ora presieduto da Conte, in cui si dice che il titolare esclusivo del contrassegno e del nome a esso abbinato è Grillo e la sua associazione genovese».
Borrè richiama anche un altro elemento: «In più c’è la questione del contratto di non contestazione del simbolo, con cui il partito di Conte si impegnava, quale contropartita, a mallevare Grillo da richieste di risarcimento per le cause fatte da terzi nei confronti dell’associazione del 2009, e quindi perché se nome e simbolo fossero del M5s ‘contiano’ riconoscere un corrispettivo a Grillo?».
E conclude: «Se Beppe e la sua associazione vinceranno il contenzioso, Conte dovrà far cambiare nome e simbolo al partito, che ormai è una realtà politica ben diversa da quella cui Grillo concesse l’utilizzo del nome e del simbolo».
Grillo cita Caproni: «Sappiate che non sono mai partito»
Beppe Grillo, intanto affida ai social un messaggio dal tono evocativo, citando il poeta e scrittore livornese Giorgio Caproni: «Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito/ Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai». Nessun riferimento esplicito alla causa, ma il contenuto viene letto da molti come collegato allo scontro in corso.
Tra i commenti, il sostegno di alcuni utenti: «È la battaglia di tutti noi. Meglio il simbolo sepolto che vederlo calpestato in quel modo. Al tuo fianco». E ancora: «Tu ci sei stato per noi, dando una visione politica inclusiva, libera, pulita. Ora ci siamo noi con te. Al tuo fianco Beppe! “Corri, Forrest, corri”!».
Non mancano però le critiche: «Sei anche tu un servo degli americani e hai sulla coscienza la morte di Gianroberto», scrive un utente, scatenando la reazione dei sostenitori di Grillo. «Come al solito nessuno capirà», commenta un altro. C’è anche chi interpreta i versi come un segnale politico preciso: «Non preoccuparti Grillo ti puoi riprendere il nome del M5s tanto sappiamo benissimo che a distruggere il movimento sei stato tu stesso. Adesso che ha vinto il no e si avvicinano le elezioni del 2027 stai cercando di rovinare per l’ennesima volta il movimento e i suoi elettori, ma rassegnati ti puoi prendere anche il simbolo ma non arriverai nemmeno al 1% perché seguiremo Conte».




