Epatite A, indaga la Procura: tra le ipotesi cozze contaminate importate

Gli inquirenti stanno procedendo contro ignoti

È la filiera dei frutti di mare a finire sotto la lente della Procura di Napoli dopo l’impennata dei casi di epatite A e il ricovero di circa sessanta persone tra Campania e basso Lazio. L’indagine, affidata ai Carabinieri del Nucleo antisofisticazione, punta a ricostruire provenienza, distribuzione e modalità di vendita dei prodotti sospettati di aver contribuito alla diffusione dell’infezione.

Gli inquirenti stanno procedendo contro ignoti ipotizzando il reato di commercio e detenzione per la vendita di alimenti pericolosi per la salute. Al centro degli accertamenti c’è la possibile immissione sul mercato di frutti di mare contaminati, tra cui cozze, che sarebbero stati consumati in diverse aree tra Campania e basso Lazio.

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Non si esclude che alcune partite di prodotto nostrano possano essere state mescolate con altre contaminate acquistate all’estero, ma si tratta di una delle ipotesi al vaglio. Negli ultimi giorni i Nas hanno sequestrato circa 50 chili di prodotti e avviato analisi su campioni prelevati per verificare la presenza di agenti patogeni.

Tra le zone attenzionate c’è anche quella di Terracina, dove sarebbero stati venduti e consumati frutti di mare, in particolare cozze, che avrebbero determinato alcuni casi di infezione.

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I dati sui contagi e l’allarme sanitario

A fornire il quadro è l’Istituto superiore di sanità, che segnala come nel solo mese di marzo siano stati registrati 160 casi di epatite A, di cui 110 in Campania. Il trend è in crescita già dal 2025, quando i casi erano stati 631 rispetto ai 443 dell’anno precedente.

Nei primi tre mesi del 2026 si osserva un ulteriore aumento: 262 casi contro i 43 dello stesso periodo del 2025, con un picco proprio a marzo. L’andamento, secondo i dati, è trainato soprattutto da Lazio, Campania e Puglia.

Gli accertamenti non si limitano alla filiera commerciale ma riguardano anche eventuali scarichi fognari in mare, in particolare lungo il litorale a nord della costa campana, che potrebbero aver inciso sulla contaminazione.

Controlli, prevenzione e altri casi segnalati

Nel Lazio la situazione «è sotto controllo», ha assicurato il presidente della Regione Francesco Rocca. «Stiamo tracciando tutti i lotti – ha aggiunto – non è un’emergenza, ma va seguita con attenzione».

L’attenzione resta alta anche fuori dalle aree inizialmente coinvolte. Un caso di epatite A è stato segnalato tra i frequentatori di una scuola di Grosseto. La Asl Toscana sud est ha comunicato di aver «avviato le procedure previste per la prevenzione della diffusione dell’infezione. La possibilità di contagio – si precisa – corrisponde ad un livello di basso rischio, tuttavia, per maggiore prudenza, si raccomanda la vaccinazione per gli alunni ed il personale in servizio nell’istituto».

Secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, per ridurre il rischio di contagio da epatite A sono fondamentali adeguate norme igieniche, come il lavaggio frequente delle mani, il lavaggio accurato di frutta e verdura e la completa cottura degli alimenti. A queste si affiancano la corretta gestione degli scarichi fognari e il rispetto delle norme sulla produzione e distribuzione degli alimenti.

Esiste inoltre un vaccino raccomandato per specifiche categorie di rischio e per i viaggiatori in alcune aree a rischio, «efficace anche nella prevenzione dei casi secondari, è quindi raccomandata per contatti di casi».

Per quanto riguarda le altre epatiti, nel 2025 in Italia sono stati segnalati 148 nuovi casi di epatite B, in calo rispetto ai 189 dell’anno precedente, con maggiore diffusione in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. I soggetti più colpiti sono quelli tra i 55 e i 64 anni, con fattori di rischio che includono manicure, piercing, tatuaggi, cure odontoiatriche e rapporti sessuali non protetti.

In crescita invece l’epatite E, con 92 casi nel 2025 contro i 70 dell’anno precedente, soprattutto tra gli over 65 e in prevalenza uomini: il 51% dei pazienti ha riferito il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta. In calo l’epatite C, con 51 casi nel 2025 rispetto ai 60 del 2024, concentrati principalmente in Lombardia ed Emilia-Romagna.

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