Referendum, il comitato “Sì Riforma”: «Serve una giustizia più credibile e indipendente»

Alla Stazione Marittima di Napoli «Questa volta il giudice sei tu»

La discussione sulla separazione dei poteri e sulla terzietà del giudice richiama pubblico e relatori di primo piano a Napoli, dove la Stazione Marittima ha ospitato ieri l’iniziativa «Questa volta il giudice sei tu», promossa dal Comitato Sì Riforma. Un confronto pubblico dedicato al referendum sulla riforma della giustizia che ha fatto registrare un ottimo riscontro di partecipazione, con una platea numerosa e attenta per tutta la durata dell’incontro.

Fin dalle prime battute l’atmosfera è apparsa quella dei grandi appuntamenti politici: sala gremita, applausi scanditi nei passaggi più incisivi e un dibattito serrato che ha alternato analisi tecniche e affondi polemici. Sul palco si sono confrontati, tra gli altri, Gennaro Sangiuliano, Alessandro Sallusti – portavoce del Comitato -, il magistrato Catello Maresca e il giudice Luigi Bobbio.

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Terzietà e ruolo del cittadino

Ad aprire uno dei passaggi centrali del confronto è stato Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Campania: «Io credo nel valore della magistratura perché l’amministrazione della giustizia è una delle espressioni più importanti di uno Stato e soprattutto di uno Stato di diritto».

Secondo l’ex ministro della Cultura, il punto non è indebolire l’ordine giudiziario: «Qui si tratta soltanto di creare un giudice che sia davvero giusto, indipendente ed autonomo. La terzietà è un principio che vige in grandi democrazie occidentali. E quindi si tratta di ragionare nel merito di questa proposta. Poi io credo nella sovranità popolare. Il voto è la più alta espressione della sovranità popolare. E’ il cittadino, cives dicevano i romani, il destinatario di diritti e di doveri, che esercita il proprio potere».

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«Il governo – ha aggiunto Sangiuliano – gode di una maggioranza parlamentare solida e quindi completerà il suo iter, poi ci saranno probabilmente il prossimo anno nuove elezioni politiche, come è giusto che sia, ma non legherei le due cose assolutamente insieme».

La sfida referendaria e il tema della fiducia

La dimensione referendaria è stata al centro dell’intervento di Alessandro Sallusti, che ha richiamato le polemiche emerse nel confronto pubblico delle ultime settimane. «Credo che il dottor Gratteri sia riuscito a spostare delle opinioni, nel senso che ha convinto molti indecisi e forse anche qualcuno che voleva votare No, a votare Sì. Perché quando un procuratore dice che chi vota Sì é massone deviato, amico dei delinquenti, amico dei mafiosi, uno capisce che siamo di fronte ad un enorme presa per i fondelli e quindi ringrazio il dottor Gratteri di contribuire alla campagna del Sì».

«La nostra – ha aggiunto Sallusti – è una battaglia per liberare la magistratura dal giogo a cui è stata sottomessa da se stessa, da una piccola ma tenace parte della magistratura. Quindi l’obiettivo è liberare la magistratura e fare in modo che sia forte, autorevole, indipendente».

Nel suo intervento non è mancato il riferimento ai dati sulla fiducia dei cittadini: «I sondaggi – ha concluso – dicono che il 70 e passa per cento degli italiani non ha più fiducia nella magistratura. Adesso bisogna capire questa sfiducia come si tramuta in un voto referendario, che è una cosa un po’ diversa. Tutti i sondaggisti dicono che maggiore sarà l’affluenza, maggiore sarà la possibilità del Sì di vincere. Quindi credo che il nostro compito in queste ultime settimane sia quello di convincere il più italiani possibile ad andare a votare».

La vita nelle aule dei tribunali

Toni altrettanto decisi sono arrivati dal senatore Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, intervenuto nel corso del dibattito. «Non auguro a nessuno le pene della conoscenza delle patrie galere, ma non auguro a nessuno neanche il travaglio surreale della vita nelle aule dei tribunali».

Rastrelli ha poi respinto le argomentazioni dei contrari alla riforma: «Le ragioni del no, non è che non superino la soglia del convincimento: non superano la soglia concettuale della dignità». Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, il confronto sarebbe stato in parte distorto: «Qualcuno – ha affermato – ha voluto degradare questa battaglia a un referendum pro o contro il governo, perché bisogna ricorrere all’artificio e alla menzogna per provare a spuntarla».

Nel mirino, infine, l’attuale equilibrio tra poteri dello Stato: «Ormai in Italia i magistrati non decidono soltanto dei diritti e delle garanzie. Hanno occupato uno spazio che consente loro di sindacare scelte in materia di ambiente, economia, sviluppo tecnologico, politiche migratorie: campi sottratti alla politica». Da qui l’appello conclusivo: «È una resistenza al cambiamento che va contrastata. Questa è una battaglia essenziale, che non è soltanto di civiltà giuridica: la politica deve riappropriarsi dei suoi spazi. Deve tornare a vivere il principio della separazione dei poteri. Non si può consentire che un’associazione privata come l’Associazione Nazionale Magistrati tenga sotto scacco gli appartenenti all’ordine giudiziario. Bisogna fare in modo che i giudici siano liberati dal gioco delle correnti».

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