Un simbolo di libertà e partecipazione civile
Nel fervore rivoluzionario che sconvolse l’Europa alla fine del XVIII secolo, una figura emerge con forza e originalità nella storia italiana: Eleonora Pimentel Fonseca, poetessa, intellettuale e giornalista. Protagonista della breve ma intensa esperienza della Repubblica Napoletana del 1799, Pimentel Fonseca si distinse non solo per il suo impegno politico ma anche per la sua capacità di tradurre gli ideali illuministi e giacobini in parole e azioni concrete. Nel corso di questi eventi drammatici, la sua voce divenne simbolo di libertà e partecipazione civile in un tempo in cui la presenza femminile nella sfera pubblica era rarissima.
Da intellettuale europea a protagonista del cambiamento
Eleonora Pimentel Fonseca nacque a Roma il 13 gennaio 1752 da genitori portoghesi e si trasferì giovanissima con la famiglia a Napoli, all’epoca uno dei centri culturali più vivaci d’Italia. Fin da giovane si dedicò con successo alle lettere: compose poesie, studiò il latino e il greco, e si fece notare nei principali salotti intellettuali partenopei. Oltre alla poesia, coltivò studi di carattere scientifico, giuridico ed economico, arrivando anche a tradurre e commentare opere legali significative del suo tempo.
Non fu però soltanto l’ambiente culturale a plasmare la sua visione: l’eco della Rivoluzione francese e il crescente dibattito su libertà e diritti individuali ebbero un impatto decisivo sulla sua formazione intellettuale. Pur avendo inizialmente appoggiato alcune riforme del re Ferdinando IV di Borbone, Eleonora rifiutò presto qualsiasi compromesso con un potere che percepiva sempre più come reazionario, avvicinandosi agli ideali giacobini e alle logge massoniche che promuovevano l’uguaglianza e la sovranità popolare.
La sua vita personale fu spesso drammatica: un matrimonio infelice e violento, la perdita di un figlio e una dolorosa separazione segnarono la sua esistenza, rendendo ancora più straordinario l’impegno con cui affrontò poi la scena pubblica.
La Repubblica Napoletana e l’impegno nel “Monitore Napoletano”
La Repubblica Napoletana fu proclamata ufficialmente il 21 gennaio 1799, dopo la fuga del re Ferdinando IV e della sua famiglia a Palermo e la conquista di Castel Sant’Elmo da parte delle truppe rivoluzionarie e dei patrioti locali. Si trattò di un tentativo, breve ma significativo, di realizzare una forma di Stato democratico ispirato ai principi della Rivoluzione francese.
In questo clima di trasformazione, Eleonora Pimentel Fonseca divenne direttrice del Monitore Napoletano, il giornale ufficiale della repubblica. Uscito il 2 febbraio 1799 e pubblicato in 35 numeri fino al 5 giugno dello stesso anno, il periodico fu il principale strumento di divulgazione delle idee repubblicane e del programma politico del governo provvisorio.
La sua gestione della testata fu caratterizzata da un profondo senso di responsabilità civile: Pimentel Fonseca non si limitò a riportare atti di governo, ma cercò di educare il popolo alla cittadinanza, traducendo concetti politici in un linguaggio comprensibile anche ai lazzari, i popolani napoletani, e promuovendo l’uso di termini vernacolari per avvicinare ideali come libertà e uguaglianza a un pubblico più vasto.
La direttrice mantenne anche una certa autonomia critica nei confronti dello stesso governo repubblicano, rifiutando la propaganda acritica e assumendo una posizione che mirava a bilanciare informazione e responsabilità civica.
La caduta della repubblica e l’eredità di una martire
La parabola della Repubblica Napoletana fu breve: già nei primi mesi del 1799 forze controrivoluzionarie, guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo con l’appoggio di truppe sanfediste, avanzarono contro Napoli, costringendo i repubblicani alla resa. Nonostante le capitolazioni che garantivano l’incolumità dei rivoluzionari, la restaurazione borbonica si distinse per la sua durezza nei confronti dei protagonisti della repubblica.
Arrestata e processata, Eleonora Pimentel Fonseca fu condannata a morte. Il 20 agosto 1799 fu giustiziata nella storica Piazza del Mercato a Napoli, affrontando l’esecuzione con coraggio. La sua figura è ricordata non solo come quella di una patriota ma come di una delle prime grandi donne della storia del giornalismo e dell’impegno civile in Italia.
La sua eredità ha continuato a vivere nella cultura e nella letteratura: dall’opera monumentale di studiosi e storici all’adattamento della sua vita in opere letterarie e cinematografiche, come il film Il resto di niente tratto dal romanzo di Enzo Striano, che ha contribuito a riscoprire la sua figura per le nuove generazioni.




