Marco Castello: la voce che sta cambiando il modo di raccontare la Sicilia nella musica italiana

Un cantautore che trasforma la quotidianità in poesia mediterranea

C’è una nuova Sicilia nella musica italiana, ed è una Sicilia che non ha bisogno di folklore per essere riconoscibile. È una Sicilia luminosa, ironica, moderna, che parla in dialetto ma guarda lontano. A incarnarla è Marco Castello, siracusano classe 1993, uno dei cantautori più originali emersi negli ultimi anni. La sua musica non è un omaggio alla tradizione: è un modo di reinventarla, di portarla altrove, di farla dialogare con Berlino, Milano, Napoli e con una scena contemporanea che ha finalmente imparato a non avere paura delle radici. Prima di arrivare ai riflettori, Castello è un musicista rigoroso. Studia tromba jazz alla Civica di Milano, si forma tra armonie complesse e improvvisazione, impara la disciplina del palco e la cura del dettaglio.

È un bagaglio che non abbandonerà più: anche quando canta in dialetto, anche quando gioca con l’ironia, la sua scrittura resta costruita con la precisione di chi conosce la musica dall’interno. Il ritorno a Siracusa dopo la laurea diventa il punto di svolta. Qui incontra Erlend Øye dei Kings of Convenience, che lo invita a unirsi al progetto «La Comitiva» e lo porta in tour in giro per il mondo. È il momento in cui Castello capisce che la sua Sicilia può essere internazionale senza perdere autenticità.

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Gli album del debutto e l’affermazione artistica

Quando nel 2021 pubblica «Contenta tu», il suo primo album, la critica si accorge subito che c’è qualcosa di diverso. Registrato a Berlino insieme a Lorenzo Pisoni e Leonardo Varsalona, il disco è un mosaico di dialetto, ironia, groove mediterraneo e arrangiamenti che oscillano tra vintage e contemporaneo. Non è un album che cerca il singolo facile: è un lavoro che costruisce un mondo. E quel mondo funziona. Nel 2022 arriva «Magari», realizzato con Fulminacci, che Rolling Stone Italia inserisce tra le migliori canzoni dell’anno. È il segnale che Castello non è un episodio isolato: è una voce che resterà. Il secondo album, «Pezzi della sera» (2023), segna la nascita della sua etichetta, «Megghiu Suli».

È un disco che racconta un artista più maturo, più libero, più consapevole. Le registrazioni avvengono ancora a Berlino, ma il suono si allarga: arrivano sassofoni e tastiere di Stefano Ortisi, le chitarre elettriche di Danny Bronzini, gli archi arrangiati a Napoli dal maestro Gigi Scialdone, il master di Gianni «Blob» Roma. Il titolo è un gioco di parole che tiene insieme due mondi: le sessioni serali da cui sono nate le take definitive e la tradizione gastronomica siciliana dei «pezzi» dolci e salati. È un disco che respira, che non ha fretta, che racconta la maturità senza perdere la leggerezza.

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Collaborazioni, il live come dichiarazione d’identità e il terzo album

Negli anni successivi Castello si muove con naturalezza tra progetti diversi. Collabora con Mace nel brano «Mentre il mondo esplode», insieme a Ele A, e presta la sua voce ai Calibro 35 per una nuova versione di «Lunedì cinema», storico brano di Lucio Dalla e degli Stadio. Sono collaborazioni che mostrano la sua versatilità: Castello attraversa generi diversi senza perdere la propria impronta.

Nel giugno 2025 registra al Circolo Magnolia di Milano «AMUNÌ! Marco Castello dal vivo», il suo primo album live, pubblicato in un esclusivo triplo vinile. Il disco cattura l’essenza dei suoi concerti: spontanei, giocosi, pieni di improvvisazioni e di un rapporto diretto con il pubblico. È la prova che Castello non è solo un autore da studio, ma un performer capace di trasformare ogni brano in un’esperienza condivisa.

Il 2025 è un anno prolifico: escono «Felini» con Venerus, «Editto dal sottoscoglio» e «All’acqua ghiacciata», tre singoli che anticipano «Quaglia sovversiva», il suo terzo album. Il titolo, enigmatico e ironico, suggerisce un lavoro che gioca con i contrasti: delicatezza e provocazione, radici e sperimentazione. È un disco che conferma la volontà di Castello di esplorare nuove direzioni senza perdere il legame con la propria identità. Sono in aggiornamento, e già presenti, alcune delle date del tour che lo vedranno in giro per l’Italia.

Il brano scelto: Luminarie

In «Luminarie», brano che nasce nel giorno dell’«ottava» di Santa Lucia per chiudere in modo ideale la festa della patrona di Siracusa, Marco Castello accende un piccolo teatro di sensazioni che profuma di Sicilia e di quotidiano stupore. La canzone non racconta semplicemente le luci festive: le usa come lente per osservare ciò che si muove dentro di noi quando la città si illumina e, per un attimo, sembra più morbida. Castello intreccia dialetto, jazz e immagini domestiche per restituire la fragilità di chi si lascia incantare da ciò che brilla, pur sapendo che la magia dura poco. Ne nasce un brano intimo, sospeso tra ironia e malinconia, che trasforma un dettaglio urbano in un piccolo rito emotivo.

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