Napoli saluta Angela Luce, l’omaggio della gente: «Una grande artista e una grande donna»

Chiesa gremita per i funerali

«Grande artista e grande donna»: è la frase che rimbalza tra la gente mentre Napoli accompagna Angela Luce, scomparsa ieri a 87 anni, in una mattinata di cordoglio tra Maschio Angioino e San Ferdinando. C’è un modo tutto napoletano di dire addio: non alzando la voce, ma tenendola viva.

E così, prima ancora del rito, a parlare è stata lei. Nella sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove è stata allestita la camera ardente, la voce di Angela Luce ha continuato a scorrere nelle sue interpretazioni più note della tradizione partenopea, da ‘Era de maggio’ a ‘Palomma ‘e notte’. Un sottofondo che non cercava effetto, ma presenza: quella di una cantante e attrice capace di attraversare il tempo, indimenticabile interprete del classico di Viviani.

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A ricevere le condoglianze, accanto ai quattro nipoti, anche la storica assistente e autrice Giovanna Castellano. Tra i primi a fermarsi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ha legato il ricordo al tema della memoria come responsabilità pubblica: «Angela Luce rappresenta nella maniera più giusta possibile Napoli, che è insieme grande capitale aristocratica e città di popolo. Queste perdite devono essere momenti di riflessioni sul passato ma anche di visione del futuro, Napoli è anche la grande forza di rigenerazione e continua capacità creativa. Ma dobbiamo avere memoria, una scuola che consenta di mantenere viva la tradizione: su questo forse dobbiamo fare qualche cosa i più».

La messa solenne a San Ferdinando e il messaggio del cardinale Battaglia

Poi la città si è spostata, come seguendo una stessa linea emotiva, nella chiesa di San Ferdinando, detta degli Artisti. Lì, davanti a una folla fitta, la messa solenne presieduta dal vescovo ausiliario Gaetano Castello si è aperta con un lungo messaggio inviato dal cardinale Mimmo Battaglia: «La canzone napoletana è preghiera, non sempre lo sa ma lo è. Napoli ti piange cantando ma le vite belle si trasformano in memorie di luce».

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In chiesa tanta partecipazione. L’assessore comunale al Turismo Teresa Armato ha ricordato la scelta di autonomia che l’artista seppe rivendicare in anni complessi: «È stata una donna autonoma e indipendente, in anni in cui era tutt’altro che facile fare questa scelta e lei l’ha fatta con determinazione e intelligenza». Per la Regione Campania era presente l’assessore alla Cultura Ninni Cutaia.

Luciano Schifone, ex assessore regionale allo Spettacolo, ha consegnato all’immagine dell’edificio sacro pieno il senso di una perdita condivisa: «La folla raccolta nella Chiesa degli Artisti è l’immagine più forte dell’amore della città per questa splendida interprete della più autentica tradizione della canzone napoletana. Angela Luce meravigliava sempre, a ogni esibizione, per il suo straordinario talento spontaneo e genuino, immediato dispensatore di emozioni. Pura rappresentazione della napoletanità».

L’abbraccio del teatro e della canzone

Tra i banchi, insieme ai cittadini di ogni generazione, hanno portato l’ultimo saluto anche Peppe Barra («Mancherà, non vedo ricambi quando perdiamo questi monumenti. Ma continuo a sperare nel giovani»), Lina Sastri, Benedetto Casiillo, Giacomo Rizzo, Ciro Capano, Massimo Andrei, Valentina Stella, Thayla Orefice. In mezzo alla gente anche la performer transgender romana Regina Tana, che ha distribuito colorate immaginette della artista scomparsa: un gesto minuto, diventato parte del rito.

Il profilo artistico e umano, con le tante testimonianze di stima raccolte nel tempo a cominciare dal suo maestro Eduardo De Filippo, è stato affidato alle parole di Giovanna Castellano, che le è stata accanto per venti anni: «E’ stata amata in maniera trasversale. Non c’era confine tra la donna e l’artista, sincerità e puntiglio. Talento naturale, era orgogliosa di non aver mai studiato né canto né recitazione né ballo».

Alla fine, quando i discorsi si sono fatti più brevi e i volti hanno cercato una conclusione possibile, a chiudere è stata ancora la musica: la versione sax ‘all’americana’, che tanto amava, del classico di Viviani. E le note di ‘Bammenella’ del sax di Marco Zurzolo hanno accompagnato l’ultimo applauso.

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