Il governatore promette nuovi sostegni a pioggia ignorandone le criticità
Il Movimento 5 Stelle torna alla formula che ne ha segnato una stagione politica: il sostegno economico finanziato con risorse pubbliche. Roberto Fico promette il Reddito 2.0 e lo lega alla vittoria del Campo largo alle prossime elezioni politiche. Il presidente della Regione Campania ribadisce la proposta a Napoli, a margine della conferenza stampa organizzata a Palazzo Santa Lucia per presentare «Campania Investe – Il programma per le filiere produttive», la misura destinata a sostenere lo sviluppo del sistema economico regionale. Il presidente della Regione Campania coglie l’occasione per rilanciare uno dei principali cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, inserito negli accordi programmatici della coalizione.
«Se alle prossime elezioni politiche vincerà il Campo largo, il Reddito 2.0 sarà realizzato perché è un accordo di programma», assicura Fico. Una promessa che riapre il confronto sull’impiego delle risorse pubbliche e sull’efficacia di una politica che torna a puntare sui sussidi come strumento di sostegno economico.
I 34 miliardi di spesa e il fallimento delle politiche per il lavoro
Il precedente, tuttavia, non può essere ignorato. Tra il 2019 e il 2023, Reddito e Pensione di cittadinanza hanno assorbito oltre 34 miliardi di euro di risorse pubbliche. Una spesa gigantesca, accompagnata dal fallimento delle politiche attive del lavoro che avrebbero dovuto favorire l’inserimento occupazionale dei beneficiari e contribuire a contrastare la disoccupazione. L’obiettivo era affiancare al sostegno economico percorsi concreti verso un impiego, ma i risultati sono stati ben lontani dalle aspettative. A completare il quadro, le falle nei controlli e una montagna di euro indebitamente richiesti o percepiti, emersi attraverso gli accertamenti della Guardia di Finanza.
Il governo Meloni ha successivamente superato il Reddito di cittadinanza, introducendo l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro, con requisiti differenti e una distinzione più marcata tra assistenza alle famiglie in difficoltà e percorsi destinati alle persone in grado di lavorare. Una riforma concepita anche per correggere le criticità del precedente sistema, senza rinunciare alla tutela economica delle fasce più fragili.
Il problema, del resto, non è garantire un aiuto a chi ne ha realmente bisogno, ma evitare che l’assistenza si trasformi in un meccanismo di distribuzione di risorse pubbliche incapace di offrire prospettive occupazionali concrete. Ed è proprio alla luce dell’esperienza precedente che il Reddito 2.0 annunciato da Fico solleva interrogativi sulla sua efficacia e sostenibilità.
Fico difende l’indifendibile
Il governatore campano, invece, rivendica l’impostazione originaria della misura e attribuisce alla caduta dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte il mancato completamento del progetto. «Quando approvammo il Reddito di cittadinanza, avevamo previsto un piano integrato che comprendeva il sostegno al reddito, la formazione e l’occupabilità», sostiene Fico.
«A un certo punto il governo Conte è caduto e il percorso si è interrotto proprio mentre stavamo destinando due miliardi ai Centri per l’impiego italiani per consentire loro di lavorare su questo progetto», spiega il presidente della Regione, aggiungendo che «chi è arrivato dopo non ha dato un forte mandato a completare questo progetto».
La ricostruzione di Fico presenta dunque il Reddito 2.0 come il recupero di un piano rimasto incompiuto. Ma il riferimento alla caduta del governo Conte non basta, da solo, a spiegare i risultati deludenti delle politiche di accompagnamento al lavoro né le irregolarità emerse nell’erogazione dei benefici.
«Io dico che bisogna riprendere quel progetto, comprendere un po’ meglio i limiti ma cercare di portarlo avanti fino alla fine. Era un progetto che partiva e doveva essere completato. Ciò non è avvenuto perché è caduto il Governo», conclude Fico.
Il Movimento 5 Stelle torna così a proporre una misura che ha già comportato una spesa pubblica imponente, accompagnata da problemi nei controlli e risultati occupazionali deludenti. Un’esperienza che dovrebbe bastare a chiudere definitivamente la stagione del Reddito di cittadinanza, anziché riproporlo sotto un’altra denominazione.




