Ucraina, il centrosinistra non trova l’intesa ma festeggia perché si ignorano a vicenda

Per Elly Schlein «è un passo avanti»

Se l’obiettivo è restare alleati a tutti i costi, anche non litigare e sopportarsi può diventare un successo. È quanto sembra emergere dal voto parlamentare sull’Ucraina, dove Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno evitato di bocciarsi reciprocamente pur mantenendo posizioni differenti. Un risultato che nel centrosinistra viene interpretato come un progresso verso l’unità.

Per la prima volta, le forze del campo largo hanno rinunciato a contrastarsi apertamente in Aula sulla questione ucraina. Ciascun partito ha presentato una propria risoluzione, ma sui passaggi relativi a Kiev il Pd si è astenuto sui documenti di M5S e Avs, che hanno fatto altrettanto nei confronti dei democratici. In passato, invece, le rispettive proposte erano state bocciate dagli alleati. Una tregua parlamentare che non cancella le divergenze e che potrebbe rispondere più alla convenienza di mantenere in piedi la coalizione che a un’autentica convergenza politica. Del resto, non ostacolarsi reciprocamente è ben diverso dal condividere la stessa posizione.

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Schlein e Fratoianni esultano

Per Elly Schlein, tuttavia, il risultato merita di essere rivendicato. «È un passo in avanti», ha dichiarato la segretaria del Pd. «Penso sia il frutto del lavoro unitario e delle discussioni che stiamo facendo tra di noi. Si continua a lavorare per l’unità». Ancora più soddisfatto Nicola Fratoianni, esponente di Avs: «È un passone in avanti sull’alleanza». Dichiarazioni che sembrano attribuire all’assenza di uno scontro un significato politico superiore alla sua effettiva portata. Il problema di fondo, infatti, rimane irrisolto: il Partito democratico sostiene l’invio di armi all’Ucraina, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono contrari. Una distanza che continua a impedire la presentazione di una risoluzione comune.

Qualche cambiamento emerge invece dal linguaggio utilizzato nei documenti. Fratoianni ha invitato a «leggere il testo in quel punto nelle tre risoluzioni», sottolineando che «è diverso dalle precedenti». A giugno, per esempio, il Movimento 5 Stelle chiedeva di «interrompere gli aiuti militari» all’Ucraina, mentre nella nuova formulazione sostiene che «il continuo invio di armamenti contribuisce ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace». Una posizione espressa in termini meno categorici, senza però arrivare a condividere quella dei democratici. Il Pd continua infatti a ribadire il «pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie», mentre Avs ha scelto una formulazione meno divisiva, chiedendo di superare «la logica dell’escalation militare».

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Il nervosismo dei riformisti

Le differenze nei toni hanno dunque consentito di evitare un nuovo scontro dopo i botta e risposta della vigilia, ma non hanno prodotto un’intesa sul merito. A confermare quanto delicato rimanga l’equilibrio interno alla coalizione è anche il comportamento dell’ala riformista del Pd, particolarmente determinata a sostenere la prosecuzione degli aiuti militari. Al momento del voto sulle risoluzioni di M5S e Avs, i parlamentari di quest’area hanno preferito uscire dall’Aula. Un altro elemento che rende difficile interpretare il risultato come il superamento delle divisioni politiche.

Il confronto sull’Ucraina resta difficile

A occuparsi del confronto con gli alleati sull’Ucraina, per conto del Pd, è il responsabile Esteri Peppe Provenzano. «Il voto dimostra che c’è stato un significativo passo avanti, credo molto importante», ha dichiarato. Lo stesso dirigente democratico riconosce tuttavia che la questione rimane aperta: «Un avvicinamento verso la risoluzione di un nodo politico che, comunque, resta demandato al tavolo della coalizione. La linea testardamente unitaria prosegue».

In Aula, intanto, Schlein ha confermato la linea del suo partito: «Abbiamo sempre sostenuto il diritto dell’Ucraina a difendersi da una invasione criminale». La segretaria ha quindi insistito sulla necessità di affiancare al sostegno a Kiev un’iniziativa negoziale: «Per costruire la pace non bisogna aspettare che cada l’ultimo missile, serve uno sforzo diplomatico e politico dell’Ue». Dal Movimento 5 Stelle, invece, il capogruppo Riccardo Ricciardi ha attaccato il governo: «La prima parte del vostro ragionamento, inviare armi e poi trattare, l’avete messa in atto. Ma quando arriva la seconda parte, quella della trattativa?».

La tregua consente ai partiti di preservare la prospettiva dell’alleanza senza rinunciare alle rispettive posizioni. Un equilibrio politicamente conveniente, soprattutto all’opposizione, dove è possibile evitare le fratture senza essere chiamati ad assumere decisioni comuni. Ma per una coalizione che aspira a proporsi come alternativa di governo, la capacità di convivere con le proprie contraddizioni non può sostituire quella di compiere scelte condivise. E sull’Ucraina quella prova resta ancora tutta da affrontare.

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