Il legale: «Fratture compatibili con una caduta di almeno 8 metri»
Una caduta da diversi metri e poi lo spostamento all’esterno del cantiere. L’autopsia sul corpo di Salvatore Calignano rafforza la ricostruzione al centro dell’inchiesta sulla morte dell’operaio a Caivano. Il carpentiere di 61 anni, residente a Orta di Atella, era rimasto gravemente ferito mentre lavorava sul tetto di un capannone industriale ed è morto il giorno successivo in ospedale. Le condizioni conseguenti alla caduta, secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali, non gli avrebbero consentito di raggiungere autonomamente il punto in cui venne trovato dai soccorritori.
«Sono emerse fratture allo sterno, al bacino, al polso e all’osso sacro compatibili con una caduta da un’altezza considerevole, di almeno 8 metri, che sicuramente non gli potevano consentire una deambulazione autonoma», ha spiegato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Calignano. Agli accertamenti ha partecipato anche Luca Scognamiglio, medico legale nominato dalla famiglia. Gli investigatori stanno quindi cercando di stabilire come Calignano sia arrivato all’esterno del cantiere, nel punto in cui venne soccorso. L’ipotesi è che possa essere stato spostato dopo la caduta.
«Sono caduto dalla scala»
Un altro elemento arriva dal racconto dei sanitari intervenuti per soccorrere Calignano. Prima del ricovero, si apprende da un articolo de «il Mattino», il carpentiere avrebbe detto: «Sono caduto dalla scala…». Una frase sulla quale gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza, anche perché nella zona in cui venne trovato non sarebbero state presenti scale. Resta quindi da comprendere perché il 61enne abbia fornito quella versione e in quali condizioni l’abbia pronunciata.
La moglie ha riferito che Calignano era impegnato in un lavoro sul tetto del capannone, dove doveva essere posata una guaina in vista dell’installazione di pannelli solari. Anche le tracce di sangue individuate nell’area sono entrate nella ricostruzione degli investigatori. Restano inoltre da chiarire le circostanze nelle quali furono allertati i soccorsi: qualcuno chiamò il 118, ma quando arrivò l’ambulanza nessuno sarebbe rimasto sul posto per assistere il lavoratore o fornire indicazioni ai sanitari.
Tre indagati, saranno analizzati i cellulari
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Sabrina Navarro della Procura di Napoli Nord. Risultano indagati Antonio e Nicola Frezza, proprietari del capannone e assistiti dall’avvocato Giuseppe Toraldo, e Michele De Rosa, datore di lavoro di Calignano, difeso dall’avvocato Ferdinando Letizia. A tutti e tre viene contestato l’omicidio colposo in cooperazione, aggravato dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Nei confronti di De Rosa è stata inoltre formulata l’ipotesi di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. I tre indagati si sono detti disponibili a collaborare con gli inquirenti.
Un passaggio importante è atteso per il 15 ottobre, quando al Tribunale di Napoli Nord sarà conferito l’incarico per effettuare la copia forense dei tre telefoni cellulari sequestrati. Gli investigatori intendono verificare le conversazioni avvenute prima, durante e dopo l’incidente e cercare riscontri sulla dinamica dei fatti, sulle condizioni di lavoro e sull’eventuale alterazione dello stato dei luoghi. Tra gli aspetti da approfondire c’è anche il rapporto di lavoro di Calignano, che risultava assunto dal 1° ottobre, appena un giorno prima dell’incidente. Resta infine da chiarire che fine abbia fatto il borsello dell’operaio, nel quale erano custodite le chiavi dell’automobile e dell’abitazione. Anche questo elemento è entrato negli accertamenti.




