Le aziende chiedono maggiori tutele per il settore in Europa
Aumentare la produzione di benzina e gasolio per provare a ridurre i prezzi alla pompa. È la strada scelta dal Governo, che ha convocato i rappresentanti delle 13 raffinerie italiane nel pieno di una nuova impennata delle quotazioni petrolifere. Il confronto si svolge mentre i timori di un nuovo attacco americano all’Iran spingono nuovamente verso l’alto il prezzo del greggio, anche se in Italia non si registrano nuovi rincari dei carburanti.
All’incontro, convocato nel pomeriggio di ieri dai ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, hanno partecipato Innovhub, Iplom, Q8, Ludoil, Saras, Alma Petroli, Eni, Gruppo Api, Sonatrach e l’associazione di categoria Unem. Sul tavolo anche la possibilità di incrementare la produzione di jet fuel, oltre a quella dei carburanti destinati alla circolazione stradale.
I raffinatori: «Pronti a verificare ogni aumento della produzione»
La disponibilità delle imprese arriva dal presidente dell’Unem, Gianni Murano, secondo il quale il settore è «pronto a verificare ogni ulteriore aumento della produzione tecnicamente realizzabile, attraverso una valutazione impianto per impianto». Un’apertura accompagnata, tuttavia, dalla necessità di intervenire sulle regole comunitarie: «Ulteriori incrementi di produzione saranno possibili qualora a livello europeo si individueranno modifiche alle specifiche tecniche dei prodotti».
Secondo le stime dei raffinatori, una revisione delle specifiche permetterebbe agli impianti italiani di aumentare la produzione tra 1 e 1,5 milioni di tonnellate all’anno. Su scala europea, l’incremento complessivo potrebbe raggiungere 15 milioni di tonnellate, riducendo la dipendenza dalle forniture estere. Attualmente l’Europa importa 60 milioni di tonnellate di prodotti raffinati: la maggiore capacità produttiva consentirebbe quindi di abbattere le importazioni del 25%.
Le aziende chiedono anche un cambiamento nell’approccio dell’Unione europea verso il comparto. La raffinazione, sostengono, dovrebbe essere riconosciuta come un settore strategico e adeguatamente tutelata, mentre finora sarebbe stata considerata un’attività destinata alla progressiva chiusura.
Accise mobili, il Governo mantiene la prudenza
Parallelamente al confronto con le raffinerie, resta aperta la possibilità di intervenire sulla tassazione dei carburanti. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo assicura che il tema degli sconti attraverso il meccanismo delle accise mobili «non è abbandonato», senza però annunciare provvedimenti immediati.
Più prudente la posizione di Pichetto Fratin, che richiama l’attenzione sull’impatto finanziario di un eventuale intervento. «Sono operazioni molto costose e di breve periodo, quindi si tratta anche di capire com’è lo scenario complessivo internazionale», osserva il ministro. La valutazione resta dunque legata sia alle risorse necessarie sia all’evoluzione delle tensioni internazionali che continuano a condizionare il mercato petrolifero.
I benzinai chiedono un price cap per legge
Sul fronte della distribuzione, intanto, torna lo scontro attorno al price cap introdotto dai grandi gruppi petroliferi. Le organizzazioni dei gestori contestano questo meccanismo, ritenendo che penalizzi le piccole imprese del settore, e chiedono un intervento legislativo capace di garantire condizioni di mercato più equilibrate.
«Un vero price cap – scrivono Faib Confesercenti e Fegica -, introdotto per via legislativa, con una struttura idonea a preservare sia l’approvvigionamento sia il funzionamento concorrenziale del mercato, è la strada maestra». La richiesta punta quindi a sostituire le iniziative delle singole compagnie con un sistema definito dalla legge.
A complicare il quadro è il nuovo rialzo delle quotazioni internazionali del greggio. Il Wti americano guadagna il 5,05%, raggiungendo 92,7 dollari, mentre il Brent sale del 5,04% e tocca 105,3 dollari. Un’accelerazione alimentata dall’ipotesi di un nuovo attacco statunitense all’Iran, che riporta pressione sui mercati energetici. Alla pompa, almeno per il momento, non si registrano aumenti: in Italia il prezzo della benzina risulta in lieve calo, mentre quello del gasolio resta stabile.




