Legge elettorale, via libera definitivo della Camera: il centrodestra porta a casa la riforma

La maggioranza supera anche la prova del voto segreto

La nuova legge elettorale è realtà. Dopo tre passaggi parlamentari, la Camera dà il via libera definitivo alla riforma voluta dal centrodestra, che reintroduce le preferenze, disciplina la scelta del candidato premier e introduce nuove misure per favorire la stabilità politica. Il provvedimento viene approvato con 227 voti favorevoli e 164 contrari, con la maggioranza che supera anche la prova del voto segreto, confermando la propria compattezza. Il testo arriva all’approvazione definitiva dopo le modifiche introdotte dal Senato, che ha previsto le preferenze con i capilista bloccati e innalzato il numero delle firme necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per partecipare alle elezioni.

Il voto si conclude tra gli applausi del centrodestra e le proteste delle opposizioni, che espongono alcuni cartelli nell’Aula di Montecitorio. Presenti i ministri Gianmarco Mazzi, Orazio Schillaci, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Eugenia Roccella, Carlo Nordio, Alessandro Giuli, Luca Ciriani, Gilberto Pichetto Fratin, Antonio Tajani, Francesco Lollobrigida e Tommaso Foti, oltre a diversi viceministri e sottosegretari. In Aula anche i principali leader del campo largo eletti alla Camera: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Pieni i banchi sia della maggioranza sia dell’opposizione.

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Meloni: «Restituiamo ai cittadini il potere di scegliere»

A rivendicare il risultato è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che affida ai social un lungo intervento sulle novità della riforma e sugli obiettivi politici della maggioranza: «Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta».

La premier sottolinea anche l’importanza delle disposizioni destinate a favorire la continuità dell’azione di governo: «Allo stesso tempo introduciamo regole pensate per favorire la stabilità e la coerenza parlamentare di qualunque governo, indipendentemente dal suo colore politico. Perché chi vince le elezioni deve poter governare, e chi viene eletto deve rispondere agli elettori che lo hanno scelto. Introduciamo anche il voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari, nei casi previsti dalla legge: una risposta concreta a una richiesta avanzata da tanti cittadini, soprattutto giovani, che vivono lontano dal proprio Comune di residenza».

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Meloni collega quindi la riforma alla necessità di rafforzare il rapporto tra elettori e istituzioni: «Governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani. E a chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini. Avanti così».

Tajani: «Sì a governi duraturi, no alle alchimie di palazzo»

Soddisfazione anche da parte del vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, che su X rivendica il significato politico dell’approvazione definitiva. «La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale. Il centrodestra offre agli italiani un sistema di voto per continuare a garantire al Paese la stabilità politica necessaria a rafforzare l’immagine di un’Italia credibile e affidabile anche a livello internazionale. Diciamo sì a governi duraturi e in grado di realizzare i programmi presentati ai cittadini, diciamo no a quelle alchimie di palazzo tanto care alla sinistra che tradiscono le scelte degli elettori».

Parlando successivamente con i giornalisti alla Camera, Tajani si sofferma sull’esito del voto segreto e sull’assenza di defezioni nella maggioranza: «Lo avevo detto io che non ci sarebbero stati franchi tiratori, sono stato un buon profeta. Siamo assolutamente contenti». Il leader azzurro ribadisce il concetto anche rispondendo a una domanda sui prossimi incontri del centrodestra in vista della manovra: «Abbiamo portato a casa un risultato, non ci sono stati franchi tiratori, capisco che a qualcuno dispiaccia». Interpellato sulla possibilità di candidarsi con il sistema delle preferenze, evita invece di anticipare decisioni sulle liste: «Parlare di liste è un po’ prematuro. Io sono stato sempre eletto con le preferenze, sei volte al Parlamento europeo, per me le preferenze non sono un problema».

Le opposizioni contestano preferenze, firme e parità di genere

Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni, che durante le dichiarazioni di voto contestano diversi aspetti del provvedimento. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein accusa la maggioranza di aver modificato le regole per favorire i propri candidati, richiamando anche il presidente statunitense Donald Trump. Tra i punti più contestati figura l’aumento delle firme necessarie ai partiti che si presentano per la prima volta, insieme all’impossibilità di raccoglierle digitalmente. La leader dem critica inoltre la presenza dei capilista bloccati e accusa la maggioranza di aver compromesso la parità di genere.

Critiche analoghe arrivano dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, secondo il quale il nuovo meccanismo non garantirebbe agli elettori un’effettiva libertà di scelta. «Sono preferenze fasulle, non prendiamo in giro gli italiani», afferma il leader pentastellato, sostenendo che oltre l’80% dei componenti del prossimo Parlamento sarebbe deciso dalle segreterie dei partiti. Conte attacca inoltre la disciplina dei capilista, che a suo giudizio consentirebbe di assegnare tutti quei posti a candidati uomini, e rivolge a Meloni un’accusa sul tema della rappresentanza femminile.

Le contestazioni non modificano tuttavia l’esito del voto. Con l’approvazione definitiva della Camera, la maggioranza conclude il percorso parlamentare della riforma elettorale, rivendicando un sistema che punta a conciliare la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze, una più ampia partecipazione al voto e la stabilità dei futuri governi.

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