I legali: «I bambini non sono pacchi da trasferire»
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha convalidato l’allontanamento dei tre figli di Pietro Loffredo, padre di Fortuna, la bambina di sei anni uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano. I minori, di 7, 4 e 2 anni, restano collocati in una casa famiglia. Il provvedimento riguarda anche la compagna di Loffredo, Giovanna Orta, ed era stato adottato dopo l’intervento dei servizi sociali di Lanciano dello scorso 17 settembre. Nella decisione viene richiamato lo «stato di abbandono in cui si trovavano» i bambini. I giudici hanno inoltre incaricato i servizi sociali «di compiere una dettagliata indagine sociale sul nucleo familiare e di verificare la condizione dei minori e dei genitori», attivando gli interventi ritenuti necessari in considerazione della loro situazione.
I legali: «Criticità abitative già risolte»
La decisione viene duramente contestata dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali di Loffredo e Orta. «È inaccettabile che tre bambini siano allontanati dalla propria famiglia a causa di alcune criticità abitative che sono state immediatamente ed adeguatamente affrontate e risolte e che potevano essere risolte anche senza portare via i bambini». I due legali mettono in discussione soprattutto il protrarsi della permanenza in casa famiglia: «A cosa serve prolungare questa separazione? I servizi sociali non possono operare in sostegno dei genitori senza infliggere ai minori il trauma di restare ancora e chissà per quanto in casa famiglia».
Secondo la difesa, nel frattempo sarebbero emersi elementi che avrebbero dovuto condurre a una diversa valutazione della situazione. Gli avvocati chiedono che «si accendano i riflettori su tale vicenda» e sostengono che, «alla luce dei fatti sopravvenuti e degli elementi positivi emersi», sarebbe stato necessario consentire l’immediato rientro dei bambini.
«Una difficoltà momentanea»
«Non si può trasformare una difficoltà momentanea e rimediabile in una condanna per un’intera famiglia. L’allontanamento dei figli dai genitori è sempre una misura estrema», affermano Angelo e Sergio Pisani. Per i due legali, una volta affrontate le criticità dell’abitazione occorrerebbe chiarire «quale esigenza concreta imponga ancora di tenere questi bambini lontani dai loro affetti». La richiesta è quella di proseguire, se necessario, con «sostegni e verifiche, senza prolungare inutilmente una separazione così dolorosa». «Colpisce soprattutto la conferma del collocamento in comunità – evidenziano i legali – anche a scopo istruttorio, mentre si dispongono ulteriori accertamenti e si riconoscono il buon rendimento scolastico della figlia maggiore e la collaborazione successiva dei genitori».
Angelo e Sergio Pisani annunciano quindi «reclamo ed ogni difesa possibile fino a ricorrere in Cassazione e alle Corti internazionali e tutte le sedi competenti». «I bambini non sono pacchi da trasferire da una casa a una comunità. Sono persone, con affetti, legami e diritti», concludono i legali della famiglia Loffredo.




