Ospedale del Mare, la denuncia: «Barella a pagamento al Pronto soccorso»

Una novantenne in codice arancione, 400 euro per una lettiga

Dalla denuncia di una cittadina prende forma un quadro allarmante sulla sanità campana: all’Ospedale del Mare: barelle insufficienti o difficili da collocare, mezzi di soccorso bloccati per ore e familiari avvicinati da soggetti che offrirebbero lettighe a pagamento. Una vicenda sulla quale l’Asl Napoli 1 promette ora attenzione e vigilanza. A raccontarlo è Ornella A., che riferisce a Fabrizio Geremicca del Corriere del Mezzogiorno quanto accaduto nei giorni scorsi, quando insieme al marito ha dovuto accompagnare d’urgenza la suocera novantenne al nosocomio di Ponticelli, il più nuovo tra gli ospedali napoletani. La donna descrive una scena che, a suo dire, si ripeterebbe all’esterno e nei pressi del Pronto soccorso.

«Le barelle – racconta – al Pronto soccorso dell’Ospedale del Mare non sono sufficienti per i malati accompagnati dalle ambulanze e quando si arriva lì ci sono queste persone orribili, che lavorano per le ditte di ambulanze private. Si avvicinano mentre tu stai magari con tua mamma malata ed in codice arancione e ti chiedono se l’hanno sbarellata. Poi ti propongono una barella per 30 o 40 euro l’ora, che ti noleggiano loro. Noi, nella tragicità del momento, siamo rimasti scioccati. Abbiamo pagato circa 400 euro affinché la nostra congiunta novantenne in codice arancione potesse stare per tutta la notte su una barella del Pronto soccorso. Se non lo avessimo fatto, sarebbe rimasta a terra».

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Secondo la testimonianza, non si tratterebbe di un episodio isolato. «Stessa disavventura – riferisce Ornella – è capitata ad un mio amico che aveva dovuto recarsi d’urgenza al Pronto soccorso con la mamma, sempre all’Ospedale del Mare». Il racconto restituisce l’idea di una prassi ritenuta ormai ben rodata, che consentirebbe a chi la gestisce di lucrare cifre considerevoli. Da qui le domande rivolte ai vertici sanitari: «Mi chiedo come sia possibile che tutto ciò sia permesso e che la direzione sanitaria non intervenga». E ancora: «Vi prego, fate qualcosa. Ci sono tanti malati in questa situazione e io come cittadina non riesco a tollerare questo lucro camorristico sulla pelle delle persone». «Stamattina (sabato, ndr) questi soggetti erano tutti fuori l’ospedale, a riscuotere e distribuire biglietti da visita. Mi chiedo come sia possibile tutto ciò».

Due questioni aperte al Pronto soccorso

La testimonianza pone l’accento su due questioni, entrambe molto rilevanti. La prima riguarda l’impossibilità di alloggiare adeguatamente sulle barelle degli ospedali chi arrivi in Pronto soccorso. È proprio questa difficoltà a creare, secondo il racconto, il terreno favorevole all’agire dei delinquenti che noleggiano le barelle e alla disperazione dei familiari dei pazienti, che accettano l’estorsione pur di garantire assistenza ai propri cari.

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Lo stesso problema determina inoltre, come ha più volte evidenziato in note ufficiali ai vertici dell’Asl Giuseppe Galano, direttore del 118, il fenomeno del «sequestro» delle barelle nei Pronto soccorso degli ospedali. In sostanza, quando arriva il mezzo di soccorso e il paziente viene trasferito in ospedale con la lettiga dell’ambulanza, resta lì sopra per ore. La barella non torna indietro, non viene restituita all’equipaggio dell’ambulanza e il risultato è che il mezzo rimane parcheggiato e fermo per ore all’esterno dell’ospedale, senza poter svolgere altri interventi di soccorso in città.

Il nodo delle ambulanze private e la risposta dell’Asl

La seconda questione sollevata dalla testimonianza di Ornella riguarda l’invadenza del personale delle ambulanze private, che non di rado si trasformerebbe in stalking e persecuzione ai danni dei familiari dei ricoverati. In passato, viene ricordato, si sono verificate persino risse all’esterno del Pronto soccorso tra gli equipaggi di tali ambulanze per accaparrarsi un paziente e un trasporto. Un tema che rimanda a sua volta alle strategie messe in campo, o non messe in campo, dai dirigenti dei nosocomi campani per tenere a bada la prepotenza e l’invadenza di questi soggetti.

«Non è corretto affermare – dice Gaetano Gubitosa, che da alcuni mesi è il direttore generale dell’Asl Napoli 1 al Corriere del Mezzogiorno – che non ci siano abbastanza barelle all’Ospedale del Mare. Il problema vero è che non c’è sufficiente spazio dove metterle. L’afflusso di pazienti al Pronto soccorso sta andando ben oltre le previsioni che furono fatte quando fu realizzato l’ospedale, anche a causa della chiusura di diversi Pronto soccorso dell’Area vesuviana e di quello del Loreto Mare, che peraltro tra non molto riapriremo. Le barelle ci sono, ma non sappiamo dove sistemarle e per questo sono in corso interventi per ricavare nuove aree».

Gubitosa aggiunge di non essere a conoscenza del fenomeno del noleggio delle lettighe. «Tuttavia – garantisce – certamente sensibilizzerò la direzione sanitaria dell’Ospedale del Mare a vigilare affinché tali episodi non si ripetano».

Sangiuliano e Pisacane: «Tragedia della malasanità campana»

Sulla vicenda intervengono anche Gennaro Sangiuliano, capogruppo di FdI alla Regione Campania, e il consigliere Raffaele Maria Pisacane, segretario della commissione sanità, che attaccano la gestione complessiva del sistema sanitario regionale: «Dopo la grancassa mediatica dell’uscita dal piano di rientro sui cui meriti litigano Fico e De Luca, mentre il merito appartiene al solo ministro Schillaci, ci risvegliamo quotidianamente nella tragedia della malasanità campana. La vicenda del piccolo Domenico al Monaldi e poi ora la sconcertante storia del fitto delle barelle all’Ospedale del Mare che se non fosse tragica sarebbe degna di una commedia all’italiana».

«La sanità campana sconta un decennio di assenza del merito che ha visto collocare nei vertici gestionali gli “amici degli amici” piuttosto che persone titolate e competenti. Pur in presenza di una eccellente qualita’ del personale medico e paramedico i nostri ospedali scontano l’arroganza della politica. È necessario abbandonare ingiustificati toni trionfalistici e avviare un lavoro serio per voltare pagina partendo dallo smantellamento degli apparati clientelari che regnano negli ospedali campani».

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