Incontro l’8 aprile per valutare un accordo
Dopo la richiesta di “bonario componimento” da tre milioni di euro avanzata per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il Monaldi di Napoli si dice pronto a un incontro con i legali per avviare una trattativa sulla vicenda. Il bambino è deceduto il 21 febbraio nell’ospedale napoletano, dove era stato sottoposto a un trapianto di cuore poi fallito. A inizio marzo l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo-Marcolino, ha presentato un’istanza risarcitoria da tre milioni di euro.
Adesso, riferisce il legale, l’ufficio Affari Legali del Monaldi ha comunicato la disponibilità a un confronto per valutare una definizione stragiudiziale. «Apprezziamo che il Monaldi, dopo la nostra lettera dei giorni scorsi, sia tornato repentinamente sui suoi passi e abbia accettato di incontrarci per provare a trovare una definizione stragiudiziale alla vicenda», ha detto Petruzzi all’Ansa. «Il giorno 8 aprile alle 9 saremo al tavolo per discutere fattivamente della questione».
I punti sollevati dal legale
«A riprova della bontà di questa difesa – sottolinea Petruzzi – si evidenzia come il Monaldi stesso abbia ringraziato per aver evidenziato conflitti di interessi all’interno del comitato di valutazione sinistri in quanto uno dei medici legali coinvolti era anche stato nominato da uno degli indagati». Sempre secondo il professionista, l’ospedale avrebbe «che si adopererà per verificare queste incompatibilità e sanarle. Speriamo che questo sia il primo passo di un percorso condiviso e che il Monaldi abbia compreso come le prese di posizione in questa vicenda non siano utili a nessuno».
In un’intervista rilasciata a Canale 9, l’avvocato ha aggiunto che «Il Monaldi in questo momento non è neanche assicurato, è in regime di “autotutela”». «Mi è stato riferito dall’ufficio affari legali – ha detto ancora Petruzzi – dalla coordinatrice del comitato valutazioni sinistri, che la compagnia che assicurava il Monaldi aveva chiesto 14 milioni di euro per la polizza ed è già da qualche anno che sono senza assicurazione». «Se poi – ha aggiunto Petruzzi – in un eventuale giudizio, la condanna al risarcimento dovesse essere più alta, allora dovranno spiegare alla Corte dei conti perché non hanno pagato quella cifra».
La direttrice generale: «Abbiamo avuto sempre una posizione corretta»
Sulla vicenda è intervenuta anche Anna Iervolino, direttrice generale dell’azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, in un’intervista a Sky TG24. «Noi abbiamo avuto sempre una posizione corretta e ispirata al rispetto rigoroso della legge, dei comportamenti e dei procedimenti amministrativi. L’avvocatura interna sta seguendo questa pratica e sicuramente farà tutto quello che deve fare per definire questo procedimento amministrativo, incluso incontrare i legali e avviare con loro una trattativa. Da direttore generale posso soltanto auspicare che queste trattative siano svolte in un clima di serenità e di collaborazione tra le parti, quanto meno di rispetto delle persone, dei ruoli e anche dell’istituzione».
Iervolino ha quindi escluso attriti con i familiari del bambino: «Non c’è mai stata contrapposizione tra l’azienda e la famiglia, anzi siamo stati sempre molto vicini e lo siamo tutt’ora. Ne comprendiamo il dolore, è anche nostro». Infine ha concluso: «Sono vicina come azienda e come madre al loro dolore, lo sento sulla mia pelle, nulla può restituire Domenico alla sua famiglia ma possiamo entrambi lavorare sul miglioramento della sanità pubblica e soprattutto sulla salvaguardia di questo bene incommensurabile che è un’azienda di alta specializzazione che ha un ruolo strategico in tutta la sanità campana e che devo dire, nonostante tutto, non si è mai fermata».
Le altre istanze annunciate da Petruzzi
Francesco Petruzzi ha infine annunciato di essere in procinto di presentare al Monaldi altre tre richieste di risarcimento «per circa 10 milioni di euro». Le domande di «componimento bonario», ha spiegato, riguarderanno «la morte di altri tre bimbi verificatesi al Monaldi, uno dei quali sottoposto a trapianto di cuore, determinate da un’infezione da batterio nosocomiale».




