L’auspicio del colonnello: «Emerga la verità sulla morte di Angelo»
C’è un prima e un dopo nella vicenda del colonnello Fabio Cagnazzo: prima le accuse di omicidio e depistaggio, poi il proscioglimento deciso dal gup di Salerno. In mezzo, anni di silenzio, sofferenza e una carriera travolta dall’inchiesta. È la sera del 5 settembre di sedici anni fa quando, a Pollica-Acciaroli, in provincia di Salerno, colpi di pistola uccidono Angelo Vassallo, il sindaco ‘pescatore’ noto per il suo ambientalismo. Di lì a pochi giorni avrebbe compiuto 57 anni. Intorno alle 22.15, alla guida della sua station wagon grigia nella frazione costiera di Acciaroli, sta rientrando a casa quando viene fermato da qualcuno. Abbassa il finestrino e viene colpito da nove proiettili esplosi da una pistola baby Tanfoglio, mai ritrovata.
Le indagini partono dalla procura di Vallo della Lucania e poi passano a quella di Salerno. Negli anni, l’inchiesta della Dda esplora diverse piste, tra cui quella che collega l’omicidio a interessi illeciti, in particolare legati allo spaccio di droga, in una località turistica molto frequentata durante l’estate.
L’inchiesta e le accuse
Il 7 novembre 2024 viene eseguita un’ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti di Romolo Ridosso, Giuseppe Cipriano, Fabio Cagnazzo e Lazzaro Cioffi. Ma il colonnello Cagnazzo non è un carabiniere qualunque: si è distinto negli anni alla guida del reparto di Castello di Cisterna, dove ha arrestato numerosi latitanti di rilievo e condotto operazioni e sequestri milionari contro i clan protagonisti della faida tra Secondigliano e Scampia. E il suo arresto fa clamore, parte anche l’immancabile gogna mediatica.
Per il colonnello, l’inchiesta ha avuto conseguenze immediate e pesantissime anche sul piano personale. Dopo il trasferimento in carcere, Cagnazzo resta detenuto per sette mesi, fino a quando la Cassazione dispone il primo annullamento della misura cautelare, mettendo in evidenza le criticità dell’indagine e, in particolare, delle accuse formulate nei suoi confronti. A questo si aggiunge un altro passaggio favorevole, arrivato prima ancora della definizione dell’udienza preliminare. A gennaio, infatti, il Tar del Lazio annulla il decreto con cui il ministero della Difesa, nell’ottobre 2025, aveva disposto per Cagnazzo la sospensione precauzionale dal servizio.
Venerdì, finalmente, la svolta. Arriva la decisione del gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi: Cagnazzo, difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, viene prosciolto in sede di udienza preliminare dalle accuse di omicidio e depistaggio. Il giudice respinge la richiesta della procura per «assenza di una ragionevole previsione di condanna».
«Sono stato distrutto»
In un’intervista concessa a Manuela Galletta su «La Stampa», il colonnello racconta il peso di anni segnati da accuse gravissime. «Rimango sereno, come quando sono rimasto sereno dopo la telefonata di uno dei miei avvocati che mi comunicava la notizia della mia archiviazione».
Il riferimento alle accuse come possibile mandante dell’omicidio Vassallo e al depistaggio segna profondamente il racconto personale: «È stata durissima. Sono stato distrutto, umanamente e professionalmente. Ma voglio dire che per il trattamento giudiziario che ho avuto non ho rancore per nessuno. Anche se non posso negare che è stata durissima, ma ho scelto di rimanere in assoluto silenzio e di aspettare che la giustizia, in cui, da servitore dello Stato credo fermamente, facesse il suo corso. La cosa che mi ha fatto più male è che il mio operato è stato frainteso e strumentalizzato. Io mi sono sempre adoperato in buona fede, ed è tutto ampiamente documentato. Angelo era un amico, tra noi c’era davvero rispetto reciproco».
La carriera e il futuro
Le conseguenze sul lavoro sono state pesanti: «La mia vita professionale è stata penalizzata, distrutta senza se e senza ma. Io però sono nato carabiniere. Essere carabiniere è la mia identità, mai e poi avrei messo in discussione la fedeltà all’Arma e allo Stato». La forza di lottare, racconta, «mi è stata data innanzitutto dai miei familiari, dalla mia coscienza e dai miei amici, quelli veri, quelli di sempre».
Nonostante il lungo percorso giudiziario, la convinzione non è mai venuta meno: «In questi anni, pur segnati da un dolore profondo, ho sempre creduto che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori. Ho combattuto per la verità nella mia storia di carabiniere e continuo a farlo anche in questa vicenda. Soprattutto, auspico che emerga la verità sulla morte di Angelo Vassallo».
Ora, dopo il proscioglimento, si apre una fase nuova: «Sì, ripartirò piano piano. E continuerò a servire la brava gente, come ho sempre fatto. Andrò avanti giorno per giorno, con fiducia nella giustizia e con la convinzione che, alla fine, la verità verrà fuori».




