La morte di Domenico, scontro sul risarcimento: la famiglia chiede le dimissioni dei vertici del Monaldi

L’ospedale: valutazioni tecnico-legali in corso

Sul caso del piccolo Domenico Caliendo esplode un nuovo scontro tra la famiglia e il Monaldi. Il legale dei genitori, Francesco Petruzzi, denuncia pubblicamente l’assenza di dialogo sulla proposta risarcitoria, critica la gestione della fase finale della vicenda clinica e chiede a Roberto Fico un intervento sulla guida dell’azienda sanitaria.

Il nuovo fronte è stato aperto da una lettera aperta firmata dall’avvocato della famiglia del bimbo, morto a due anni il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato il 23 dicembre dello scorso anno. Nella missiva, Petruzzi denuncia «carenze e mancanza di umanità» e chiama in causa anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

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La lettera del legale della famiglia

«Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo-Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. La famiglia Caliendo Mercolino apprende con rinnovato dolore che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita», scrive Petruzzi.

Il giudizio del legale è ancora più netto nel passaggio successivo: «Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo».

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Poi la ricostruzione del tentativo di chiudere in sede stragiudiziale la componente risarcitoria: «Nel tentativo di evitare alla famiglia l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso, questa difesa ha trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli-Presidio Monaldi, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Il Monaldi non ha risposto. Ha semplicemente eliso la comunicazione».

Sul piano pubblico, Petruzzi rivendica anche il diritto della famiglia ad avanzare una domanda risarcitoria: «La famiglia Caliendo Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge, lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie, riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subito: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale».

Risarcimento e responsabilità della struttura

Nella lettera aperta, l’avvocato distingue il piano del risarcimento da quello della giustizia penale: «Quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Per la giustizia questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un’altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene».

Durissimo anche il passaggio sull’invito rivolto ai genitori del piccolo: «Eppure, nel medesimo periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita».

Petruzzi aggiunge poi un altro rilievo, stavolta sul piano civilistico: «Questa difesa è nella condizione di affermare con piena cognizione di causa che, al di là delle responsabilità penali individuali che la Procura della Repubblica sta accertando nei confronti dei singoli professionisti indagati, la responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico Caliendo Mercolino è solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti. Si tratta di una responsabilità che trova il suo fondamento nell’art. 7 della Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco), che configura la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria a prescindere dall’accertamento della colpa individuale dei singoli operatori».

La richiesta a Fico e le dimissioni della dirigenza

Il legale torna anche ai giorni precedenti la morte del bambino e alla fase di accompagnamento verso una fine dignitosa e con minore sofferenza possibile. In quel contesto, denuncia che la «conduzione della riunione di partecipazione alla cura, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori», sarebbe stata «gravemente carente». Aggiunge inoltre che «Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse».

Nella parte finale della lettera, la famiglia si rivolge al presidente della Regione Campania chiedendo che «eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali» e che «valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi».

La conclusione è una richiesta pubblica di dimissioni: «Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura».

«Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia».

La replica di Anna Iervolino

Alla lettera aperta replica con una nota Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli: «In merito a quanto scritto dall’avvocato Francesco Petruzzi, è opportuno chiarire che l’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari».

Le valutazioni tecnico-legali

La direttrice generale aggiunge: «La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta».

«Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative».

C’è poi un ulteriore passaggio sul piano del confronto tra le parti: «Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti».

Infine, la precisazione sull’ulivo proposto in memoria del piccolo: «Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che, ancora una volta, hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione».

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