Referendum, Meloni: «Con riforma magistratura sotto controllo della politica è fantascienza»

La premier: «Rendere la giustizia più autonoma, responsabile e libera»

La riforma della giustizia proposta dal governo arriva al vaglio degli elettori e Giorgia Meloni interviene per spiegare perché, secondo l’esecutivo, il referendum rappresenta un passaggio decisivo per modernizzare il sistema giudiziario. «Negli ultimi mesi, in modo ancora più intenso ovviamente nelle ultime settimane attorno a questo referendum si è creato un clima di forte confusione. Si sono sovrapposte polemiche, semplificazioni, slogan e in molti casi informazioni parziali o peggio completamente distorte», ha spiegato.

Il peso della giustizia nella vita dei cittadini

Nel suo intervento la premier insiste sul ruolo che il sistema giudiziario svolge nella vita pubblica e nelle libertà individuali. «La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, è indispensabile per far funzionare l’Italia. Se non è efficiente, efficace, meritocratica, una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa e i cittadini lo pagano. Tutti i cittadini. Non solo quelli che hanno a che fare direttamente con la giustizia, perché i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità», sottolinea.

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Meloni cita anche esempi concreti per evidenziare le criticità del sistema attuale: «Se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto. Sono storture che in ottant’anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere. Noi abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le regioni, moltissimi ambiti. La giustizia mai in modo sostanziale perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata».

Secondo la presidente del Consiglio proprio queste anomalie avrebbero indebolito il sistema: «Il risultato è stata una magistratura che ha perso molta della sua autorevolezza ma anche della sua efficacia. La riforma interviene esattamente su questo: ha come obiettivo rendere la giustizia più moderna, più meritocratica, più autonoma, più responsabile e soprattutto libera dai condizionamenti della politica».

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Le tre novità della riforma

La presidente del Consiglio entra poi nel merito dei contenuti della riforma costituzionale che sarà sottoposta al referendum. «La riforma fa sostanzialmente tre cose semplici modificando alcuni pochi articoli della nostra Costituzione. Prima novità: introduce la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica».

«Perché se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa? Noi pensiamo di sì. E siccome giustamente la Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale, noi rafforziamo quella imparzialità rendendo le carriere separate tra giudice e pubblici ministeri per evitare commistioni. Il processo diventa più giusto e il cittadino diventa più garantito».

La seconda novità riguarda il Consiglio superiore della magistratura. «Il Consiglio superiore della magistratura – spiega – è sostanzialmente l’organo di autogoverno dei magistrati. È quello che decide le carriere dei magistrati, le promozioni. È quello che giudica i magistrati quando dovessero sbagliare. Il problema è che attualmente il Csm viene eletto per due terzi dagli stessi magistrati che poi tra l’altro deve giudicare, che deve promuovere o non promuovere, e viene eletto sulla base di liste organizzate dalle correnti ideologizzate come se fossero dei partiti all’interno della magistratura. Per un terzo viene eletto dal Parlamento con logiche che chiaramente sono di spartizione politica».

La riforma prevede invece un meccanismo diverso: «Sostituisce questo modello con un sorteggio. Ovviamente un sorteggio tra quelli che hanno i requisiti per ricoprire quell’incarico. Significa che noi avremo domani due Csm, uno per la magistratura inquirente e uno per la magistratura giudicante, composti da persone che non hanno dovuto chiedere il voto a chi poi devono decidere se promuovere o meno».

Il terzo pilastro riguarda il sistema disciplinare. «Istituiamo l’alta corte disciplinare, cioè una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, compito che quindi non spetterà più al Consiglio superiore della magistratura. Sarà composta anch’essa da magistrati e membri laici che vengono estratti a sorte tra persone altamente qualificate».

Le critiche degli oppositori e l’appello al voto

Nel suo intervento la presidente del Consiglio affronta anche le contestazioni avanzate dagli oppositori della riforma. «Si dice che la riforma non risolva i veri problemi della giustizia. Invece io penso che lo faccia partendo dalla radice del problema. Perché con il nuovo sistema il magistrato che non si dedicherà al lavoro come impone la legge ma come impone anche l’etica dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo e con un Csm che valuterà il merito e non l’appartenenza».

Meloni respinge anche l’idea che la riforma rafforzi il controllo della politica sulla magistratura. Si dice che la riforma rischi di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo che l’esecutivo può esercitare su di esso. Siamo quasi alla fantascienza. Questa è una menzogna, perché la riforma fa l’esatto contrario ed è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica».

Infine la presidente del Consiglio invita a non trasformare il referendum in un giudizio sull’azione dell’esecutivo. «Alla fine di tutte queste infondate contestazioni per convincervi a votare no vi stanno dicendo che in fin dei conti non conta quello che dice la riforma: andate a votare per mandare a casa il governo. Consiglio di non cadere nella trappola. Il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei no».

«Questa riforma riguarda la vita delle persone, la loro libertà, i loro diritti. I governi passano, le polemiche passano, ma le regole restano e incidono sulla vostra quotidianità. Decidete se volete lasciare le cose come sono o se volete aiutarci a costruire una giustizia più equa, più indipendente, più efficiente. Io spero che scegliate il sì», conclude.

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