Il Comune non riesce a mediare, finendo per penalizzare una sola parte
La notte napoletana non è fuori controllo per caso: è l’amministrazione che non riesce a governarla. È in questo scenario che il sindaco di Napoli e presidente nazionale Anci, Gaetano Manfredi, è tornato a invocare un intervento normativo da Roma, lamentando l’assenza di una disciplina nazionale sulla movida e sottolineando come, senza una cornice centrale, i Comuni si muovano «in ordine sparso».
«Molte volte abbiamo chiesto una norma nazionale sul tema della movida, avevamo chiesto che ci fosse qualcosa anche nell’ultimo decreto Sicurezza che poi non c’è stata» ha dichiarato a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar Campania, ricordando che proprio i giudici amministrativi abbiano più volte bocciato le ordinanze emanate dall’amministrazione comunale in materia di limitazioni orarie e restrizioni alle attività.
Movida, Ordinanze annullate e scaricabarile istituzionale
Il punto, però, è politico prima ancora che giuridico. Se Palazzo San Giacomo viene sanzionato dai giudici amministrativi, il problema non può essere ridotto soltanto all’assenza di una legge nazionale. Il Tar Campania ha infatti censurato più volte il comportamento del Comune, evidenziandone la fragilità rispetto alla gestione della movida a Napoli.
Manfredi insiste: «È una questione che riguarda tutte le grandi città e su cui c’è una grande sensibilità. Visto che muovendosi in ordine sparso, non si riesce a consolidare una posizione unitaria a livello nazionale, se veramente vogliamo tutelare gli interessi di tutti, è necessario che a livello centrale ci sia una decisione così come sugli affitti brevi».
Il riferimento è chiaro: senza una norma statale, i sindaci sarebbero esposti a ricorsi e a continui stop. Ma la richiesta di un intervento governativo rischia di apparire come un modo per spostare altrove il baricentro delle responsabilità, mentre in città si moltiplicano tensioni e incertezze sulla movida.
Movida a Napoli, maggioranza divisa e visione assente
A complicare il quadro c’è una maggioranza che non sembra parlare con una voce sola. Un consigliere comunale di maggioranza ha sposato esclusivamente la linea dei residenti, chiedendo strette e limitazioni, senza però avanzare soluzioni alternative capaci di sostenere anche gli esercizi di ristorazione e i pubblici esercizi che vivono della clientela serale.
Il risultato è uno scontro permanente: da un lato chi invoca silenzio e vivibilità, dall’altro chi rivendica la libertà d’impresa e la sopravvivenza economica. In mezzo, i giovani che animano la vita notturna e che non trovano spazi regolati ma solo divieti temporanei.
Lo stesso sindaco ha ribadito che «c’è la necessità di contemperare interessi diversi: la libertà di esercizio pubblico e la vivibilità dei cittadini». Un principio condivisibile, ma che finora non si è tradotto in un impianto regolatorio stabile e coerente.
Provvedimenti tampone e rischi nuovi
Le misure adottate dal Comune di Napoli sono apparse episodiche e circoscritte a singole aree della città, con ordinanze temporanee e interventi localizzati che non hanno risolto il problema strutturale. Anzi, in alcuni casi hanno semplicemente spostato la movida a Napoli da una zona all’altra, creando nuove criticità.
Senza una strategia organica – che includa pianificazione urbana, controlli efficaci, dialogo con le categorie economiche e tutela effettiva dei residenti – il rischio è quello di continuare a inseguire l’emergenza. E ogni nuovo ricorso accolto dal giudice amministrativo finisce per indebolire ulteriormente la credibilità dell’azione comunale. Nel frattempo, però, Manfredi preferisce giocare a scaricabarile.
Chiamare in causa Roma può essere politicamente conveniente. Ma la gestione dell’ordine urbano, delle autorizzazioni e dell’equilibrio tra interessi contrapposti resta, prima di tutto, una responsabilità dell’ente locale. Finché Palazzo San Giacomo non riuscirà a trasformare annunci e ordinanze contingenti in una linea chiara e sostenibile, la movida continuerà a essere non solo un problema notturno, ma un nodo irrisolto di governo della città.




